Il rifiuto della terra: tra cambiamenti climatici e migrazioni

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Nell’ambito dell’iniziativa “Il rifiuto della terra”, organizzata dall’associazione “Il Gioco degli specchi”, al museo della scienza di Trento, il Muse, si è parlato del rapporto tra cambiamenti climatici e migrazioni. Il tema non è nuovo certamente, ma sta emergendo in tutta la sua drammatica attualità. Il clima sulla Terra ha subito attraverso le ere geologiche grandi mutazioni che hanno determinato enormi sconvolgimenti con estinzioni della biodiversità. In epoche più recenti, dopo la comparsa del genere homo, questi cambiamenti di temperatura hanno “potato” l’albero genealogico della nostra specie. Come ha sottolineato il direttore del Muse Michele Lanzinger: “Se noi "homo sapiens" siamo quello che siamo, è grazie al fatto che siamo dei profughi. Abbiamo sempre viaggiato quindi fondamentalmente siamo sempre stati eco-profughi”.

Oggi, nell’antropocene, tutto è certamente più complicato e forse siamo di fronte a una sesta estinzione di massa, con il sovvertimento dell’eco sistema globale. Con conseguenze catastrofiche per l’habitat naturale e umano.

Sul tema hanno discusso Valerio Calzolaio, politico, giornalista e autore del volume Ecoprofughi e Luca Lombroso, meteorologo, personaggio televisivo, conferenziere e divulgatore ambientale.

Per parlare del presente Calzolaio ha voluto partire da lontano, dalla storia dell’evoluzione umana. “La specie umana homo sapiens è il risultato di una strategia del migrare. Abbiamo imparato a migrare da specie animali che migrano, come gli uccelli. Partendo da 6 milioni di anni fa, per arrivare a 2 milioni di anni fa, a 200 mila anni fa, per scoprire come nell'evoluzione siamo rimasti l'unica specie umana esistente. Nel momento in cui la specie Homo sapiens ha scoperto l’agricoltura, non è più stata una specie che doveva difendere con fatica una piccola nicchia, ma è diventata una specie invasiva. Ci siamo stanziati e abbiamo invaso gli ecosistemi, ma abbiamo continuato a coevolvere con loro. Noi abbiamo artificializzato gli ecosistemi. All’inizio l’uomo veniva dall’Africa, era nero, poi con le varie migrazioni abbiamo assunto diverse pigmentazioni. Il viaggio della nostra specie in giro per il pianeta è un “andare oltre”, è sempre un  "superare una barriera e cambiare territorio, ecosistema, comunità, popolo, città, stato". La biologia evolutiva e ogni altra scienza antica e moderna, sociale e naturale, fisica o umana si sviluppano con le migrazioni”.

Nel corso dell’evoluzione molteplici sono stati i fattori che spinsero gli esseri umani a spostarsi: le risorse idriche, l’approvvigionamento di cibo, il conflitto con altre popolazioni, la ricerca di un territorio dal clima migliore. Oggi dunque non è molto diverso rispetto a centinaia di anni fa. Ci sono state sempre “migrazioni forzate”. Tuttavia, continua il ragionamento Calzolaio, di recente (solo il secolo scorso) abbiamo dato una cornice giuridica a questo fenomeno: gli esseri umani hanno il diritto di potersi muovere, ognuno è libero di andarsene e tornare. Ma pure di stare a casa propria. Si sono poi create categorie specifiche: profughi, richiedenti asilo, rifugiati (che dovrebbero godere di protezione a causa di persecuzioni di natura politica).

Sottolinea però Calzolaio: “Nelle varie tipologie di rifugiati, i profughi ambientali non vengono riconosciuti, l’Onu non li conta. Solo il Papa ne parla. Tuttavia entro il 2050 avremo circa 250milioni di profughi climatici. Questi saranno i fattori principali: l'innalzamento dei mari, l'aumento di eventi catastrofici (inondazioni), la disponibilità di acqua potabile. Gli ecoprofughi comunque derivano da nostre scelte, fatte in altri tempi, ma dipendono comunque da noi. Questa gente è stata in grado di sopravvivere alla siccità, al deserto, e allo sfruttamento per poter pagare lo scafista. Non è un fenomeno che noi possiamo bloccare. Farli morire sarebbe l'unica soluzione, ma non credo che sia la soluzione per risolvere il nesso fra immigrazioni e cambi climatici”.

Luca Lombroso entra nel merito della questione dei cambiamenti climatici. “Da pochissimo è uscito il nuovo report sui gas serra. Le Nazioni Unite sono inadempienti rispetto agli obiettivi prefissati, benchè ovviamente non esista nessuna “legge” che obbliga a non superare certi limiti. Ora nell’atmosfera ci sono gas serra per una quantità intorno a 400ppm. L'Unione europea aveva stabilito il limite a 350ppm. Abbiamo superato la soglia di sicurezza. Non abbiamo superato il punto di non ritorno, ma siamo oltre il baricentro.

L'ultima specie umana che ha convissuto con questo clima era l'australopitecus. Da allora nessun altro umano ha convissuto con il clima attuale. Se continuiamo a bruciare tutto, il mare non arriverà a Bologna, ma a Ferrara sì. Nemmeno i negazionisti riescono più a fare finta che il pianeta non si sta scaldando. Fa più clamore l'annuncio di un'era glaciale. Dell'innalzamento delle temperature quasi non si parla. Ma scongelandosi i terreni ghiacciati, in altre zone del pianeta si verificano altre cose. Questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi con gravi conseguenze per tutti noi.

Certo, non tutto il pianeta si riscalda in maniera uniforme, nell'oceano indiano abbiamo una zona che si raffredda.  Ma la tendenza è univoca. Luglio 2015: il più caldo di sempre. Estate 2015: la terza più calda di sempre. Non sembra granchè visto che questo si è verificato anche nel 2003. Il problema è che l'aumento è non era nella medie degli aumenti climatici, ma oltre la norma. Abbiamo avuto un'estate straordinariamente piovosa nel 2014, ma non fredda. È stata percepita però come fredda. Nel 2044 chiameremo "fresco" il caldo più accanito che abbiamo finora sopportato”.

Cosa accadrebbe se fossimo noi i profughi? In realtà, annota brillantemente Lombroso, i “profughi” italiani ci sono già: “Pensiamo alle alluvioni: in Emilia nel 2014/2015 sono aumentate. Alluvione Modena: oltre 1 migliaio gli sfollati. Non sono altro che profughi. In breve tempo il clima in alcune zone della terra potrebbe raggiungere temperature incompatibili con la vita umana. Da noi 4 gradi non li sentiamo, ma in altre zone significa sforare i 46°, 48°. Nel 2050 potremmo avere queste temperature nella Pianura Padana. Si deve ragionare in termini globali”.

Il discorso approda inevitabilmente alla conferenza di Parigi. Lombroso sembra scettico, anzi lo è: “L'agenda parla in impegni da negoziare, di cui in realtà il clima "se ne infischia" perché non permetteranno di rispettare i limiti. L'unico stato che ha presentato un impegno solido è il Bhutan. In poche parole stiamo spegnendo un incendio in una raffineria con un bicchiere d'acqua. La riduzione dei gas richiede onestà. Ogni comunità può prendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelarla e garantire la continuità della sua fertilità”.

Che fare allora? “Dovremmo arrivare ad un'economia condivisa. 100 miliardi di dollari all'anno per aiutare i paesi in via di sviluppo in questi iniziative. Questa è l'agenda delle soluzioni. È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro. La parola chiave è: resilienza. Più il cuore di una persona è vuoto, più ha necessità di comprare oggetti per riempire quel vuoto”. Di qui l’insostenibile logica imperante, che ci conduce alla rovina. “Leggiamo sul vocabolario Zingarelli. Consumare: logorare con l'uso, distruggere, mandare al male, rovinare, sciupare, sprecare. Consumatore: che distrugge, sciupone. Così non possiamo andare avanti”.

Piergiorgio Cattani

Nato a Trento il 24 maggio 1976, dove risiede tuttora. Laureato in Lettere Moderne (1999) e poi in Filosofia e linguaggi della modernità (2005) presso l’Università degli studi di Trento, lavora come giornalista e libero professionista. Scrive su quotidiani e riviste locali e nazionali. Fa parte della Fondazione Fontana Onlus dal 2010. Dal 2013 è direttore del portale Unimondo. È attivo nel mondo del volontariato e della cultura come presidente dell’ “Associazione Oscar Romero”. Ha scritto numerosi saggi su tematiche filosofiche, religiose, etiche e politiche ed è autore di libri inerenti ai suoi campi di interesse. 

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