Il popolo mapuche tra lotta, repressione e alternativa

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Camilo Catrillanca aveva una figlia di sei anni, la sua compagna era incinta e la sua nuova casa era in costruzione quando, alla guida di un trattore, ha incrociato il suo cammino con gli uomini del Comando Jungla che, sparandogli alla testa, ha posto fine alla sua esistenza. Era lo scorso 14 di novembre. Da una parte Catrillanca, giovane mapuche di 24 anni che si è sempre speso nella lotta per il recupero delle terre e l’autonomia del suo popolo.  Dall’altra il Comando Jungla, che fa parte delle forze speciali dei carabinieri cileni e che agisce indisturbato nella regione dell’Araucania in Cile, in questo caso con la scusa di perseguire i presunti colpevoli di alcuni furti d’auto.

In realtà la regione dell’Araucania è militarizzata e le forze dell’ordine sono dotate di poteri speciali grazie ad una legge antiterrorismo risalente all’epoca della dittatura di Pinochet e poi modificata l’ultima volta nel 2011. Questa legge, chiamata popolarmente ley antimapuche, ha l’obiettivo di contrastare potenziali atti sovversivi contro lo Stato, ed in particolar modo di opporsi a qualsiasi forma di rivendicazione in termini di autodeterminazione del popolo mapuche. È da sottolineare il fatto che il Comando Jungla viene addestrato negli Stati Uniti ed in Colombia da forze speciali per la lotta al narcotraffico. Cosa i mapuche abbiano a che fare con il narcotraffico resta tuttora un mistero. Catrillanca stava andando a cercare foglie di coriandolo per cucinare il ñachi, un piatto tipico che si prepara con limone, cipolla, sangue di agnello, spezie e, appunto, coriandolo.

A detta dei testimoni non c’è stato nessuno scontro, nessuna provocazione, nessun fatto che possa giustificare la violenza nei confronti dell’uomo, che per di più é stato colpito di spalle. 

La prima versione fornita dei Carabineros per giustificare l’accaduto faceva riferimento ai citati furti d’auto da parte di persone col volto coperto, hanno affermato che Catrillanca aveva precedenti penali e che l’azione che ne ha determinato la morte non era stata filmata. È emerso poi che tale prova sarebbe esistita, ma che è stata distrutta.

Continua dunque la repressione ingiustificata verso il popolo mapuche, di cui questo, così come il caso di Santiago Maldonado in Argentina di cui scrivemmo, è uno degli episodi di punta, ma non certo l’unico, in quella che continua ad essere una vera e propria guerra contro queste genti da parte dello Stato argentino e di quello cileno, tesi a difendere gli interessi delle grandi imprese multinazionali nell’accaparramento delle risorse naturali di cui sono ricche le regioni abitate dai mapuche. Sono infatti più di 20 le persone mapuche uccise dal 2008 ad oggi, e vi sono casi di pesanti azioni contro minori, oltre a vari prigionieri politici. Ad esempio, sul trattore con Catrillanca c’era anche un ragazzo di 15 anni, che è stato picchiato e arrestato, mentre altri quattro minori sono stati fermati nella zona nello stesso giorno. Nel carcere di Temuco vi sono inoltre otto prigionieri politici mapuche, due dei quali, accusati da un testimone anonimo di avere appiccato fuoco ad una chiesa evangelica, l’anno scorso rimasero in sciopero della fame per cento giorni per chiedere un processo giusto e che non venisse loro applicata la legge antiterrorista. Secondo varie organizzazioni che difendono i diritti umani, infatti, l’applicazione della ley antiterrorista costituisce violenza, discriminazione e razzismo nei confronti del popolo mapuche.

In seguito a quanto accaduto ci sono state grandi manifestazioni di solidarietà con il popolo mapuche in tutto lo stato cileno, in almeno 30 città del paese, persino in quelle del nord, così fisicamente lontane da quella che è la realtà mapuche. Nei giorni successivi all’assassinio di Catrillanca vi sono state nella sola capitale Santiago almeno 100 blocchi stradali, con barricate e falò e centinaia di partecipanti. Chi non è sceso in strada, a causa anche della feroce repressione da parte dei carabineros che hanno fatto largo uso di lacrimogeni ed idranti, ha percosso pentole e casseruole per ore, soprattutto nei quartieri della periferia. In alcune zone le mobilitazioni si sono protratte per 15 giorni.

Come afferma Raúl Zibechi, noto pensatore e attivista uruguayano, vi è solidarietà nei confronti del popolo mapuche da parte di buona parte della popolazione cilena che non si sente rappresentata dalle istituzioni, in un paese dove la metà degli aventi diritto non si reca a votare in nessuna occasione. La tenace resistenza mapuche, unita alla mediocrità dei partiti di sinistra, consente l’agglutinarsi dei consensi e dell’interesse verso questo popolo. Testimonianza ne è anche il fatto che è in costante aumento il numero di persone, anche nei quartieri di classe media e bianca di Santiago, che studia il mapudungun, la lingua mapuche. Interessante è anche sottolineare come nell’ultimo decennio si siano sviluppati spazi “misti”, dove cioè partecipano persone mapuche e non, che sono visti in modo naturale e totalmente normalizzato, senza che vi siano gerarchie interne. È cruciale in questo senso l’apporto del movimento delle donne mapuche, le quali hanno fondato una scuola di donne indigene, definendosi antipatriarcali. Non amano definirsi femministe perché non vogliono interpretare la loro realtà attraverso le categorie del femminismo “bianco”. Un altro esempio interessante di spazio misto, anche per chi avesse voglia di approfondire l’argomento, è quello del collettivo di informazione Mapuexpress, che affronta in maniera dettagliata e circostanziata molte questioni e notizie legate a questo popolo.

Il popolo mapuche sta dunque conducendo una lotta che va al di là della propria autodeterminazione e diritto al territorio e coinvolge in maniera molto più ampia chi crede in un modello diverso di politica, società e giustizia.

Michela Giovannini

Dottoressa di ricerca in sviluppo locale, è appassionata di America Latina, popoli indigeni, autogestione, lotte e resistenze politiche e sociali. Ha trascorso periodi di studio e ricerca sul campo in vari paesi. Messico e Cile sono i principali contesti in cui si sono svolte le sue ricerche, dedicate principalmente a varie tipologie di organizzazioni dell'economia sociale e solidale.

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