Il buco nero del caporalato inghiotte diritti e speranze

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Foto: Slowfood.it

Tre anni fa ci vollero una decina di morti per riportare all’onore delle cronache una vergogna che il nostro Paese ha tollerato a lungo con un misto di fastidio e fatalismo. Come se il caporalato, in forza dei suoi ritmi stagionali, fosse una specie di calamità naturale e non invece il prodotto di ingiustizie fin troppo umane. Oggi infatti attorno al tema dello sfruttamento nei campi è di nuovo calata una cappa di silenzio, sebbene non si sia mai parlato così tanto di una questione che ne tocca da vicino i meccanismi: l’immigrazione.

Secondo l’osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, che pochi giorni fa ha presentato il quarto rapporto annuale su agromafie e caporalato, quasi un lavoratore regolare su tre nell’agricoltura viene da oltre confine e più della metà di loro sono cittadini comunitari. Tuttavia, dai dati Inps emerge che solo 286.940 immigrati sono registrati con un contratto regolare. Il Crea stima che tra regolari e irregolari gli stranieri in agricoltura siano 405mila, di cui 67mila hanno un rapporto di lavoro informale e 157mila una retribuzione inferiore a quella stabilita dai contratti nazionali. Ma nel buco nero del caporalato non spariscono soltanto i diritti e le speranze di chi approda in Italia cercando di costruirsi un futuro migliore. L’intermediazione illegale del lavoro agricolo vale qualcosa come 4,8 miliardi ogni anno, con un’evasione contributiva di 1,8 miliardi.

Si calcola che 30mila aziende agricole, il 25% del totale, facciano ricorso ai caporali. Di questi sfruttatori sono vittime circa 430mila braccianti italiani e stranieri, 132mila dei quali sono in condizione di grave vulnerabilità. Dal 2016 il nostro Paese ha finalmente una legge che lo scorso anno ha portato a 71 arresti per sfruttamento e intermediazione illecita. A fianco dello strumento repressivo, però, servono interventi più ampi per spezzare la catena che lega i ricatti della grande distribuzione organizzata ai compensi ingiusti dei braccianti.

Un milione di uomini e donne assicurano che frutta e verdura arrivino ogni giorno sulle nostre tavole. Ѐ giusto che la politica ricordi che il loro lavoro ha valore e dignità.

Da Slowfood.it

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