I tortellini emiliani? Li fanno i ragazzi autistici (con lo chef Bottura)

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Foto: Corriere.it

La prima agenzia Ansa uscì il 9 marzo 2016: «Nasce a Modena Il Tortellante, un laboratorio socio-occupazionale dove ragazzi e giovani adulti con autismo imparano a confezionare pasta fresca fatta a mano». In particolare tortellini. Anche ravioli, vabbè, naturalmente tagliatelle. Ma soprattutto tortelloni e tortellini. In un comunicato dell’associazione Aut Aut Modena - un gruppo di genitori come Silvia Panini che pochi mesi prima si erano inventati questo colpo di genio mettendo a frutto la scienza antica di alcune nonne emiliane di casa - la presidente Erika Coppelli scrisse quel giorno: «Questa attività è perfetta per i nostri ragazzi perché alcuni degli aspetti limitativi propri dell’autismo si rivelano punto di forza: perfezionismo, inclinazione alle attività ripetitive, abitudine a disporre tutto ordinatamente per file. Abbiamo scoperto che molti hanno per i tortellini un vero e proprio talento, e che anche i soggetti più compromessi raggiungono risultati inaspettati». La notizia fu ripresa quasi subito dal Gambero Rosso. 

La sera del 27 marzo dell’anno dopo, nella «settimana blu» dell’autismo e nella cucina del refettorio di San Geminiano in Ghirlandina di Sant’Eufemia, lo chef stellato Massimo Bottura (che con la moglie Lara Gilmore aveva buttato il cuore sui Tortellanti fin dal principio: «Questa non è beneficienza, che si fa in modo silenzioso, è cultura e va raccontata») preparava personalmente un letto di crema di parmigiano su cui i tortellini fatti da quei ragazzi vennero serviti a oltre 200 ospiti di quello che a Modena viene affettuosamente chiamato il «refettorio del vescovo». In quella circostanza - con gli interventi del sindaco Carlo Muzzarelli, dei rappresentanti dell’Ausl nonché delle fondazioni Auxilium e Food for Soul - fu annunciato ciò che il prossimo ottobre, col sostegno di UniCredit e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, sarà ufficialmente inaugurato come realtà: e cioè una «Casa&Bottega» (vale a dire laboratorio, più cucina, più negozio) nei nuovi spazi dell’ex Mercato ortofrutticolo (tra via Borelli e via Tagliazucchi, per chi vorrà andare), cui sarà affiancata una «Casa delle autonomie» come esperimento di possibile residenza nei weekend per i ragazzi con i loro educatori e psicologi. Per incentivare sempre più, oltre all’indipendenza dalle famiglie sul fronte lavoro, anche quella legata al tempo libero.

Partito con le famiglie di questi 21 ragazzi tra i 14 e i 25 anni nel quartiere periferico di Cognento (in dialetto Cugnìnt); raccolto dalla Aut Aut Modena che in realtà è l’estensione della onlus omonima nata molti anni fa a Reggio Emilia sempre per occuparsi di autismo; seguito fin dall’inizio dalle dottoresse Valentina Ciulla, Sabrina Morgillo, Elena Orlandi; ora il progetto Tortellante guarda decisamente al futuro, sia come azienda (cresciuta anche sugli ingredienti di prima qualità della Associazione gastronomica modenese) sia come percorso terapeutico (d’ora in poi monitorato dalla Società italiana Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza). Ma è bello ricordarsi che niente di tutto questo sarebbe mai neppure cominciato senza l’insegnamento paziente, tuttora asse portante del Tortellante, di quelle che in modenese si chiama(va)no «rezdòre», in bolognese «arzdòure», in romagnolo «arzdàure», in ferrarese «’zdóre», e in modo simile in molta parte dell’Emilia, dal latino «règere», dirigere: molto più che donne di casa e cucina, piuttosto «reggitrici» di vita, come dice bene il dialetto, senza le quali nessuno psicoterapeuta né pur bravissimo psichiatra avrebbe mai potuto insegnare a un autistico come si riempie e chiude alla perfezione quella cosa talmente unica al mondo da chiamarla «ombelico di Venere», che poi è il tortellino.

Paolo Foschini da Corriere.it

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