I regolamenti no slot ben fatti funzionano: Anacapri ne è la prova

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Foto: Vita.it

I dati sull’azzardo “legale” sono importanti. L’abbiamo sempre sostenuto e grazie alla nostra campagna, lanciata nell’estate scorsa, molti comuni hanno avuto a disposizione quei dati, disaggregati e in forme che prima erano loro precluse. E a riprova che la trasparenza è una virtù dei forti, arriva oggi la riprova. Prendiamo due comuni limitrofi: Capri e Anacapri. Il primo, Capri, non ha adottato alcun provvedimento di contrasto all’azzardo. Il secondo, Anacapri, non solo lo ha adottato nel 2014, ma se l’è visto validare prima dai cittadini, che lo hanno votato in un referendum comunale, e poi dal Consiglio di Stato.

E qui veniamo ai dati

Fra Capri e Anacapri esiste una differenza minima di popolazione residente, ma in poco tempo grazie al regolamento di Anacapri si è creato divario abissale nelle abitudini al gioco d'azzardo. Se il regolamento entrato in vigore nel 2016 ha azzerato il consumo di slot machine, il provvedimento ha avuto notevoli ricadute anche su tutti i giochi con denaro. Osserva il sociologo Maurizio Fiasco, che del regolamento è stato uno dei promotoci, che «le puntate al gioco del lotto ad Anacapri sono state pari a un terzo di quelle nell'altro comune, scommesse, compreso quelle virtuali, sono state contabilizzate con circa il 45% in meno, mentre in complesso gli anacapresi hanno perso era l'80 per cento in meno dei loro vicini. Questi numeri attestano inconfutabilmente che l'azione del comune di Anacapri ha riportato le abitudini al gioco d'azzardo della popolazione ai livelli dei primi anni Novanta, cioè a quelli di anni che precedevano il boom dell'offerta di scommesse, lotterie, estrazioni, slot machine e altre forme di giochi d'azzardo».

Insomma, le cose ben fatte funzionano. E i dati lo certificano senza possibilità di smentita: forse per questo a Roma li tenevano ben chiusi nel cassetto?

Marco Dotti da Vita.it

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