Grecia inquinata causa miseria

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I cieli di Atene sono inquinati. Non è una novità: da anni la capitale greca è soffocata da una nube di smog percepibile visibilmente, il “nefos”, a causa dell’enorme traffico veicolare che imperversa nella metropoli. Piuttosto, è paradossale che la crisi economica in cui versa la Grecia dal 2010 abbia portato come unico apparente beneficio l’iniziale calo dell'inquinamento atmosferico ad Atene, per la conseguente riduzione del traffico automobilistico. Stando alle cifre diffuse alla fine del 2012, tuttavia, si assiste oggi a un nuovo peggioramento dovuto a un’impennata della combustione di legna, meno costosa, in tempi di crisi, del gasolio. Il portale Phys.org rilancia l’allarme diffuso a dicembre dal Ministero per l’Ambiente greco, denunciando l’alto tasso di microparticelle nocive disperse nell’aria (150mg/m3), ben tre volte superiore alla soglia d’emergenza, con la presenza di concentrazioni di sostanze cancerogene e ulteriori polveri responsabili di problemi respiratori e cardiovascolari. Analogo allarme è stato lanciato dall’Università di Salonicco per la seconda città del paese, per ragioni del tutto analoghe.

In una Grecia al collasso economico e a un passo dal disastro sociale il riscaldamento domestico dei cittadini torna a essere affidato alla legna. Il prezzo del combustibile è salito del 40% ed è diventato un lusso per le famiglie. La crisi debitoria ha creato un effetto a cascata per cui i cittadini disoccupati sono diventati insolventi nei pagamenti delle bollette e hanno generato la mancanza della liquidità necessaria alle compagnie elettriche per coprire i costi delle forniture di gas della Gazprom, dell’Eni e della turca Botas. Le uniche centrali rimaste a garantire i servizi sono quelle nazionali a carbone e idroelettriche, che in questa situazione hanno imposto un aumento oltre ogni ragionevolezza delle loro tariffe. Circa 500mila famiglie sono rimaste senza elettricità perché non in grado di pagare la bolletta. Molti cittadini si arrangiano a vivere tutto il tempo in un’unica stanza, la sola che possono riscaldare, arrangiandosi con piccole stufette elettriche. In tanti trascorrono le giornate nei centri commerciali o nei caffè per risparmiare sul riscaldamento e tornano a casa esclusivamente per dormire. In molti altri bruciano legna nei camini, e anche mobili, plastica, materiali da costruzione o trattati con solventi e vernici, dando vita, di fatto, a migliaia di mini-inceneritori che rendono la coltre di fumo sopra la Grecia ancora più tossica, con conseguenze pesantissime sull’ambiente e sulla salute.

Un altro allarme per la salvaguardia ambientale è stato lanciato dal WWF che segnala il rischio di devastazione del patrimonio forestale, in quanto singoli cittadini e persino gruppi organizzati si riforniscono di legna tagliando alberi indiscriminatamente. In effetti la vendita di legna da ardere per camini e stufe è supportata dalla vicina Bulgaria, che da mesi ha creato un vero e proprio business trasportando al di là del confine interi camion di legna. Ma, dinanzi a un raddoppiamento del prezzo della legna, alcuni ateniesi hanno finito col procacciarsi legna dagli alberi dei parchi pubblici.

Numerose città e paesi della Grecia centrale e settentrionale, dove si sentono maggiormente i rigori invernali, non hanno ancora ricevuto i fondi del governo per garantire il riscaldamento degli edifici scolastici per il 2013 e molte scuole sono rimaste chiuse piuttosto che costringere i bambini a stare in classe al freddo. Anche la piscina che aveva ospitato gran parte delle gare durante i giochi olimpici di Atene del 2004 è stata chiusa: le autorità non erano più in grado di pagare il combustibile per il riscaldamento.

La crisi in Grecia sta dunque determinando una sostanziale riduzione dei servizi educativi ma anche sanitari, ridotti all’osso, se non preclusi a larga parte della popolazione. La miseria si unisce ai tagli alla sanità. La malaria, ufficialmente debellata 40 anni fa, ha fatto ritorno in alcune zone dell’Attica orientale e del Peloponneso. Le ragioni sono senz’altro da individuare nella cancellazione delle disinfestazioni periodiche nelle zone a rischio, nei tagli alla sanità e ai programmi di prevenzione, ai programmi di igiene, agli ospedali e alle cure mediche. E ovviamente anche nei tagli ai salari, che costringono i lavoratori dell’agricoltura a condizioni di vita indecenti, ideale terreno di coltura per ogni sorta di malattie.

Da mesi nel paese scarseggiano i farmaci, in particolare quelli per malattie croniche come l’AIDS o per pazienti affetti da malattie oncologiche. Theodoros Abatzoglou, capo dell'Associazione dei Farmacisti panellenici, ha reso noto che la carenza di medicinali si registra in gran parte perché le aziende farmaceutiche che producono in Grecia preferiscono esportare i loro farmaci: possono così ottenere profitti maggiori che in patria, in quanto la spesa pubblica per i medicinali è stata drasticamente ridotta.

I dati della crisi in Grecia fanno paura. Dipingono lo scenario apocalittico di un paese, parte della zona di “benessere” chiamata Unione Europea e dell’area euro, ricacciato a livelli di povertà che non si toccavano dalla seconda guerra mondiale e in cui le prospettive per i cittadini, senza istruzione, senza lavoro, senza assistenza sanitaria, appaiono ancora più buie.

Miriam Rossi

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