Equo e Solidale: il paradigma di un sistema

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Foto: Magaze.it

Equo e Solidaleè il paradigma di un sistema di mercato che si propone di modificare le pratiche commerciali sleali verso i produttori, che sono causa di povertà e disuguaglianze in diverse aree del mondo.  Non si tratta di utopia ma di una vera e propria realtà economica che - nonostante le difficoltà e le sfide poste dai cambiamenti al mondo del commercio - ha generato nel 2018 un fatturato di oltre 71 milioni di euro, grazie all’attività dei 72 sociche aderiscono alla rete di “Equo e Garantito” il marchio che certifica il rispetto degli standard internazionali del Commercio Equo e Solidale. “La nostra visione è quella di un mondo in cui le regole e le pratiche del commercio vengano trasformate in favore dei produttori svantaggiati e promuovano uno sviluppo equo, sostenibile e giustizia sociale, economica e ambientale”si legge sul sito della rete “Equo e Garantito”.

L’11 maggio si è celebrata la Giornata mondiale del Commercio Equo e Solidale: in questa occasione, “Equo e Garantito” ha presentato il Rapporto annuale, che fotografa una rete composta da oltre 200 botteghe in tutta Italia, con 523 lavoratori (al 65% donne) e che attiva 4mila volontari.  “I dati di questo rapporto ci raccontano di un Commercio Equo e Solidale che, se nel complesso vende un po’ meno (un decremento del 2,64% del fatturato aggregato) è, però in piena evoluzione”, scrive il presidente di Equo Garantito, Giovanni Paganuzzi, nella prefazione del Rapporto. “Tuttavia, rispetto alle vendi-te medie per organizzazione e alle vendite medie per punto vendita, i numeri indicano una crescita, modesta forse, ma decisamente in controtendenza rispetto all’andamento della distribuzione italiana nel medesimo periodo”, scrive ancora Paganizzi, sottolineando una generale flessione delle vendite al dettaglio nella piccola e grande distribuzione dello 0,8% rispetto all’anno precedente (dati Istat 2017). 

Un ulteriore elemento positivo viene dal secondo rapporto sul consumo responsabile in Italia, pubblicato lo scorso novembre dall’Osservatorio internazionale per la coesione e l’inclusione sociale.Tra il 2002 e il 2018, la percentuale di italiani che dichiara di aver fatto scelte di consumo responsabile è passata dall’11,3% al 30,3%.Le persone che hanno acquistato (anche solo sporadicamente) generi del commercio equo e solidale sono passate dal 16,3% al 37,3%, mentre la percentuale di persone che ha ispirato le proprie scelte di consumo pensando ad un principio di sobrietà è quasi quintuplicata: dal 10,5% registrato nel 2002 si passa al 51,7% nel 2018.

Come riporta il sito di informazione Altraeconomianel corso del 2017 sono stati importati in Italia prodotti del commercio equo per un valore di quasi 14milioni di euro da 193 organizzazioni di produttori.La maggior parte (88 produttori) hanno sede in paesi asiatici, per un valore di 5.681.543 euro di prodotti importanti. Seguono i paesi dell’America latina (74 produttori, 5.163.191 euro), l’Africa (29 produttori, 2.866.064 euro) e l’Europa (2 produttori per un valore complessivo di 174.902 euro).

Il Rapporto Annuale della rete “Equo e Garantito” fornisce l’immagine di una parte del mondo del Commercio Equo e Solidale, la cui credibilità è definita dal rispetto di 8 requisiti principali richiesti e verificati periodicamente: democraticità e trasparenza dell’organizzazione; promozione del Commercio Equo e Solidale nell’attività commerciale ed info-educativa; condizioni di lavoro del personale; relazioni con i produttori; lavoro di rete; rispetto dell’ambiente. L’obiettivo di organizzazioni come la nostra, è quello di supportare i soggetti che stanno facendo impresa in modo responsabile e promuovendo filiere eque in tutte le fasi produttive, sostenendo anche progetti sociali delle comunità in cui lavoriamo” dice Giovanni Paganuzzi presidente di Equo Garantito.

L’altro dato interessante del Rapporto annuale di “Equo e Garantito” riguarda le attività formative e di sensibilizzazione sui temi chiave dell’economia, attestando una persistente vivacità di animazione sociale e culturale del mondo del Commercio Equo: sono oltre 1000 gli studenti coinvolti in laboratori sui temi dell’economia solidale e della cooperazione internazionale, ed oltre 100 gli insegnanti coinvolti nella formazione diretta e on line sull’economia solidale.

Una realtà che ho avuto modo di conoscere è la Cooperativa Colibrì che, oltre a gestire diverse botteghe del Commercio Equo e Solidale nella provincia di Cuneo, svolge da anni dei laboratori nelle scuole del territorio. Ad esempio, all’interno del progetto “Le Ricette del Dialogo” che vede un contributo dell’Agenzia Italiana della Cooperazione allo Sviluppo, porta negli istituti alberghieri della provincia, delle cuoche di origine africana, asiatica e sudamericana che, cucinando con gli studenti, permettono ai ragazzi di esplorare il significato sociale, storico e culturale del cibo. Insomma… attraverso il commercio equo, l’integrazione si fa anche in cucina.

La crescita delle disuguaglianze, la povertà e l’acuirsi della crisi climatica, hanno portato la comunità internazionale a cercare nuovi modelli di produzione per costruire un’economia più equa e davvero sostenibile. Le storie e i progetti del Commercio Equo raccontano di percorsi e successi già realizzati e che possono essere considerati come esempi virtuosi da seguire.  La Carta internazionale del Commercio Equo e Solidale, a cui hanno già aderito moltissime organizzazioni internazionali e di produttori, è il punto di riferimento per tutti coloro che vogliono conoscere meglio il lavoro del Commercio Equo e Solidale. 

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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