Elezioni in Tunisia: un presidente post ideologico

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Foto: aljazeera.com

Kaïs Saïed, il giurista dalla presunta rigidità di pensiero e dal certo rigore morale, è il nuovo Presidente della Repubblica tunisina. Con una maggioranza di voti impensabile alla vigilia (72,71%) domenica 13 ottobre ha battuto al ballottaggio Nabil Karoui (27,29%), il discusso magnate dei media, la cui improvvisa e imprevista liberazione il 6 ottobre, poche ore prima dell’annuncio dei risultati delle elezioni legislative, dopo un’ incarcerazione che durava dal 23 agosto con accuse pesanti come il riciclaggio e la corruzione, aveva risvegliato una Tunisia ammantata di torpore e priva di entusiasmo.

Il nuovo Presidente dovrà ora imparare a negoziare con una Assemblea dei Rappresentanti del Popolo (ARP), uscita frammentata dal voto delle elezioni legislative del 6 ottobre. La Tunisia ha trascorso un mese, dal 15 settembre al 13 ottobre di ininterrotta campagna elettorale, dalla quale Pirandello avrebbe trovato spunti interessanti per la sua visione di un mondo dove vero e falso si uniscono e si scindono, come maschere che si contrappongono fra convenzioni sociali e profonda realtà delle cose. L’ampia vittoria di Kaïs Saïed significa la conferma di un totale rifiuto di una situazione politica intossicata e litigiosa, una guerra senza esclusione di colpi fra i vari politici del sistema che ha prevalso in Tunisia dal 2014, con una diffusa corruzione e con l'emarginazione di una parte della popolazione, soprattutto quella delle regioni del centro-sud.

Ha dominato il “come” sul “perchè”. Il rigore morale, il rifiuto a compromessi con il sistema politico, la novità del candidato Kaïs Saïed, senza padrini e finanziatori, coniugati ad un aspetto quasi ascetico, hanno prevalso su dichiarazioni, apparse a volte preoccupanti, come il sostegno alla pena di morte, il rifiuto della depenalizzazione come reato dell’omosessualità , o la discordanza sul progetto di legge di pari opportunità di genere in campo ereditario.

Ed il candidato Nabil Karoui non ha saputo convincere con il suo presentarsi troppo sicuro di se, con l’arroganza dell’imprenditore di successo, nonostante la promessa di vincere la povertà e di eliminare le diseguaglianze sociali. Sono stati i giovani i maggiori artefici della vittoria di Kaïs Saïed, come testimoniano le statistiche post elettorali: 90% fra i 18 e 25 anni, 83% fra i 26 e 45 anni.

Un dato significativo anche per quanto riguarda il livello culturale: a favore di Kaïs Saïed l’86% di laureati o universitari contro il 42% dei tunisini privi di titoli di studio.

Una generazione giovane che ha perso la speranza per la perdurante riduzione del potere d’acquisto delle famiglie: dal 2011 - 40% a causa del gioco combinato di svalutazione del dinaro sul mercato dei cambi e dell’inflazione, che era del 7,8% al giugno 2019; per l’irrisolto problema della disoccupazione giovanile (circa 40% degli attivi) e per le diseguaglianze regionali, che minano la coesione nazionale, generano tensioni sociali e bloccano le opportunità di crescita di comunità e mercati locali.

Visto il forte aumento, nell’ultimo mese, di migranti tunisini che approdano sulle coste italiane non è azzardato affermare che buona parte dei giovani ha ormai la testa altrove, per il viaggio della speranza! 

Kaïs Saïed ha ridato, apparentemente, nuova fiducia. Anche il mondo femminile, che avrebbe dovuto avere più dubbi, a seguito delle dichiarazioni del nuovo Presidente, ha votato in maggioranza per lui (oltre il 70%). Se si leggevano i social prima delle elezioni un numero sostanzioso di donne scrivevano di essersi sentite “tradite” dalla classe politica e di essere “stanche ed esauste”. La disillusione e la mancanza di entusiasmo che trasparivano con evidenza dal numero dei votanti in continuo calo ad ogni elezione (68% alle elezioni legislative del 2014, 45,02% al primo turno delle elezioni presidenziali del 15 settembre scorso, 41,3% nella giornata elettorale del 6 ottobre), hanno avuto un sussulto di fiducia per le aspettative rilanciate da Kaïs Saïed e il 55% dell’elettorato si è recato a votare.

Chiuso il sipario elettorale, da ora in poi l’attenzione sarà volta a conoscere quello che il futuro riserverà ai Tunisini vista la mancanza di veri vincitori alle elezioni legislative. Il nuovo Presidente della Repubblica dovrà sapersi muovere in un sistema prevalentemente parlamentare. I suoi poteri, definiti dalla Costituzione del 2014, sono di tre tipi: Affari esteri, Difesa e Consiglio di sicurezza nazionale. La divisione istituzionale dei poteri tra l'Assemblea dei rappresentanti del popolo del Bardo, la presidenza della Repubblica di Cartagine e il capo del governo della Kasbah, non è escluso si incanali verso nuovi conflitti politici.

L’ Assemblea dei Rappresentanti del Popolo (ARP) è formata da 217 deputati, 199 eletti dai residenti in Tunisia e 18 dai tunisini all'estero, votati con il sistema proporzionale a liste bloccate e senza sbarramento. Sono stati oltre 15.000 i candidati che hanno concorso in 33 circoscrizioni elettorali per 217 seggi del parlamento, secondo i dati dell'Ente superiore indipendente per le elezioni (ISIE); ben 1.592 le liste, 642 delle quali “indipendenti”, 200 di più rispetto alle elezioni del 2014.

La composizione del nuovo Parlamento, secondo i dati ufficiali, sarà il seguente: Ennahdha (Movimento della rinascita-islamico moderato) 52 seggi, Qalb Tounes, (il Cuore della Tunisia-non confessionale-centro) partito del candidato Presidente Nabil Karoui 38, Indipendenti e liste minori 23 , Attayar (Corrente democratica-non confessionale-sinistra) 20, Coalizione Al-Karama (La dignità-islamismo radicale) 21, PDL (Partito desturiano libero-non confessionale-centro), legato all’epoca del defunto Presidente Ben Ali e fondato dalla “pasionaria” Abir Moussi 17, Movimento del Popolo (panarabo non confessionale-sinistra) 16, Tahya Tounes (Viva la Tunisia-non confessionale-centro), il partito dell’attuale Primo Ministro Youssef Chahed 14, Machrou Tounes (Progetto per la Tunisia-non confessionale bourghibista progressista) 4, Nidaa Tunes (Il richiamo della Tunisia-non confessionale-centro), partito fondato dal defunto Presidente Beji Caid Essebsi 3, Al Badil Ettounsi (Alternativa tunisina-non confessionale-centro) 3, Rahma (Partito della misericordia –islamico) 3, Unione popolare repubblicana (non confessionale- democrazia diretta) 3.

Tutti i commentatori sono concordi nel dire che la frammentazione del paesaggio politico con tendenze differenti ed articolate renderà molto difficile la formazione di una maggioranza che raggiunga i 109 deputati.

Nel frattempo iniziano le prime analisi e discussioni sulla composizione del Parlamento appena nato: l’ingresso, per la prima volta, del leader storico di Ennahdha Rachid Ghannouchi; l’elezione, che inquieta buona parte dei Tunisini, di personaggi legati all’islamismo radicale come Said Jaziri, un imam già espulso da Francia e Canada, o Rached Khiari, ex cantante di melodie religiose, e ancora, il controverso predicatore Riadh Jaouadi; le diverse correnti centriste, che si sono radunate nel 2014 attorno al defunto Presidente Bèji Caïd Essebsi e al suo partito Nidaa Tounes, si sono presentate in ordine sparso e sono state sanzionate per le loro divisioni e Nidaa Tunes è crollato, a causa delle lotte per il potere intorno al figlio dell’ex Presidente, ed ha avuto tre seggi, rispetto agli 86 nelle Elezioni legislative 2014; Nabil Karoui, il candidato Presidente sconfitto, con il suo partito Qalb Tounes, che dall’opposizione cercherà di raccogliere intorno a se le forze non confessionali, legate al vecchio sistema ed uscite con le ossa rotte dalle varie tornate elettorali.

Ennahdha è il partito che ha ottenuto la maggioranza relativa, pur avendo perso 17 seggi rispetto alle precedenti elezioni legislative del 2014 e, come prevede la Costituzione, le spetta il compito di nominare un Primo Ministro che avrà due mesi di tempo per formare una coalizione che raggiunga il numero necessario di deputati che gli permetta di formare un governo. Alla scadenza, in caso di non riuscita del tentativo, sarà il Presidente della Repubblica a entrare in scena, decidendo se continuare con la nomina di un nuovo Primo Ministro oppure se indire nuove elezioni, rassegnando nel contempo le proprie dimissioni.

L’elezione a Presidente di Kaïs Saïed è anche un risultato chiave per un Maghreb insoddisfatto dei suoi governanti.  Algeri e Rabat stanno esaminando attentamente le elezioni presidenziali tunisine. Il volto del nuovo Presidente tunisino, il suo profilo politico e post ideologico, potrebbero avere ripercussioni a casa loro. L'Algeria è da più di sette mesi immersa in settimanali proteste di massa e con una situazione politica in stallo. Anche in Marocco il movimento popolare di protesta “hirak” non ha pronunciato la sua ultima parola. La figura austera ma di dichiarata onestà di Kaïs Saïd potrebbe sedurre e creare emulatori.  Non è un caso che Kaïs Saied ha già annunciato che il suo primo viaggio sarà ad Algeri e che vuole, da subito, mettere mano allo spinoso dossier Libia. La democrazia tunisina è giovane e, come un bambino che tenta di camminare con le proprie gambe, ora cade, poi si rialza, ma non ha perso, è non perderà, la consapevolezza di poter proseguire sicura nel cammino intrapreso.

Ferruccio Bellicini 

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