Educazione civica: ce n’è davvero bisogno

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Dal prossimo settembre l’Educazione Civica sarà reintrodotta nella scuola primaria e secondaria. 

Il Senato ha approvato in via definitiva il ddl 1296 sull’introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica: il provvedimento è passato con 193 sì e 38 astenuti. Alle medie e alle superiori sarà argomento d’esame, per le elementari si tratterà invece di un insegnamento più sintetico.

Un test fatto da Il Fatto Quotidiano ha chiesto ad alcuni passanti se pensano che questa sia una cosa positiva. C’è chi ammette di non conoscere la Costituzione italiana né il funzionamento delle istituzioni, come ad esempio i poteri del Presidente della Repubblica. Il funzionamento delle istituzioni europee è ancora più oscuro. Quindi sì, c’è bisogno di educazione civica e “in primo luogo” – dicono – “perché la gente perde fiducia nelle istituzioni dato non sa neanche cosa fanno”. Altri ammettono che comunque “l’insegnamento da solo non basta, contano i valori e l’ambiente che ti circonda”, “manca una disponibilità verso gli altri, siamo in una società in cui ognuno è per sé, una società liquida” e che “per diventare dei cittadini responsabili bisogna iniziare dai genitori”. Da dove dovrebbe partire allora l’educazione civica? Innanzitutto dall’insegnare il senso civico dice qualcuno: “capire che prima di tutto c’è la comunità, il rispetto del sociale e delle persone” e dalla partecipazione sociale intesa come “dare un senso di unione che manca nel nostro paese” e “maturare il senso del bene comune avendo cura di quello di quello che ci sta intorno”.

Ma cosa sarà concretamente insegnato nella nuova materia?

L’educazione civica sarà una vera e propria materia appunto, valutata con un voto specifico in pagella; viene previsto un insegnamento di 33 ore in un anno. Non si tratta di ore in più, ma da spalmare nel “monte ore” già vigente e le cui modalità organizzative saranno decise da ogni istituto in base all’autonomia scolastica.

Il testo approvato prevede che lo scopo dell’insegnamento dell’educazione civica è di “formare cittadini responsabili e attivi”. Per quanto riguarda la Costituzione, già dall’infanzia verranno insegnati degli accenni, così come le tematiche relative alla cittadinanza responsabile. Sono introdotte nozioni sull’Unione europea, le regioni e i relativi statuti e lo studio della “storia della bandiera e dell’inno nazionale”. Inseriti anche i “principi di legalità” e il contrasto alle mafie. Si parla di sostenibilità ambientale con riferimento all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Si pone l’accento sulle produzioni di eccellenze del nostro territorio, sulla valorizzazione del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni fino a toccare anche nozioni che riguardano il diritto del lavoro. Si parlerà anche di cittadinanza digitale e di fake news, per supportare una navigazione più consapevole del web; saranno introdotti i temi del di bullismo e del cyberbullismo, due fenomeni purtroppo molto diffusi tra gli adolescenti (più del 50 per cento dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito episodi di bullismo e il 7% dei bambini tra gli 11 e i 13 anni è risultato vittima di prepotenze tramite cellulare o Internet una o più volte al mese  - indagine ISTAT su bullismo e cyberbulismo). Spazio inoltre per l’educazione stradale, considerato che proprio nell’età delle superiori ci si avvicina alla patente di guida ma anche all’educazione alla salute e al benessere, al volontariato e alla cittadinanza attiva.

Non mancano però le critiche.

Ad esempio, a fronte dell’introduzione della nuova materia, non sono previsti nuovi fondi, il che potrebbe svilire fortemente il nuovo insegnamento.

Ci sono anche delle critiche in merito all’approccio pedagogico. Il sito d’informazione ilsussidiario.net, promosso dalla Fondazione Sussidiarietà, denuncia il rischio di un pericoloso appiattimento della materia che cancella i principi su cui era basato, almeno sulla carta, l’insegnamento della “Cittadinanza e Costituzione”. Tale insegnamento era stato previsto dalla riforma Gelmini nel 2008, con l’obiettivo di reinserire nelle scuole un insegnamento civico dopo che la materia dell’educazione civica, introdotta nel 1958 dal Aldo Moro, era stata abolita nel 1990. In base all’analisi del sito di approfondimento, il precedente insegnamento “cittadinanza e costituzione” aveva il pregio di basarsi su un approccio attivo e trasversale a tutte le materie didattiche, funzionale all’inserimento del giovane in un mondo globalizzato dove l’identità e la cultura sono concetti relativizzati e da ricostruire continuamente nell’interscambio tra soggetti, individui e gruppi che scelgono di volta in volta cosa essere e come essere”. La nuova educazione civica così come modulata nella nuova legge parrebbe invece meno propensa a far maturare questo tipo di competenze.

Fatte salve le diverse valutazioni pedagogiche, una cosa è certa: di aumentare l’educazione e l’insegnamento civico c’è bisogno, per formare cittadini responsabili e consapevoli. È ormai riconosciuta a più livelli la necessità nella società odierna di non educare semplicemente per nozioni ma soprattutto di dare ai ragazzi le competenze chiave per l’apprendimento permanente (il quadro di riferimento è la strategia dell’Unione Europea per l’istruzione e la formazione - Europa 2020) che permettano un apprendimento continuo nel corso della vita e che possano quindi influire positivamente sulla crescita dell’individuo e della collettività in senso sociale, economico, civile.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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