Ecuador: progetto “sognando per il cambio”

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Foto: ENGIM

Santo Domingo dista 133 chilometri a ovest dalla capitale Quito, ed è la città capoluogo dell’omonima provincia di Santo Domingo de los Tsáchilas. Situata a 600 metri sopra il livello del mare, gode di un clima tropicale umido, che favorisce le coltivazioni di un’ampia varieta di specie endemiche (cacao, caffè, palma africana, caucciù, abacà, mais, fiori e frutta tropicali), e fa sí che l’agricoltura rappresenti la principale attivitá economica. Grazie all’abbondanza naturale, Santo Domingo si é presto tradotto in uno dei maggiori crocevia commerciali del paese, e di conseguenza di persone. Le potenzialità di sviluppo della provincia hanno attirato consistenti flussi migratori interni ed esterni (Colombia), fatto che ha determinato negli ultimi 30 anni un aumento esponenziale della popolazione, oltre a uno smarrimento identitario e culturale del giovane agglomerato urbano, ormai il quinto piú popolato dell’Ecuador.

L’imponente crescita demografica ha provocato la costituzione intorno alla cinta urbana di numerose favelas, dove mancano sistematicamente acqua corrente, luce e servizi a una gran parte dei residenti. In queste aree solo il 40% delle abitazioni è dotato di rete pubblica idrica, l’85% di servizi igienici (il 15% ne sono del tutto privi), e solo il 75% possiede una stanza separata dedicata alla cucina (il restante 25% usa un unico spazio adibito a dormitorio e alla preparazione degli alimenti). Essendo una cittá ancora “in fasce”, la presenza di giovani e bambini é significativa e molto piú tangibile rispetto al resto dell’Ecuador. Molti di loro, minori, lavorano e passano la maggior parte del loro tempo in strada. Tutto questo accade mentre il presidente Mattarella lancia l’appello a “spezzare queste catene per contrastare ogni forma di abuso”, nella Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, come a ricordarci una vecchia filostrocca dal sarcasmo amaro.

A Santo Domingo non esistono centri di prevenzione per ragazzi poveri, né centri ricreativi che possano assistere i minori in disagio. Quest’assenza ha riversato in strada diversi gruppi di ragazzi in stato di completo abbandono, sia da parte delle famiglie che della stessa società. La permanenza in strada espone i minori a rischi sociali e sanitari, oltre che ad abusi e violenze. Questi ragazzi dai 7 ai 18 anni d’età, sopravvivono anche attraverso l’elemosina o piccoli furti, e iniziano ad inalare colla ed a fumare pasta base di cocaina. La maggior parte di loro ha abbandonato la scuola, é stata vittima di maltrattamenti in famiglia, aggressioni della polizia, sfruttamento sessuale, abuso fisico e psicologico. Le condizioni sociali e familiari precarie sono causa dell’alta delinquenza giovanile che si registra nella città: il 70% degli atti di criminalità e microcriminalità coinvolge almeno un minore. Uno studio realizzato dall’Observatorio de la Niñez y Adolescenciadell’Unicef nel 2011, indica un tasso di povertá allarmante: nell’area rurale di Santo Domingo il 71% dei minori non soddisfa le proprie necessitá di base, dei quali il 23% vige in uno stato di povertá estrema. L’80% dei bambini dei quartieri periferici della città vive in famiglie monogenitoriali in cui, generalmente il padre, ha lasciato la famiglia per costruire un nuova famiglia, lasciando sola la prima moglie anche con 7 o 8 figli. La stessa indagine dimostra che: il 50% dei genitori utilizza castighi fisici nell’educazione dei propri figli, il 42% dei bambini tra 6 e 11 anni non realizza attività ricreativa con i propri genitori, e il 55% delle morti di adolescenti della provincia di Santo Domingo avviene per cause evitabili: incidenti, omicidi e addirittura suicidi.

Questa é la complessitá del contesto nel quale la ONG ENGIM Internazionale, con la collaborazione della Congregazione dei preti Giuseppini del Murialdo, nell’agosto del 2010 ha fondato il progetto "Soñando por el cambio, e con esso la creazione di un centro di accoglienza e recupero per bambini e ragazzi di strada nel quartiere di San Jose de Bellavista. Il progetto mira a fornire un supporto completo a bambini e adolescenti a rischio, che vivono in situazioni di vulnerabilitá sociale, familiare, economica, sostanzialmente per strada. Attualmente il centro apre le sue porte a circa 200 bambini e giovani di etá compresa tra i 7-8 e i 18 anni, provenienti dalle zone piú periferiche della cittá, esclusi dal sistema educativo tradizionale.

Oltre a alla forte componente di prevenzione dei rischi ai quali sono esposti i bambini,gli obiettivi del progetto variano dal favorire l’accesso all’istruzione primaria e diminuire il tasso di abbandono scolastico al migliorare l’inserimento sociale e l’occupazione del tempo libero attraverso la ricreazione sportiva, ludica, la formazione professionale (artigianato, meccanica, etc.) e laboratori educativi. In piú si offre assistenza psicologica, sociale e alimentare ai ragazzini, con servizi gratuiti e costanti per l’intero anno, in questo modo sostenendo e avvicinando anche le famiglie dei destinatari (in tutto circa 720 persone).

I volontari del progetto sono ragazzi e ragazze approdati in Ecuador grazie al servizio civile del Governo Italiano, sotto la costante guida dei responsabili ENGIM.Daniele é uno di loro. Ha 29 anni, é di Rovereto e ha un’insaziabile passione per la telecamera. Dalle sue sapienti mani sono sbocciati tanti videoclip, che, meglio di qualsiasi parola, esprimono l’energia e il magnetismo di questi bambini. Lui lavora al progetto dal 2017 e conosce bene la loro realtá. Mi racconta che é piuttosto comune che i bambini di strada non abbiano un pezzo di carta che stabilisca la loro nascita. Senza quel certificato i bambini, tra le altre magagne, non possono avere accesso ai servizi sanitari o iscriversi a scuola.

Nel dicembre del 2017, con l’aiuto di altri compagni, decide di trovare una soluzione. Lancia una raccolta fondi solidale, da destinare al progetto. E, tra aperitivi solidali, concerti, e il consueto brindisi di vin brulé a natale in piazza Nettuno a Rovereto, i volontari riescono a recuperare una discreta somma, che decidono di investire nei certificati di nascita. Da febbraio, iniziano a realizzare visite domiciliari e stilano un elenco di 25 bambini senza certificato di nascita. Prendono contatto con il registro civile di Santo Domingo, i cui funzionari vengono finalmente a visitare il progetto. Si mettono a disposizione e in una mattinata inseriscono tutti i dati dei bambini nel database nazionale, grazie ai rapporti precedentemente redatti dai volontari sulla situazione familiare ed economica di ognuno. Infine, il registro viene a costare circa 400 dollari, e la missione si puó dire felicemente compiuta.

A maggio 25 bambini sono stati iscritti al progetto e al centro medico del quartiere. I bambini non solo hanno ricevuto un’identitá, ma una dignitá, l’opportunitá di essere parte di un progetto che vuole volare lontano, senza abbandonare nessuno, come i sorrisi che illuminano i filmati di Daniele. Se vogliamo spezzarle quelle catene, prima facciamo in modo di non essere complici della loro fabbricazione.

Si ringrazia Daniele “Pelle” e la squadra di ENGIM per i preziosi contributi informativi. Con il loro lavoro, in silenzio, fanno sentire tanti bambini di Santo Domingo meno soli.

Marco Grisenti

Mi chiamo Marco Grisenti e sono da poco entrato nell’arcano capitolo dei 30. Nato a Bolzano, cresciuto in Trentino, durante gli anni universitari, appena potevo, partivo per qualche meta Europea, abbattendo barriere fuori e dentro di me. Ho vissuto in Inghilterra, Estonia, Spagna, Lussemburgo, stretto amicizie con mondi altrimenti estranei, imparato qualche lingua e giocato al fuggitivo. Laureato in Analisi Finanziaria, nel 2014 ho passato un anno in Unicredit a Milano, impotente di fronte a tante domande. Dopodiché hanno iniziato a brillarmi gli occhi: nel 2015 in Guatemala ho lavorato per una ONG impegnata nello sviluppo di imprese sociale. Da fine 2015 vivo a Quito e lavoro come analista per Microfinanza Rating realizzando valutazioni finanziarie e di impegno sociale a organizzazioni di microcredito in America Latina. Credo in un mondo piú equo, ma sono giá follemente innamorato di questo. Per Unimondo cerco di trasmettere, senza filtri, la sensibilitá che incontro quotidianamente. 

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