Ecuador: la protesta degli indios

Stampa

Dopo due settimane in cui l'Ecuador è stato teatro di imponenti proteste indigene che hanno paralizzato il Paese, la Conaie (Confederaci㳀n de Nacionalidades Ind㭀genas del Ecuador), principale confederazione di organizzazioni indigene ecuadoriane, ha chiesto alle migliaia di indios mobilitati di rientrare ai propri villaggi. "Abbiamo raggiunto un importante risultato, quello di aver presentato a livello internazionale la condizione critica in cui versa il nostro Ecuador" - recita un comunicato stampa degli indigeni.

Dal 13 marzo intere comunità di popoli indios, provenienti da tutte le province del piccolo Paese andino, hanno raggiunto la capitale Quito per opporsi alla imminente firma del Trattato di libero commercio andino (TLC) con gli Stati Uniti. Un accordo già firmato da Colombia e Perù che, attraverso la liberalizzazione degli scambi di beni e servizi, "intende sottoporre al controllo di altri le nostre risorse naturali e la nostra stessa sovranità territoriale e politica" - afferma Luis Macas, leader della Conaie.

L'importante annuncio della Confederazione indigena arriva dopo ripetute marce per le vie di Quito, sit-in di protesta di fronte al palazzo di Governo, blocchi stradali che hanno mandato in tilt la Panamericana, principale arteria di comunicazione che unisce simbolicamente l'intero continente latinoamericano. "Le vie di comunicazione sono bloccate, da nord a sud. Manca la benzina ed i trasporti sono difficili, i negozi chiudono, i mercati si stanno svuotando, le scuole come le università sono ferme" - riportava pochi giorni fa Luisa Lavagnoli, volontaria in servizio civile in Ecuador con la Ong Focsiv.

La scorsa settimana il ministro dell'Interno Felipe Vega ha dichiarato lo "stato di emergenza" in cinque province. La militarizzazione delle province e le maniere forti utilizzate da polizia ed esercito hanno però contribuito ad inasprire le proteste, lasciando più di cento feriti tra i manifestanti. La sospensione delle proteste, annunciata venerdì scorso, potrebbe essere soltanto una misura momentanea. "Ci ritiriamo per programmare le nuove azioni di lotta" - spiega Santiago de la Cruz, vicepresidente della Conaie, che aggiunge: "I popoli indigeni continueranno a manifestare fin quando non verrà indetto un referendum popolare sull'opportunità o meno di firmare il Trattato di libero commercio".

Il Governo sembra però voler proseguire sulla strada per l'approvazione del Trattato. "Una volta chiuse le trattative - in corso da giovedì a Washington - consulteremo il Parlamento, che rappresenta gli ecuadoriani" - ha dichiarato il presidente Alfredo Palacio, scartando anche l'offerta della Chiesa cattolica di agire in qualità di mediatore tra l'esecutivo e i settori indigeni.

Gli indigeni protestano anche contro la multinazionale del petrolio Oxy (Occidental Petroleum Company) accusata di aver violato il contratto con cui lo stato ecuadoriano ha concesso alla multinazionale il diritto di compiere attività di esplorazione petrolifera nell'Amazzonia ecuadoriana. I manifestanti chiedono l'annullamento del contratto e pretendono che la compagnia statunitense abbandoni il Paese.

La Oxy è soltanto l'ultima arrivata delle tante multinazionali del petrolio che, da più di 30 anni, stanno facendo scempio del territorio amazzonico di uno dei principali Paesi produttori di greggio. Il deturpamento del patrimonio genetico di uno dei territori più ricchi di biodiversità al mondo, le violazioni dei diritti umani delle popolazioni indigene costrette ad abbandonare le proprie terre ancestrali, l'inquinamento dell'acqua ed i conflitti tra comunità, sono le gravi responsabilità che vengono imputate alle compagnie petrolifere internazionali, tra le quali spiccano la Chevron-Texaco, la Shell e non ultima l'italiana Agip.

Intanto per l'Ecuador si apre una nuova stagione politica che dovrà arrivare fino al prossimo mese di ottobre quando si svolgeranno le elezioni presidenziali, alle quali probabilmente potrà ricandidarsi l'ex Presidente, il colonnello Lucio Gutierrez, costretto a fuggire dal Paese nell'aprile dello scorso anno, accusato proprio di voler consegnare le risorse naturali ecuadoriane alle multinazionali straniere.

Le recenti elezioni del cocalero indigeno Evo Morales in Bolivia e della prima donna socialista in Cile, Michelle Bachelet, la vicinanza del Venezuela di Hugo Chavez, principale alleato di Fidel Castro nell'opposizione al governo Usa, le influenze dei colossi del continente latinoamericano, Brasile ed Argentina, guidati da due presidenti progressisti come Lula da Silva e Nestor Kirchner, potrebbero spingere il piccolo Paese andino verso un cambiamento radicale. Che, viste le tensioni di questi giorni, non sembra facile da realizzare.

di Tancredi Tarantino di Selvas.org

LA SCHEDA DI UNIMONDO

Where/Dove:
Con i suoi 13 milioni di abitanti l'Ecuador è il più piccolo degli stati andini ma è il Paese con la maggiore biodiversità al mondo. Sono 28 le aree protette e rappresentano il più del 43 percento dell'intero territorio nazionale. Tra le regioni più importanti per biodiversità spiccano le Galápagos, l'Amazzonia ed i boschi nord-occidentali (Mindo in particolare) che formano parte dell'ultimo residuo di boschi tropicali della costa del Pacifico in America. Anche la regione andina presenta un'alta percentuale di biodiversità grazie ai suoi altipiani che ospitano numerose specie endemiche.

What/Cosa:
I Trattati di libero commercio (Tlc) sono accusati di rappresentare un nuovo approccio da parte del governo degli Stati Uniti per perseguire, attraverso la ricerca di nuovi mercati, politiche di controllo economico e politico del continente americano. La posizione di forza permette agli Usa di contrattare condizioni favorevoli con i singoli Paesi aggiudicandosi così nuove zone di libero commercio all'interno del sub-continente con l'effetto di sfaldare alleanze regionali e di destabilizzare i già precari equilibri interni. Sovvenzioni alle esportazioni agricole statunitensi, proprietà intellettuale e brevetti che mettono a rischio il patrimonio genetico ecuadoriano costituiscono gli aspetti caldi delle trattative del Trattato che ad oggi rimangono segrete.

Who/Chi:
La Conaie è la più grande Confederazione di organizzazioni indigene dell'Ecuador ed è costituita da tre federazioni indigene che rappresentano rispettivamente i popoli delle Ande, dell'Amazzonia e della Costa. In Ecuador vivono 11 differenti nazionalità indigene che insieme rappresentano circa il 35% dell'intera popolazione. Il resto della popolazione è formato per il 45 per cento da meticci e per il 10 percento di afro-discendenti. I bianchi rappresentano solo il 10 percento della popolazione ma detengono la maggior parte della ricchezza del Paese e occupano le principali cariche pubbliche.

Le popolazioni indigene ed afro-discendenti vivono in situazione di indigenza senza accesso ai servizi di base. Una situazione che permane nonostante negli ultimi anni le popolazioni ancestrali si siano organizzate dando vita ad uno dei movimenti indigeni più solidi del continente

Per saperne di più:
- Sito Ufficiale del TLC: www.tlc.gov.ec
- Sito della Conaie: www.conaie.org
- Sito di informazione: www.selvas.org; http://amlat.oneworld.net

Ultime notizie

Superati i 9 mesi dall’inizio dell’invasione russa. Il punto

02 Dicembre 2022
Di fatto, la guerra in Ucraina somiglia sempre più ad una “nota di fondo”, a cui il Mondo sembra abituarsi. (Raffaele Crocco)

Anche la Germania indaga sulle stazioni di polizia illegali di Pechino

01 Dicembre 2022
La ong Safeguard le ha individuate in 30 Paesi europei; quattro solo in Italia. Stabilite all’interno di ambasciate e consolati. Inchieste già avviate da Paesi Bassi, Spagna e Irlanda. (AsiaNews...

Energia: l'alternativa c’è? - #Diventaregreen

01 Dicembre 2022
“Guardiamo all'energia del futuro, non a quella del passato”. Un’intervista ad Arturo Lorenzoni. (Alessandro Graziadei)

Iran: il colpo in canna è italiano. Parlamentari e associazioni chiedono spiegazioni

30 Novembre 2022
Tornano le cartucce della italo francese Cheddite sulla scena di altre repressioni. Questa volta nella Repubblica islamica. (Atlante delle guerre e dei conflitti del Mondo)

Giochi olimpici e paralimpici invernali 2026: ancora cemento

30 Novembre 2022
Il mantra “Olimpiadi uguale fondi, quindi sviluppo” appare essere il classico specchietto per le allodole. (Lucia Michelini)