EXPO 2015 e società civile: questione di feeling

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Fuori o dentro Expo? Le associazioni del terzo settore, le campagne non profit, le ong, la domanda se la sono posta per tempo. E ciascuno ha fatto la sua scelta. Non è solo una questione di feeling o meno con l’esposizione universale così come è stata concepita (e da chi) ma anche di risorse, di appartenenze e priorità strategiche. Il tema del resto è sensibile. Su come “nutrire il pianeta” le organizzazioni non governative lavorano da decenni. E da più parti è stato sottolineato come questo Expo - la cui fine coinciderà con lo scadere degli Obiettivi di sviluppo del millennio - abbia “preso in prestito” un linguaggio, quello della sostenibilità, del diritto al cibo, del riciclo e riuso delle risorse, usato finora più che altro dalla società civile.

La novità è che per la prima volta nella storia quasi centenaria dell’esposizione universale, è prevista una presenza ufficiale del terzo settore nel sito, con padiglioni dedicati ed eventi, accanto a governi, imprese e istituzioni. Un cambiamento trainato dal tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, che per alcuni rappresenta una sfida, per altri è un modo per fare green washing, ovvero legittimare un sistema di produzione alimentare globale controllato da poche imprese, che mette al centro la massimizzazione del profitto più che il diritto universale al cibo. 

Dentro Expo. Seminare nell’esposizione universale un’altra idea di “Nutrire il pianeta”. È lo spirito con il quale le organizzazioni della società civile che si occupano di cooperazione allo sviluppo, ambiente, diritti umani, produzione biologica e consumo critico saranno presenti a Expo 2015. Sono 12 le organizzazioni non profit accreditate come partecipanti non ufficiali all’esposizione (ufficiali sono i Paesi e le organizzazioni Onu). Quattro hanno un loro padiglione: Caritas, Save the children, Famiglia Salesiana e l’Associazione mondiale agronomi. Le altre otto - Actionaid, Alliance 2015/Cesvi, Fairtrade international, Fondazione triulza, Lions clubs international, Oxfam, Save the children e WWF – hanno optato per una presenza diffusa nel sito espositivo attraverso eventi, mostre fotografiche e itinerari didattici negli spazi comuni, come l’auditorium, il centro conferenze, le piazze aperte. Uno spazio a parte è quello di Slow Food: un’intera area a forma triangolare in concessione alla fine del sito Expo con tre casolari che ospiteranno una mostra didattica interattiva, un teatro e un’area degustazione sul tema della biodiversità. Tanto per dire, la struttura è degli architetti svizzeri di Herzog & De Meuron, gli stessi che hanno costruito il “nido”, lo stadio nazionale di Pechino.

Cascina Triulza: la “casa” della società civile in Expo

La maggior parte degli eventi della società civile in Expo si terrà nell’unica struttura che esisteva già prima dei lavori, Cascina Triulza. Restaurata dalla Società Expo, è stata data in gestione alle 63 associazioni che hanno dato vita a Fondazione Triulza e che condividono i costi. Il tema “Energies to change the world” fa da cappello a oltre mille eventi promossi da associazioni, campagne, organizzazioni nazionali e internazionali della società civile, che presenteranno buone pratiche di lotta alla fame, impresa sociale e sviluppo sostenibile. Il problema è l’accesso: chi vuole seguire questi eventi deve ogni volta pagare il biglietto di ingresso ad Expo, essendo la cascina un padiglione a tutti gli effetti.

Fuori dall’Expo. “L'unica via per Nutrire il pianeta è la sovranità alimentare” è la frase che sintetizza il Manifesto di Expo dei Popoli, coordinamento di 40 organizzazioni non profit che ha scelto di restare fuori da Expo. Il network è l’esito di un percorso iniziato tre anni fa che ha portato alla costituzione di un comitato promotore per promuovere un Forum dei popoli a Milano, alla Fabbrica del Vapore, dal 3 al 5 giugno con 200 delegati delle reti contadine e della società civile da tutto il mondo che discuteranno su quali sono le sfide e le soluzioni per sfamare il pianeta.

Dentro e fuori. Ciò non toglie che ci siano associazioni, come Actionaid, che hanno fatto tutte tre le scelte: essere partner non ufficiale di Expo, nel comitato promotore di Expo dei popoli e tra i fondatori della Triulza. E chi, come Arci, Acli, Legambiente ne ha fatte due: fuori con Expo dei popoli e dentro la Cascina Triulza come singole associazioni. 

Fuoriexpo. Fuori dall’Expo ma non necessariamente in alternativa saranno i 7mila eventi del Fuoriexpo, promossi anche da associazioni. Da segnalare dal 22 al 31 maggio la World Fair Trade Week, settimana mondiale del commercio equo e solidale, che si terrà a Fabbrica del Vapore, lo stesso spazio che pochi giorni dopo ospiterà il Forum di Expo dei popoli. Dal 3 al 6 ottobre, dislocata in aree tematiche per la città di Miolano, si terrà Terra Madre Giovani, con produttori e contadini provenienti da tutto il mondo legati allo Slow Food Youth Network. Ma l’Expo a quel punto starà per finire, e la scommessa è che nell’eredità lasciata dall’esposizione universale la società civile abbia lasciato un segno.

Emanuela Citterio

Giornalista professionista, si occupa in particolare di innovazione sociale, sostenibilità ambientale e terzo settore, cooperazione internazionale, Africa. Realizza progetti editoriali, di informazione, comunicazione e sensibilizzazione, sia in italiano che in inglese, in collaborazione con partners istituzionali e privati. È fondatrice di una campagna di advocacy sui temi della finanza sostenibile (www.sullafamenonsispecula.org). Ha viaggiato in una decina di Paesi africani

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