Donne per la pace a Gerusalemme

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Le 8 donne per la pace – foto: Miri Shimonovitch

Lo Stato di Israele è un paese pieno di contraddizioni, ma anche di sorprese che non ti aspetteresti in una zona del mondo caldissima e quasi completamente militarizzata. Tuttavia anche gli israeliani non pensano soltanto alla sicurezza, al terrorismo e alla propria autodifesa, ma, come tutte le persone della terra, cercano di guardare al futuro con speranza, a volte riuscendo a sfatare tradizioni e abitudini che sembravano dover durare per sempre.

Adina Bar Shalom è una donna che incarna queste sorprese possibili. Era destinata a stare chiusa in casa, famiglia, bambini, preghiera. Non c’erano possibilità di cambiamento, perché lei è figlia di Ovadia Yosef, l’originale, controverso, odiato, amato rabbino ultra-ortodosso, già Rabbino-capo della comunità sefardita, fondatore del partito religioso Shas e protagonista per più di mezzo secolo della vita culturale, religiosa e politica israeliana. Intransigente dal punto di vista dell’etica e della fede ebraiche, famoso per commenti al limite del razzismo verso gli arabi, Ovadia Yosef ebbe posizioni a dir poco “politicamente scorrette” sulla Shoà (vista come una punizione divina contro i peccatori)e  alterne nei riguardi dello Stato di Israele (percepito come entità troppo laica) e del conflitto con i palestinesi. Amico personale di Shimon Peres, appoggiò alternativamente il processo di pace di Rabin e la successiva linea dura di Sharon contrastando però la sua scelta di lasciare la striscia di Gaza. Lo stesso partito religioso Shas varia costantemente la sua posizione politica secondo una sua precisa agenda che guarda prima di tutto al proprio universo culturale e religioso, più che a ideologie di altro tipo.

Com’è possibile che oggi la figlia venga candidata dallo Shas alla presidenza dello Stato, lei che non avrebbe potuto studiare, per il divieto del padre prima e del marito poi e che avrebbe dovuto fare la sarta? Com’è possibile che Adina sia stata insignita del Israel Prize “per la sua pioneristica azione volta a ridurre le differenze sociali e per l’evoluzione e l’integrazione dello stile di vita degli haredim [ebrei ultra-ortodossi] verso una società aperta e un’educazione di più alto livello”?

Adina è una femminista, sui generis per i nostri standard. Eppure è riuscita a fondare la prima università ortodossa aperta alle donne il Collegio Haredi di Gerusalemme superando, con tenacia e dedizione, preconcetti che dovevano sancire l’irrimediabile differenza tra religione e mondo, tra donne e uomini, tra ebrei e non ebrei.

Adina fa parte di un gruppo di donne che hanno fatto un percorso personale e comunitario anche grazie a Unimondo e alla Fondazione Fontana, in Trentino e in Israele. Ha infatti partecipato all’iniziativa, organizzata nell'ambito dell’evento “Sulle rotte del mondo” del 2012, organizzato dalla Provincia Autonoma di Trento,  che ha fatto incontrare 8 donne israeliane di diversa etnia, religione, retroterra culturale, per conoscersi e discutere di pace e di convivenza, prima a Trento e poi a Gerusalemme . Grazie al supporto della Provincia Autonoma di Trento, all’attenzione costante di Lia Giovannazzi Beltrami, già assessore alla solidarietà internazionale, e alla collaborazione della Fondazione Fontana da quest’esperienza che continua è nato il cortometraggio "Il dialogo possibile" ("Let's make a difference" nella versione inglese) che racconta le storie diversissime di queste donne che si sono incontrate per un comune desiderio di pace e di dialogo.

Dopo le prime proiezioni del filmato, avvenute negli scorsi mesi a Trento e a Madonna di Campiglio, il W8 sbarca proprio a Gerusalemme, dove proprio oggi sarà presentato al pubblico. L'organizzazione dell’evento, denominato Women of Faith for Peace,  è stata curata da Aurora Network insieme con la Cinemateca di Gerusalemme, la Go2Film (distributore) e Fondazione Fontana. È la prima volta che questa iniziativa viene presentata in Israele: poter vedere donne druse, arabe, beduine, ebree ultra-ortodosse dialogare insieme non è una cosa di tutti i giorni e potrebbe avere effetti davvero dirompenti in una realtà spesso priva di speranze.

Piergiorgio Cattani

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