Donne, lavoro e montagna? Assolutamente sì

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Donne e montagna, un binomio perfetto – foto: 3.bp.blogspot.com

Prendo in prestito le parole di Roberta Silva per il titolo di questo articolo, parole che da sole bastano a condensare la forza, il coraggio e la determinazione che sostengono l’agire al femminile quando si parla di lavoro. Di lavoro in generale e di lavoro al timone di un’azienda nel cuore della natura in questo caso particolare. Che poi tanto particolare non è se ascoltiamo Roberta, che dedica passione, vita ed energie alla gestione del Rifugio Roda De Vael, quota 2283 mt. nel cuore del Catinaccio, “così come molte di noi fanno quando abbiamo un lavoro che ci piace e lo vogliamo fare bene”. E Roberta è una delle tante donne che sabato 30 novembre scorso si sono incontrate per parlare di creatività, competenza, innovazione e tradizione grazie all’occasione proposta dall’Accademia della Montagna, in collaborazione con partner importanti tra i quali Coldiretti, Donne in Campo, Associazione Artigiani, B&B del Trentino e Associazione Gestori Rifugi del Trentino.

Una sferzata di ottimismo – pur appesantito qua e là da fatiche e problematiche e cammino ancora da percorrere – che in ogni caso fa ben sperare, soprattutto mentre distoglie l’attenzione dal cupo panorama della crisi, che se da un lato ha contributo a diffondere una sfiducia dilagante e contagiosa, dall’altro ha anche incentivato molte persone – e molte donne – a riconsiderare in maniera nuova la propria vita professionale, a volte recuperando anche mestieri dimenticati ma non ancora perduti. A questo fa eco il ripopolamento di antichi borghi e delle zone montane, un fenomeno spesso collegato all’avviamento di attività legate alla tradizione: allevamento e agricoltura,  ma anche accoglienza, artigianato montano e autoproduzione. Neoruralismo lo chiamano ma… al di là della possibilità di portare in un momento di depressione economica una ventata di nuovi ricavi e redditi, questo ritorno alla natura ha più il sapore di una riscoperta della gioia del contatto con l’ambiente e con quelle emozioni che di nuovo hanno poco, perché anzi ci accompagnano nel vivere da sempre. Un vento che ritorna quindi a scombinare le vie predefinite di un declino economico, sociale e relazionale e che si insinua in un contesto di profondo e radicale mutamento. Anche se però le donne, da un punto di vista lavorativo, sono ancora lontane dalla media europea quando parliamo di tasso di occupazione – che a livello nazionale, secondo l’ISTAT, ha 12 punti percentuali in meno della media UE. Eppure i dati del Rapporto Istat 2013 ci dicono anche che sempre più donne sono in cerca di lavoro e su dieci persone che “escono” dall'inattività, sette sono donne, spesso proprio grazie all’intraprendenza e alla capacità di sapersi reinventare, per sé e per le persone che ne condividono la vita.

La montagna assume dunque una valenza fondamentale, diventa allo stesso tempo scenario e protagonista della trasformazione del tessuto produttivo e sociale, una sfida di conciliazione tra relazioni e lavoro, tra tradizione e innovazione, tra crisi e futuro.

Proprio per queste ragioni la proposta dell’Accademia della Montagna intendeva mettere a confronto in maniera aperta e propositiva, sullo sfondo delle opportunità e dei rischi connessi a scelte importanti come queste, amministratori, tecnici, associazioni di categoria, e testimonianze dirette. Obiettivo che non si può dire non sia stato raggiunto, anche a fronte dei suggerimenti raccolti, delle criticità individuate, delle reti costruite o rinforzate, andando ben oltre la fin troppo abusata immagine della montagna folkloristica, idealizzata, luogo di evasioni estemporanee che puzzano di retorico. La montagna è invece un territorio a suo modo fragile e a “rischio della marginalità”, come sottolinea Annibale Salsa, Presidente del Comitato Scientifico di Accademia della Montagna del Trentino. Una marginalità dovuta per lo più all’indifferenza e alla resa, e che risulta quindi, in prospettiva, rimediabile, se a riportarla al centro sono scelte delicate e impegnative come quelle messe in campo dalle donne presenti al convegno. Non solo Roberta quindi, ma anche Alice Delmonego, che a poco più di 20 anni ha scelto di gestire la malga di famiglia e con piglio deciso e un trasporto invidiabile si è confrontata con Marco Zucchelli, Direttore dell'Ufficio Economia e Politica Agraria APIAE mettendo in tavola pregi e difetti della normativa in vigore che disciplina i finanziamenti alle aziende agricole; o Luigina Speri, dell’associazione Donne in Campo, che con grande forza porta avanti la sua passione di insegnante di yoga e la casa di famiglia, costruita con i sacrifici e con l’aiuto dei figli; Maria Luisa Bertoluzza, presidente di Coldiretti Donne Impresa che ha portato la preziosa testimonianza della gestione familiare di un allevamento che non sfalda la famiglia ma anzi la solidifica, e che ha sottolineato il contributo fondamentale delle donne rurali. E le storie e le vite di donne non finiscono qui: c’è ancora Daniela Dalbosco, presidente dell'associazione B&B di qualità, che ripercorre a tappe la normativa e le modalità di gestione delle strutture di accoglienza site in montagna, e lo fa scandendo il racconto sulle lancette della propria vita, dalla nascita dei figli alle amicizie costruite; e poi ci sono Antonella Bellutti, che dopo una brillante carriera di atleta ha preso in carico la gestione di un affittacamere con licenza di ristorazione, e Anna Pasquali, anima di alcune suggestive ed emozionanti video interviste girate attraverso la tecnica dello story telling; e infine Paola Barducci, toscana, accompagnatrice di territorio e dottore forestale, che ha trovato il suo “posto nel mondo” in Valle dei Mocheni. Ma “infine” non è la parola giusta. Perché poi ci sono tutte le donne sedute in sala, e quelle che non hanno potuto partecipare ma che ogni giorno portano avanti la loro sfida, fatta di gioie e di fatiche in altalena. Più volte durante il convegno è stato sottolineato quanto “la vita di montagna e in mezzo alla natura sia dura, faticosa, stancante”. Lo spirito che si muoveva nell’aria però l’ha colto Roberta, con la sintesi di quel suo vibrante e convinto “Assolutamente sì”.

Anna Molinari

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