Donne con disabilità: oltre il 65% ha subito una forma di violenza

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Immagine: Vita.it

Alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne (che si celebra oggi 25 novembre) la Fish, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap  rende noti i dati di una ricerca specifica. Per la Fish quello della discriminazione e della violenza contro le bambine, le ragazze e le donne con disabilità è un tema centrale. Nel corso del Congresso del 2018 (l’ultimo in ordine di tempo) ha approvato una mozione specifica che rappresenta anche la strategia della Fish. Nei mesi seguenti ha promosso, fra le altre azioni, la ricerca specifica Vera (acronimo per Violence Emergence, Recognition and Awareness) in collaborazione con Differenza Donna, i cui dati, estratti, incrociati ed analizzati dalla ricercatrice Lucia Martinez sono stati presentati oggi a Roma.

In una nota la federazione ricorda che l’11 dicembre 2018 al Senato della Repubblica, Fish ha promosso l’incontro pubblico Donne con disabilità, violenze e abusi: basta silenzi!”. Un evento al quale parteciparono anche diverse senatrici e deputate, alcune delle quali hanno poi presentato specifiche mozioni approvate alla Camera dei Deputati nell’ottobre scorso. Atti internazionali come la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, la Strategia Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile richiamano un impegno degli Stati e delle organizzazioni su questi aspetti.

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap si assume responsabilmente il ruolo di stimolare e informare e, come in questa occasione, raccogliere e diffondere quei dati che promuovano la consapevolezza e l’adozione di politiche e strategie adeguate. Dall’analisi condotta su 519 intervistate con differenti disabilità, si delinea un quadro allarmante e a tinte ancora più fosche di quello che riguarda la violenza sulla generalità delle donne. Le donne con disabilità subiscono una discriminazione multipla: come donne e come disabili. L’esito non è una semplice somma, ma una condizione ancora più complessa. Dall’indagine emerge una incidenza notevole e superiore a quella finora supposta: su 519 intervistate, ben 339 donne hanno subito violenza in qualche forma (65,3%).

Tabella da risultati ricerca Fish

Nella nota della Fish viene definita "preoccupante" la consapevolezza della violenza subita. Dall’analisi degli incroci delle diverse domande risulta evidente che solo una parte delle intervistate (33%) riconosce effettivamente come violenza ciò che ha subito o che continua a subire. Ciò ad indicare che molto spesso le donne stesse faticano a riconoscere e definire come “violenza” un atto che le danneggia, se non è di natura strettamente fisica o sessualeE questo è oltremodo preoccupante se si considera che secondo la ricerca, la forma di violenza più ricorrente è quella psicologica, subita dal 54% delle donne; segue la molestia sessuale – che include anche le violenze a sfondo sessuale che si verificano attraverso il web (37%); la violenza fisica (24%) e la violenza economica (7%).

Tabella da risultati della ricerca Fish

La violenza è perpetrata prevalentemente da persone note alla vittima (80% dei casi). Nel 51% dei casi si tratta di una persona affettivamente vicina, ossia il partner, attuale o passato, o un altro familiare; nel 21% si tratta di un conoscente e nell’8% di un operatore. Fra le intervistate, dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza l’82% delle donne con una limitazione cognitiva/intellettiva e l’85% di quelle con una disabilità psichiatrica. Le donne con una disabilità plurima hanno subito violenza nel 74% dei casi, rispetto al 64% registrato tra quelle con un solo tipo di limitazione. Solo il 37% delle donne che dichiarano di aver subito una qualche forma di violenza tra quelle indicate afferma di aver reagito. Fra queste una quota più residuale di donne ha deciso di confidarsi, in cerca di aiuto, con la propria rete di familiari e amici (6,5%) o si è rivolta al servizio competente, ossia ad un Centro antiviolenza (5,6%).

E quest’ultimo dato è assai significativo: ci rivela quanto la violenza sia confinata nel silenzio e nell’isolamento e quanto siano urgenti strategie e interventi di soccorso e sostegno alle persone. Con l’impegno di tutti.
In allegato la relazione con tutti i dati.

Da: Vita.it

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