Cosa si muove in casa Wto?

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Osservatorio commercio

Secondo le organizzazioni aderenti alla Campagna "Questo mondo non è in vendita" a un anno dopo Cancun, metodi e logiche paiono non essere cambiate, la filosofia economica del "mercato innanzitutto" ("market first") sembra continuare a guidare la politica del commercio internazionale e fra tre settimane si saprà se lo spirito di Cancun aleggia ancora. Tradewatch - Osservatorio sul Commercio Mondiale è promosso da Rete Lilliput, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Roba dell'Altro Mondo e Mani Tese: quattro tra le principali organizzazioni promotrici della Campagna Questo Mondo Non è In Vendita e aderenti al network internazionale Our World Is Not For Sale.

La finestra delle opportunità
A tutti voi sarà capitato di vedere uno di quei film di fantascienza in cui "i nostri eroi" trasportati nel futuro o nel passato si trovano impegnati nell'ingrato compito di risolvere una questione di vitale importanza. E che debbano svolgere la loro missione con un limite di tempo ben preciso, dentro una finestra temporale, superata la quale non sarà più possibile per loro tornare a casa.
Bob Zoellick e Pascal Lamy paventano per il WTO la medesima situazione. Dall'inizio dell'anno, il rappresentante statunitense al commercio e la sua controparte europea stanno tentando di ridare vita al ciclo di negoziati lanciati a Doha nel 2001; la finestra temporale scadrà il 29 luglio perché se entro quella data non sarà approvato un documento di rilancio dei negoziati, sarà inevitabile rimandare tutto alla primavera del 2005, buttando al vento un anno e mezzo di proclami, incontri e documenti.
Il 29 luglio si terrà infatti l'ultimo Consiglio generale prima del consueto mese di ferie che tradizionalmente il WTO si riserva ad agosto, dopodiché Lamy e Zoellick faranno le loro valige poiché negli USA si svolgeranno le elezioni presidenziali mentre in Europa la Commissione Prodi terminerà il suo mandato.

Il nodo dell'agricoltura
Questi ultimi mesi sono stati perciò mesi di intenso lavoro e di frenetici incontri e la sensazione è che Lamy e Zoellick vogliano davvero lasciare le rispettive poltrone con un successo che faccia dimenticare Cancun.
Ovviamente il nodo principale da sciogliere è quello che riguarda l'agricoltura; dopo l'ultima settimana di negoziati di giugno, Tim Groser, neozelandese e presidente del comitato agricolo, ha definito come "assolutamente fattibile" un accordo su questo tema e il 30 giugno ha consegnato 11 pagine riassuntive al Consiglio Generale.
Entrare nei dettagli dell'accordo agricolo è sempre difficile e spesso risulta incomprensibile ai non addetti al lavoro ma il rapporto di Groser non riesce a nascondere la realtà: se un accordo sarà concluso sarà un accordo molto vago che ridurrà al minimo i dettagli. Sarà concluso non
perché siano cambiate le cose dopo Cancun ma perché a livello politico sembra prevalere la necessità di mandare un messaggio per riaffermare che l'Agenda di Doha non è stata sepolta.
Qualcuno potrebbe obiettare che la disponibilità dichiarata da Fischler e Lamy a negoziare la cancellazione dei sussidi all'esportazione sia una novità importante, ma va detto che Fischler aveva fatto una analoga dichiarazione già prima di Cancun e che il problema, oggi come allora, è trovare "un accettabile risultato sul fronte dei sussidi interni e dell'accesso al mercato" che pareggi le perdite sui sussidi all'esportazione. Non molto tempo prima di questa lettera Lamy si era addirittura permesso di criticare pubblicamente il direttore generale del WTO, Supachai, reo di aver fatto nuovamente appello ai paesi industriali perché riducessero i circa 300 miliardi di sussidi agricoli annuali erogati dai paesi OCSE.
Il che fa venire un dubbio che l'UE e gli altri "dumpisti" agricoli stiano giocando il gioco delle tre carte, o meglio delle tre scatole, visto che le proposte di riduzione dei sussidi che circolano e sono circolate in questi ultimi tempi sembrano mirare essenzialmente a spostare i sussidi da un box all'altro dell'accordo agricolo ma non a mutarne gli importi e, soprattutto, la natura e la modalità di erogazione.
Si litiga da anni su quale formula di riduzione applicare ai dazi doganali; USA/UE sostengono una formula mista ("blended formula"), un mix fra la formula utilizzata durante l'Uruguay Round utile per non dover tagliare le tariffe su categorie di prodotti ritenute importanti e quella svizzera
("Swiss formula") capace di ridurre maggiormente le tariffe più elevate rispetto a quelle più basse. Il gruppo del G20 ha sempre obiettato a questa proposta ma la sua recente controproposta non è precisa, è una serie di indicazioni che la formula adottata dovrebbe rispettare. La loro richiesta è orientata a un approccio che parta dalle strutture tariffarie attualmente esistenti nei vari paesi evitando di imporre l'applicazione di formule che impongano tagli eccessivi a paesi che applicano dazi elevati per difendere uno o pochi prodotti agricoli.

Le imprese dei servizi dicono basta
A essere sinceri una novità rispetto a Cancun è da registrare: la crescente impazienza delle imprese dei settori non agroalimentari. Dopo Cancun le varie lobby imprenditoriali hanno "digerito" la rinuncia agli accordi sugli investimenti e le regole di concorrenza ma ora non sopportano più di rimanere "ostaggi" del negoziato agricolo. Il 25 giugno Supachai Panitchakdi e tutti i capi delegazione al WTO hanno ricevuto una lettera con i loghi delle nove principali lobby delle imprese di servizi con un oggetto chiaro e inequivocabile: "messaggio dei leader delle industrie di servizi relativa alla cruciale importanza dei servizi nell'Agenda di Doha".
Gli imprenditori del settore chiedono che il Consiglio generale di luglio risolva il problema agricolo sbloccando così quello dei servizi, ricordando che i servizi contano più del 50% del PIL anche nei paesi a basso reddito.
che il 60% degli investimenti avviene in questo settore e che è in questo settore che si producono più posti di lavoro.
In sostanza società come Accenture, American Express, AT&T, Citigroup, General Electric, Halliburton, Microsoft, Time Warner, VISA, Deutche Telecom, France Telecom, Telecom Italia, Vodaphone, le nostre Poste Italiane, La Siemens e l'IBM, per citare qualche nome fra i più noti, visto che alla data attuale sono solo 43 i paesi che hanno presentato delle "offerte" (elenco di categorie di servizi da inserire negli allegati
all'accordo GATS) e che "in molti casi la qualità di queste offerte necessita di essere migliorata", chiedono che sia raggiunto un accordo per rilanciare il negoziato entro luglio e che nell'accordo sia compreso un nuovo calendario per la presentazione di nuove migliori offerte di liberalizzazione di nuovi settori di servizi.

Il "non gruppo dei cinque"
Nel tentativo di raggiungere il tanto agognato compromesso agricolo il WTO rispolvera la sua consueta trasparenza e democraticità affidandosi a un nuovo gruppo composto da USA, UE, Australia, Brasile e India e denominato con grande fantasia "non gruppo dei 5" che da 6 alll'11 luglio si riunirà in conclave sperando di festeggiare un accordo nel programmato incontro ministeriale di Parigi il giorno 11.
Poi Lamy e Zoellick inizieranno un tour delle varie capitali per far digerire l'accordo a tutti i restanti paesi, in particolare a quelli del G90 cui Lamy ha promesso un "round for free", cioè a costo zero.
Nei corridoi di Ginevra si parla del 9 luglio come data di diffusione di una prima bozza di accordo complessivo che oltre all'agricoltura dovrebbe comprendere i prodotti industriali (negoziato NAMA) e i servizi.
Dei Singapore Issues sembra ormai certo che solo le regole di facilitazione al commercio faranno parte del Doha round.
Del cotone e del trattamento speciale e differenziato verso i PVS, as usual, si rimane a livello di buoni propositi. Il testo di Tim Groser dedica al cotone sei righe, le prime quattro per dire che i suoi incontri sul tema sono stati eccellenti e le ultime due per aggiungere che però non è pronto per fare alcuna proposta.
Sul trattamento a favore dei PVS Groser giunge a conclusioni che fanno quasi rimpiangere il testo Derbez di Cancun, parlando di programmi di lavoro sul tema dei sistemi di salvaguardia (Special Safeguard Mechanism) e del trattamento dei prodotti di particolare interesse per i PVS (Special Products) rimandando però il loro lavoro a valle dell'accordo di fine luglio.

Altre fonti: Tradewatch Osservatorio, Osservatorio locale, Campagna di informazione sul cotone, Materiali recenti sui negoziati Wto, Network Seattle to Brussels, Osservatorio sul negoziato sugli investimenti, Osservatorio sull'accordo Gats

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