Cibo e salute. L'armonia possibile

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Immagine: Meteoweb.eu

Franco Berrino…gli inglesi chiederebbero does it ring a bell? Vi fa suonare un campanello questo nome?

Se la risposta è sì, allora continuate la lettura e siate i benvenuti a integrare queste poche parole con i vostri commenti, suggerimenti, spunti.

Se la risposta è no, continuate comunque a scorrere le righe che seguono, perché farete una conoscenza interessante. Quella appunto del professor Franco Berrino, fino all’aprile del 2012 Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano e ora impegnato a proseguire l’approfondimento soprattutto per quanto riguarda la loro relazione con la nostra alimentazione e con lo stile di vita che scegliamo di adottare. Le sue ricerche, condotte nell’ottica della prevenzione, si orientano in particolar modo alla promozione di una dieta sana e naturale supportata da uno stile di vita adeguato alle necessità umane e sono volte a favorire (buone) abitudini tali da condizionare lo sviluppo della malattia che ai giorni nostri incute più timore: il cancro.

Il professor Berrino è infatti anche responsabile del progetto DIANA (promosso dall’Istituto Europeo di Oncologia), che coinvolge vari centri italiani nello studio del carcinoma mammario e spiega in maniera immediata come si comporta una cellula e cosa ne permette lo sviluppo: “una cellula tumorale può essere vista come un seme che germoglierà soltanto se troverà nel terreno una giusta quantità di acqua e di sali minerali che necessita e la piantina progredirà solo se troverà nel nostro terreno le sostanze che ne stimolino la crescita”. Siamo noi dunque a prenderci cura del “terreno” dove i tumori potrebbero eventualmente crescere e, pur non potendo controllare in toto questo processo, è più che ragionevole pensare di poterne modificare le caratteristiche proprio a seconda di quello che scegliamo di mangiare e della vita che decidiamo di condurre, riducendo il rischio di ammalarci o supportando le terapie di cura.

Chi conosce il professore sa che spesso (pensiamo all’apparizione nel 2009 durante la trasmissione Report di Milena Gabanelli) Berrino ama comunicare attraverso brevi video girati in presa diretta durante i quali fornisce informazioni dettagliate su quali alimenti preferire per migliorare la nostra salute: un buon compendio dei “comandamenti” essenziali lo si trova a questo link. I suoi consigli sono però da qualche tempo disponibili anche in un interessante e agile opuscolo, scaricabile gratuitamente qui, che inizia - strano per uno scienziato? - con una citazione della Bibbia: al sesto giorno della creazione, Dio afferma “vi do tutte le piante con i loro semi… così avrete il vostro cibo”.

Nella pubblicazione si illustra l’importanza di una dieta corretta ed equilibrata e non mancano suggerimenti pratici forniti attraverso la condivisione di alcune delle ricette utilizzate con i partecipanti alla ricerca DIANA, i cui ingredienti provengono spesso dalla cucina macrobiotica e da quella asiatica. E proprio da qui si snodano alcune considerazioni che vanno oltre il valore scientifico delle sue parole, considerazioni che si propongono di suscitare consapevolezza non solo in chi tra noi è malato, ma anche in chi gode di buona salute, soprattutto alla luce della concezione della medicina che ancora predomina nella teoria e nella pratica di noi occidentali. Una medicina allopatica, attenta alla malattia e ai “pezzi” di noi che la malattia aggredisce, più che a noi come persone con un’interezza e un’unicità inscindibili.

Riprendo allora a memoria un pensiero di quell’uomo schietto e colto che era Tiziano Terzani, portatore di lenti raffinate e polarizzate per leggere la realtà: il cancro nasce dentro di noi come un nemico, ma siamo noi per primi a doverlo conoscere e a doverci rendere conto che, in qualche modo, non gli abbiamo negato ospitalità. E continuo citando testualmente un paragrafo dell’introduzione a Un altro giro di giostra, che ci regala una chiave di lettura utile per assumere decisioni che ci mettono alla prova, sia quando ci sentiamo persi e queste decisioni appaiono un rimedio, sia anche e soprattutto quando possiamo ancora sentirci soggetti attivi del nostro destino, impegnandoci, anche attraverso piccoli gesti che passano inevitabilmente dalla nostra relazione con il cibo e dal diritto che abbiamo di sceglierlo, a “creare un terreno” meno favorevole allo svilupparsi di malattie.

Come tanti altri, sono uno che senza troppi pregiudizi, senza paura del nuovo o del ridicolo, cerca. Cercando, ho forse trovato la cura perfetta per il mio cancro? Certo no, ma almeno ora son sicuro che quella cura non esiste, perché non esistono scorciatoie a nulla: non certo alla salute, non alla felicità o alla saggezza. Niente di tutto questo può essere istantaneo.”

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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