Ciad: tregua nella capitale, civili in fuga

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I "ribelli" del Ciad hanno lasciato la scorsa notte la capitale n'Djamena "per offrire alla popolazione la possibilità di scappare": lo ha affermato un portavoce dei ribelli, Abderaman Koulamallah. Le strade della città sono pattugliate dai militari, ma non è chiaro se i ribelli siano stati sconfitti nei duri scontri di ieri, che hanno visto le forze governative far intervenire elicotteri e carrarmati rompere l'assedio al Palazzo Presidenziale. "La situazione in città è tranquilla, ma la gente sta scappando in massa nel timore della ripresa degli scontri. I ribelli se ne sono andati ieri, ma hanno annunciato che torneranno" - ha detto all'agenzia Misna padre Renzo Piazza, missionario comboniano, dalla capitale del Ciad.

Lo scorso fine settimana si sono susseguiti pesanti combattimenti tra i ribelli entrati in città sabato mattina per deporre con la forza il presidente Idriss Deby e le forze governative fedeli al capo di Stato. "I quartieri intorno alla residenza si sono completamente svuotati. Ma la fuga è generalizzata e la gente è presa dal panico. Hanno capito che la guerra è guerra. Molti vanno nel confinante Camerun, ma molti altri stanno andando in foresta" - ha aggiunto il missionario precisando che anche i quartieri a nord-est della capitale hanno fatto registrare stamani un esodo di civili. Secondo i mezzi di informazione locale, i ribelli del Comando unificato militare si troverebbero intorno alla città, accampati soprattutto nella zona est, dopo essere stati cacciati ieri dalle forze governative. Fonti concordanti, raggiunte dalla Misna in città confermano che durante la notte e stamani all'alba le forze di sicurezza fedeli al presidente Deby hanno arrestato tutti i principali esponenti della cosiddetta "opposizione democratica", ovvero i movimenti politici e sociali che si oppongono a Deby rifiutando la lotta armata.

Il Segretario generale dell'Onu ha emesso un comunicato nel quale si dice "profondamente allarmato per la stituazione pericolosa in Ciad" ed ha espresso particolare preoccupazione per il "deteriorarsi della già grave situazione umanitaria dei 285.000 rifugiati e di 180.000 sfollati interni che si trovano nel Ciad orientale". Ban Ki Moon ha rivolto "'un ulteriore appello a tutte le parti perchè cessino immediatamente le ostilità e si impegnino in un dialogo che possa evitare altri bagni di sangue" e ha invitato "tutti i Paesi della regione a rispettare l'inviolabilità dei confini internazionali, impedendo che qualsiasi incursione sia lanciata dal loro territorio". Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si riunirà in una sessione d'urgenza per discutere la situazione.

Più di quaranta operatori umanitari dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e di altre organizzazioni non governative partner sono stati evacuati dalla città di Guereda, nel Ciad orientale, a seguito ad una serie di attacchi armati nell'area e alla crescente preoccupazione per le condizioni di sicurezza nel paese - riporta l'UNHCR che ha trasferito il personale ad Abeche, il centro principale delle operazioni umanitarie nel Ciad orientale, dove l'UNHCR gestisce dodici campi con circa 240mila rifugiati provenienti dalla confinante regione sudanese del Darfur.

Rimane da vedere se la Francia deciderà di intervenire a sostegno del regime, come già fatto nell'aprile 2006, o lasciare gli eventi fare il loro corso sottolinea Irene Panozzo in un approfondito articolo su Lettera22. "Tra giovedì sera e venerdì mattina i primi tre aerei con militari irlandesi e austriaci della Eufor Ciad-Rca sarebbero dovuti atterrare a N'djamena. Invece non sono mai partiti, perché i ribelli sono stati più veloci. E in pochi giorni hanno attraversato i circa 700 km che ci sono tra la capitale e la regione orientale entrando ieri a N'djamena" - sottolinea la giornalista.

"Una tempistica molto accorta, che ha costretto l'Europa a ritardare l'invio dei soldati e che ha messo la Francia di fronte a una scelta difficile. Perché Parigi non solo ha proposto, voluto e, fornendo uomini e mezzi, ha garantito la fattibilità dell'Eufor, una forza che si vorrebbe neutrale. Ma dal 1986 è presente in Ciad con l'operazione "Epervier" (sparviero), nata per difendere il regime di Hissène Habré dalla mire espansionistiche della Libia e poi rimasta in vigore per aiutare, all'occorrenza anche intervenendo direttamente, Idriss Déby. Una forza quindi tutt'altro che neutrale, composta da mille uomini e da un'importante forza aerea che comprende squadriglie di Mirage F1, aerei ed elicotteri da trasporto, approvvigionamento e ricognizione". [GB]

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