Ciad: stato di emergenza, violenze e centinaia di morti

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Sfollati in Chad

Il governo del Ciad ha annunciato ieri di aver proclamato lo stato di emergenza in gran parte del Paese dopo i violenti scontri dei giorni scorsi fra comunità arabe e non arabe al confine con il Darfur sudanese, nei quali secondo stime provvisorie sono morte almeno 220 persone. Il governo di N'djadema, già impegnato a fronteggiare una ribellione interna, ha accusato una milizia araba sudanese di aver provocato gli scontri etnici con frequenti incursioni nel Ciad a partire dalla regione confinante sudanese del Darfur, a sua volta in preda a un analogo sanguinoso conflitto etnico: una versione che le Organizzazioni non governative sul posto non hanno però finora confermato.

Le misure eccezionali, scattate a mezzanotte e in vigore per almeno 12 giorni, riguardano non sole le regioni al confine con il Darfur ma anche la capitale e altre zone. I pieni poteri sono stati assunti da responsabili locali che hanno anche la facoltà di censurare la stampa. Il presidente della Lega nazionale dei diritti dell'uomo, Massalbaye Tenebaye, interpellato al telefono dall''agenzia Misna, ha detto di aver dispiegato sul territorio degli "osservatori" per vigilare la maniera in cui autorità civili e militari applicheranno lo stato d'emergenza.

L'opposizione politica ha denunciato le misure come "sproporzionate": secondo un rappresentante del Coordinamento dei partiti politici per la difesa della Costituzione intervistato dall'emittente francese 'Rfi', "i conflitti intercomunitari in questa zona frontaliera esistono da lunga data ma sono peggiorati in questi ultimi tempi a causa del cattivo governo e della proliferazione di armi". Secondo il governo, invece, lo scenario che si presenta nell'est del paese è una "trasposizione del conflitto in Darfur", la confinante regione sudanese occidentale teatro di scontri e violenze dal febbraio 2003. Di fatto, la porosa frontiera è abitata da etnie simili da una parte e dall'altra, spesso protagoniste di scontri per il controllo del bestiame e dell'acqua - riporta l'agenzia Misna.

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) "è fortemente preoccupato che la situazione nella regione, già molto instabile, continui a deteriorarsi" e teme "che le ostilità tra le comunità divengano ingestibili e possa no minacciare l'intera regione sud-orientale del Ciad". L'Unhcr ha esortato la comunità internazionale ad intervenire urgentemente ed in modo articolato in Ciad per contribuire a proteggere centinaia di migliaia di civili ciadiani e rifugiati sudanesi, nonché gli operatori umanitari impegnati nella loro assistenza. Nel mese di agosto, la risoluzione 1706 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha esortato il dispiegamento di una presenza delle Nazioni Unite in Ciad e nella confinante Repubblica Centrafricana. Sono circa 68mila le persone sfollate in Ciad orientale a causa degli attacchi verificatisi nell'ultimo anno - riporta l'Unchr.

In una nota diffusa dalla Coopi si descrivono "villaggi dati alle fiamme, campi e granai distrutti, migliaia di persone in fuga dalle loro case". "L'unica cosa certa è che da circa 4 giorni sono in corso attacchi che hanno provocato lo svuotamento di 14 villaggi attorno a Goz Beida e 9 nella zona di Koukou, totalmente o parzialmente bruciati" - spiega Antonella Girardi, infermiera di Coopi a Goz Beida. "Il flusso di
déplacés (sfollati) è continuo, la maggior parte delle famiglie giunge con pochi effetti personali, senza cibo, ma con calma e dignità, verso le due zone che sembrano dar loro maggior sicurezza". Lo staff medico di Coopi sta soccorrendo gli sfollati che si stanno riversando attorno all'ospedale di Goz Beida e nel campo di Goz Amir, nella zona di Koukou, in seguito alle incursioni di ribelli e janjaweed (nomadi sudanesi a cavallo) giunti nei villaggi armati di mitra e sciabole.

Gli attacchi dei villaggi nelle regioni di Ouadda㯀, Wadi Fira e Salamat sono una nuova spina nel fianco del presidente Idriss Déby, che è stato già alle prese con una rivolta armata la scorsa primavera e con un'ondata di defezioni nel suo entourage. Alcuni suoi detrattori lo accusano di strumentalizzare i conflitti locali a suo vantaggio e di servirsi di ciò che accade lungo il confine con il Sudan per distogliere l'attenzione dalle critiche contro l'esecutivo. [GB]

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