Chiare, fresche, dolci acque

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“Acqua che scompare, 

acqua che svanisce, 

acqua che sciaborda 

non più di rumore”

Questi versi, seppur attraverso il filtro della poesia, illustrano con efficacia uno dei grandi problemi del nostro tempo. Che l'acqua sia un bene prezioso è cosa ormai nota: sempre più persone sono consapevoli della scarsità di questa vitale risorsa e vanno moltiplicandosi le conferenze, i dibattiti e gli studi sul tema. Ciò che è stato dato per scontato per gran parte della storia della nostra specie non può più esserlo e così abbiamo iniziato a prestare attenzione al delicatissimo equilibrio che regola le piogge, lo scorrere dei fiumi, il respiro dei ghiacciai e le precipitazioni stagionali. Una maggiore conoscenza dei funzionamenti più nascosti del mondo naturale, straordinario merito della ricerca scientifica, ci mette tuttavia in guardia: lo sforzo di tutela delle acque del nostro pianeta è ancora insufficiente. Se il messaggio da un lato appare preoccupante, dall'altro possiamo fare in modo che rappresenti un pungolo in grado di spingerci al cambiamento, al progresso. Ecco dunque che si va delineando una sempre più necessaria opera di ripensamento del nostro rapporto con l'elemento acqua. 

Uno dei grandi temi, a tal proposito, è quello che riguarda l'utilizzo delle acque superficiali del nostro pianeta per la produzione di energia elettrica. Per decenni l'idroelettrico è stata definita un'energia “verde”, ma sono ormai molti a ritenere che questa definizione sia imprecisa, se non addirittura fuorviante. L'impatto di una centrale idroelettrica sulla vita di un fiume non è certo trascurabile: provate ad immaginare un corpo umano nelle cui vene ed arterie il sangue non può più scorrere liberamente perché ogni dieci centimetri viene bloccato od ostacolato. I torrenti e i fiumi sono le arterie dei nostri ecosistemi e perché la terra possa essere in salute dovrebbero poter scorrere liberamente. Sia bene inteso, la nostra società deve molto all'energia idroelettrica: senza le grandi opere di derivazione, costruite perlopiù nel secondo dopoguerra, lo sviluppo del Trentino non sarebbe certo stato così rapido e profondo. Ciò che è stato non può tuttavia ipotecare ciò che potrebbe essere, tanto più che il nostro territorio subisce ormai da anni un vero e proprio assalto alle acque da parte dei costruttori di centrali mini-idrolettriche: quanto di più distruttivo ci possa essere da un punto di vista ambientale.

Esistono nuove vie per una gestione adeguata e sostenibile delle acque nostri fiumi ed è proprio il mondo della scienza ad indicarcele. In una pubblicazione del 2007, ad esempio, il team di ricerca dell'ingegnere slovacco Michal Kravčík ha proposto un concetto che, ai più, potrebbe sembrare contro-intuitivo: per riuscire a mantenere più acqua in quota, condizione necessaria per la salute degli ecosistemi che vengono nutriti a valle dai torrenti e dai fiumi, basterebbe semplicemente lasciare che l'acqua scorra. La maggiore evaporazione superficiale, insieme ad altri fattori, permetterebbe infatti di conservare nelle terre alte, grandi quantità di acqua, che sarebbe poi disponibile in periodi di siccità o utilizzabile all'occorrenza. 

Ancora una volta dunque la natura si dimostra molto più efficiente di qualsiasi opera umana. Talvolta sarebbe importante ricordarsi della straordinaria perfezione di ciò che ci circonda, lasciandolo proprio così com'è.

Tommaso BonazzaComitato Salv'Arno

Il comitato SalvArnò nasce nel 2015 per difendere il torrente Arnò, affluente della Sarca che scorre per 11 km nelle Giudicarie interiori, da un progetto di sfruttamento a scopo mini-idroelettrico proposto da una società privata. Insieme all'amministrazione comunale di Sella Giudicarie, i componenti del comitato, formato da semplici cittadini, battagliano per impedire la costruzione di una centralina che deturperebbe irrimediabilmente il tratto di Arnò sul quale sussiste la richiesta di concessione, oltre ad alterare le caratteristiche di pregio ecosistemico delle acque. Il mese scorso è stata accolta la richiesta di allargamento dei confini del Parco Adamello Brenta avanzata dal comune di Sella Giudicarie, ad includere il tratto di torrente sul quale il privato intenderebbe costruire. I SalvArnò hanno salutato con grande soddisfazione questa notizia.

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