Cercasi Giusti in Europa

Stampa

Immagine: Riforma.it

Almeno 200mila persone hanno sfilato sabato scorso nel centro di Milano per la manifestazione antirazzista. Tra le anime di “People-prima le persone” alcuni volti celebri della politica, dello spettacolo e del giornalismo italiano ma soprattutto un mare di folla con bandiere della pace e cartelli che inneggiavano all’uguaglianza, al rispetto e ai diritti umani. Solo un mese prima, il 2 febbraio, con “L’Italia che resiste”, lunghe catene umane di cittadini e associazioni “autoconvocati in maniera spontanea” si erano strette attorno ai comuni di numerosi centri abitati in segno di protesta (e resistenza) contro le scelte disumane attivate col cosiddetto “decreto sicurezza” varato dal governo alla fine del novembre scorso. 

Cosa questo abbia a che fare con oggi, Giornata europea dei giusti? Presto detto. A dispetto delle sparate da bar che negano un aumento del clima di odio in Italia, l’impennata di scritte razziste, della visibilità dei gruppi apertamente neo-fascisti e nazisti, la violenza verbale e fisica esercitata verso stranieri o “cittadini italiani non bianchi” giustificano la preoccupazione per l’odio dilagante espresso dalla città di Milano, così come da tante altre comunità negli ultimi mesi. La storia ci racconta quanto breve sia il passo tra la violenza verbale e quella fisica, eppur ben poco ci insegna a come porre fine a una escalation che di fatto trasforma episodi che sarebbero stati del tutto inaccettabili per l’opinione pubblica poco tempo fa in una situazione disdicevole ma meno grave. Che ci sia bisogno di nuovi “Giusti”? Certo, sempre. Perché in un mondo in cui le ingiustizie la fanno da padrone e razzismo-xenofobia-discriminazione tornano a essere espressi con orgoglio e a volto scoperto, la “banalità del Giusto” fatica a imporsi nel linguaggio pubblico.

È questa la ragione che ha indotto il Parlamento Europeo ad accogliere nel 2012 l’appello fatto da Gariwo-la foresta dei giusti, e sostenuto da migliaia di politici, intellettuali e cittadini europei, per l’indizione della “Giornata europea dei giusti”, ricordando coloro che si erano impegnati a soccorrere i perseguitati durante i genocidi e a difendere la dignità umana calpestata nei sistemi totalitari, qualsiasi esso sia, passato o presente. Il giorno non è stato scelto casualmente ma corrisponde alla data della scomparsa dell’artefice del Viale dei Giusti Moshe Bejski, ebreo superstite dell’Olocausto e ideatore del concetto dei “Giusti”, ossia di tutte quelle persone che hanno agito secondo coscienza anche rischiando la propria vita per realizzare tali ideali. Non occorre solo guardare alle vicende della Shoah; anche i recenti conflitti della ex Jugoslavia o del Ruanda raccontano molte di queste storie, e tante altre sono da scrivere. Storie di effettivo eroismo, di chi non ha accettato di restare indifferente ma si è esposto in prima persona. Recentemente la senatrice a vita Liliana Segre, anche lei testimone della Shoah, ha invocato il vaccino contro l’indifferenza spiegando che “nell'evocare la Shoah non scrivete violenza, razzismo, dittatura e altre parole ovvie, scrivete ‘indifferenza’: perché nei giorni in cui ci rastrellarono, più che la violenza delle SS e dei loro aguzzini fascisti, furono le finestre socchiuse del quartiere, i silenzi di chi avrebbe potuto gridare anziché origliare dalle porte, a ucciderci prima del campo di sterminio”. Una indifferenza generale oggi rivolta a quelle centinaia di migranti che muoiono nel mar Mediterraneo. “Oggi percepisco”, dice la Segre, “la stessa indifferenza per cui vorrei che tutti partecipassero con pietà e umana commozione al dramma di tanti bambini resi orfani e adulti perseguitati o cacciati di casa, ora come allora”.

Allora, oggi. Il parallelismo continua a essere sollevato. Ricordare i Giusti di decenni fa come di episodi più recenti non significa avere gli occhi rivolti al passato ma trasmettere un forte messaggio educativo alle nuove generazioni e tramandare i valori europei più alti, nonostante troppo spesso recentemente appaiono essere soffocati da interventi politici e di piazza che vanno in tutt’altra direzione. Eppure qualcosa si muove. La donna che lo scorso ottobre durante una manifestazione fascista “nostalgica” a Predappio in memoria della marcia su Roma indossò una maglietta con la scritta “Auschwitzland”, con tanto di immagine che imitava il logo del parco divertimenti di Disneyland, è stata condannata a pagare una multa da 9.050 euro dopo che era stata denunciata dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) per apologia del fascismo. Le molteplici reazioni succedute alla polemica sollevata dalle affermazioni di una consigliera provinciale leghista trentina in relazione all’“occupazione delle altalene” al parco da parte di bambini stranieri, con tanto di canzoni virali che hanno fatto il giro della rete per settimane, hanno fatto alzare lo sdegno dell’opinione pubblica. Così come le diverse storie di uomini o di donne che su un mezzo di trasporto pubblico, sia esso treno o bus, alzano la voce in difesa di una persona di colore offesa o addirittura spintonata da altri passeggeri. Il fatto che questi episodi facciano notizia e attivino al contempo la fervente fantasia degli amanti dei complotti mediatizzati ci deve dare da pensare: è in un mondo dove verità e falsità sono messe ugualmente a disposizione dei tanti “tifosi” intenti a voler confermare le proprie certezze che c’è necessità di “Giusti”. Che c’è necessità di Persone.

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è presidente della cooperativa EDU-care e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

Ultime notizie

La terra che dorme

21 Marzo 2019
A Ulan Udè (la Porta Rossa) diparte la Transmongolica, ferrovia a binario unico e non elettrificata, che attraversa la Mongolia passando per Ulan Bator. (Matthias Canapini)

Jair Bolsonaro e il futuro dei circa 300 popoli indigeni

20 Marzo 2019
Bolsonaro fin dal primo giorno di mandato non ha perso occasione per attaccare i diritti territoriali dei popoli indigeni del Brasile. (Alessandro Graziadei)

La nuova destra europea frena la lotta al riscaldamento globale

20 Marzo 2019
Sul finire di un inverno insolitamente tiepido su tutta l’Europa occidentale, bisogna chiedersi: l’Unione europea sarà in grado di fare la sua parte per contrastare il riscaldamento globale? Stiamo...

Economia circolare: l’Ue alla ricerca dell’anello mancante

19 Marzo 2019
La Commissione europea ha pubblicato una relazione completa sull’attuazione del piano d’azione per l’economia circolare adottato nel dicembre 2015  «per spianare la strada verso un’e...

La verità sull’industria del latte

19 Marzo 2019
Cosa succede quando si perde di vista la realtà. (Anna Molinari)