“Cacao corretto”: si coltiva la specie autoctona e più pregiata dell’Ecuador

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Foto:  Greenreport.it

Los Rios è una regione centrale dell’Ecuador, tradizionalmente dedita all’agricoltura e soprattutto al cacao: ci sono piante antiche di cacao che hanno 40 -50 anni e che sono tuttora produttive. I terreni dei piccoli produttori e le loro aziende agricole (fincas) si inseriscono oggi in una zona molto vasta di monocoltura di banane, e la maggiore estensione appartiene ad una impresa cinese che gestisce più di 500 ettari di banani i cui frutti sono tutti destinati all’esportazione. La coltivazione di banane ha ridotto fortemente la disponibilità di terra per i piccoli contadini della zona e ha messo anche a rischio i loro terreni incontaminati, visto che la produzione intensiva di banane richiede un uso massiccio di pesticidi, distribuiti nei campi più ampi per via aerea. Per questo non devono stupire i sacchetti di plastica che coprono i frutti già presenti sulla pianta.

A rendere ancora più difficile le condizioni di vita e lavoro della zona è stata anche la costruzione nel 1988 di una diga che ha contenuto il grande rio. Il bacino artificiale è stato creato per fornire acqua nelle zone costiere della regione di Manabì, e ne hanno beneficiato soprattutto i pochi latifondisti che coltivano oggi su larga scala cacao, uva e mango. Apap (Associazione de producion agricola cacao Nacional Centro del Pais)  è un’associazione di produttori  è nata nel marzo del 2016 grazie al progetto di Cospe Cacao corretto e conta oggi 30 soci attivi ed un bacino di circa 200 piccoli produttori che producono il cacao nazionale, ovvero la specie autoctona e più pregiata di cacao. L’associazione è nata per fornire una serie di servizi quali un centro di raccolta e un essiccatoio che sono in via di completamento, ma anche per mettere insieme i raccolti ed avere maggiori capacità di contrattazione nei confronti degli intermediari, che nella zona risultano particolarmente numerosi e aggressivi nei confronti dei piccoli produttori. Deducono un 25-30% sul prezzo di mercato e lucrano pure rispetto alla pesa del raccolto.

Le 500 famiglie che vivono di cacao nella zona rappresentano la tradizione della coltivazione. Incontriamo presso il centro di raccolta la fondatrice del villaggio Donna Concha da cui prende il nome anche il paese più vicino alla diga, che racconta come da quando è arrivata nella zona, all’età di 20 anni, ha sempre coltivato cacao insieme alla sua famiglia e ora continua con i figli e i nipoti a preservare il terreno usando delle tecniche di floricoltura che permettono una protezione naturale della pianta di cacao e nessun uso di prodotti chimici per coltivarlo. Nella piccola località di La Concha gli abitanti, che sono in gran parte gli stessi piccoli produttori, hanno lottato per avere dei servizi, una scuola con 2 maestre per 50 bambini di età diverse che vanno dai 4 ai 10 anni, dei trasporti pubblici mentre manca ancora un centro di salute.

Qui molti dei giovani, che studiano fino al diploma nelle vicina cittadina di Bonafé, hanno deciso di rimanere a coltivare cacao insieme alle loro famiglie. Sono soprattutto questi giovani agricoltori che vorrebbero sviluppare nuove opportunità legate al cacao. Innanzitutto vorrebbero migliorare la qualità ma anche e soprattutto il prezzo di vendita, legato alla borsa internazionale e ancora troppo a spregiudicati intermediari. Le ragazze più giovani vorrebbero anche arrivare a produrre pasta di cacao, un semilavorato, e magari anche delle barrette, sebbene il consumo nazionale sia molto ridotto.

Sta crescendo la consapevolezza in questo, come in altri gruppi associativi di produttori, della specificità e dell’altissima qualità del cacao nazionale ecuadoriano, che ha un aroma unico. L’85% della produzione mondiale di cacao infatti è assicurata da una varietà di cacao CCN51 importato dall’Africa mentre l’aroma nazionale ecuadoriano ha delle caratteristiche organolettiche e un aroma davvero speciale, che si presta ad una produzione di cioccolato di altissima qualità e che meriterebbe di riconoscere ai produttori prezzi ben diversi. Migliorare la condizione dei piccoli produttori di cacao significa migliorare le condizioni di vita di centinaia di famiglie ecuadoriane che da questo prodotto dipendono, oltre che arginare gli effetti devastanti delle monocolture e dell’accaparramento di terre (landgrabbing), che oltre ad un fortissimo impatto ambientale mette a rischio la sovranità alimentare di molte comunità locali.

Da Greenreport.it

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