Biblioteche di cittadinanza

Stampa

Foto: Facebook.com

Ognuno di noi dovrebbe maturare la consapevolezza che spesso le cose che giudichiamo ormai inutili possono avere una seconda vita ed evitare di finire nella massa indifferenziata ed esponenziale dei rifiuti! Questo hanno pensato gli operatori ecologici della città di Çankaya, un distretto di Ankara, quando hanno deciso di raccogliere tutti i libri che trovavano nei cassonetti. Così libro dopo libro, l’iniziativa ha dato vita prima ad una biblioteca privata condivisa fra le famiglie degli addetti alla raccolta, e dopo, visto il successo e la quantità di libri raccolti, la biblioteca è diventata pubblica. Per il sindaco di Çankaya, Alper Tasdelen, l’importanza di questo progetto, nato del settembre del 2017, sta “nel riuso, nella condivisione e nella fondamentale sussidiarietà del contributo”. Solo “Quando ognuno ha iniziato a supportare e contribuire a questa idea, il progetto si è concretizzato”.

L’idea di dare vita a questa “biblioteca rifiutata” attraverso una scelta ecologica e comunitaria ha favorito anche un’opera di riqualificazione urbana e la creazione di un nuovo posto di lavoro. Per realizzare la biblioteca, infatti, è stato necessario trovare un edificio adeguato, individuato in un piccolo stabile dismesso e visto il successo dell’iniziativa, la città ha assunto un bibliotecario a tempo pieno affinché si prenda cura del servizio. Attualmente la biblioteca vanta più di 6.000 libri, inclusi volumi scientifici, un’intera sezione per i bambini e persino libri in francese e inglese, ed ha trasformato il piccolo stabile in un luogo di incontro e cultura: numerosi giovani e studenti usufruiscono del servizio di prestito, altri si intrattengono nell’area dedicata agli scacchi (sempre recuperati dalla spazzattura), mentre sono molti i ciclisti di passaggio che si fermano per una tazza di te accompagnata dalle pagine di un buon libro.

I libri che per alcuni rappresentavano un rifiuto da abbandonare sono divenuti una risorsa, o meglio un bene comune, anche a Bogotà in Colombia, dove José Alberto Gutiérrez dal suo primo giorno di lavoro come operatore ecologico nel 1997 ha raccolto tutti i libri che ha trovato tra i rifiuti. Questo esempio di “cultura circolare” basata sul riciclo è cominciata con il famoso Anna Karenina di Tolstoj, abbandonato in un cassonetto di un quartiere benestante di Bogotà. Piano piano in José si è insinuata un’idea: creare una biblioteca per gli abitanti del suo più povero quartiere. In vent’anni di attività, José ha accumulato più di 20.000 volumi, conservati nella sua casa-biblioteca dove chiunque durante il weekend può bussare alla sua porta e scegliere se accomodarsi a leggere un libro oppure prenderlo in prestito. Una piccola missione che ha un notevole valore sociale, soprattutto in un contesto economico dove i libri, non essendo considerati bene primario, non sono acquistati e dove le biblioteche pubbliche non sono sempre pensate per avvicinare chi ha meno possibilità economiche.

Ma l’obiettivo di una biblioteca non è solo quello di offrire un servizio culturale, a volte si rivela estremamente utile per "fare comunità". È il caso della “Biblioteca Rembrandt 12” di Milano, un indirizzo diventato dal 2013 la sede della prima biblioteca condominiale milanese grazie all’impegno del suo fondatore, Roberto Chiappello, ed alle numerose donazioni private che ha ricevuto questa sala di lettura nata in un piccolo spazio adiacente la portineria di un palazzo di via Rembrandt che, da solo, conta circa settanta inquilini. “Abbiamo cercato di abbattere le distanze tra gli inquilini del palazzo, di dialogare con i condòmini per verificare se anche da parte loro ci fosse la volontà di creare finalmente un nostro spazio, adibito al dialogo e al confrontoha spiegato Chiappello. L’iniziativa, però, non è rimasta chiusa ai condomini, ma si è aperta al vicinato coinvolgendo il quartiere, perché, come ha ricordato il suo fondatore, “Bisognava riprendere in mano la vita sociale del quartiere”. Proprio alla luce di questo obiettivo, una sezione della collezione è stata dedicata a bambini e ragazzi, che vengono coinvolti anche attraverso l’organizzazione di proiezioni settimanali, occasioni di aggregazione molto utili anche per i genitori. 

A Roma da quasi un anno troviamo invece un bell’esempio di collaborazione tra cittadini e istituzioni, in nome della lettura: è la BiblioFeB (Biblioteca Falcone e Borsellino), una biblioteca pensata e creata il 29 marzo 2017  dai genitori dei bambini che frequentano l’Istituto Comprensivo Falcone e Borsellino di Via Reggio Calabria 34. In una delle aule della Scuola a disposizione degli allievi e degli insegnanti la mattina e del quartiere il pomeriggio, è possibile trovare centinaia di libri per bambini da 0 a 10 anni e partecipare a specifici laboratori dedicati ai bambini. L’obiettivo? “Reinventare il quartiere e la scuola, creare un luogo di interesse comune dove la comunità si stringa e diventi più coesa e capace di ricostruire e valorizzare il tessuto sociale di questo territorioha spiegato Francesca Morpurgo, presidente dell’associazione Genitori Falcone e Borsellino. La realizzazione di BiblioFeB è stata resa possibile attraverso l’idea progettuale di Libera Biblioteca PG Terzi, la raccolta fondi dei genitori delle bambine e dei bambini che frequentano l’I.C. Falcone e Borsellino di via Reggio Calabria, riuniti nell’associazione Genitori Falcone e Borsellino, la ristrutturazione dell’aula grazie al Municipio Roma II, mentre i libri sono arrivati in seguito alla vittoria del bando “Acea per Roma 2014″. È questo un altro ammirevole tentativo di dare concretezza a quel concetto a volte un po’ astratto di "cittadinanza globale", attraverso “biblioteche di cittadinanza” capaci di far dialogare le generazioni, le comunità e talvolta anche le istituzioni.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

Ultime notizie

Rifugiati, quando l’umanità si muove

20 Giugno 2018
Oppure va alla deriva insieme ad ogni sentimento di umanità e solidarietà. (Lia Curcio)

Drogati per lavoro

19 Giugno 2018
Come sopravvive ai ritmi di lavoro la comunità Sikh dell’Agro Pontino? (Alessandro Graziadei)

Cambiamenti climatici e sicurezza alimentare

18 Giugno 2018
Contesti, scenari ed esperienze di un progetto pilota in Tibet. (Anna Molinari)

Gli sponsor della generazione antimigranti

18 Giugno 2018
Lo scorso aprile sul valico del Monginevro, comune francese dove passa la linea di confine tra Italia e Francia, si è assistito a un evento assurdo quanto foriero di tristi presagi. Il colle è dall...

Noi, i ribelli dell’Oro rosso. Da noi la passata di pomodoro è etica

17 Giugno 2018
Contratti regolari e produzione bio: in Puglia c’è chi coltiva i pomodori senza gli schiavi da due euro l’ora. (Elena Comelli)