Bari il cibo torna in circolo (per i poveri)

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C’è il pasticciere che telefona e dice «venite, ci sono i cornetti pronti, li ho appena sfornati»; c’è il panettiere che riempie la cesta di panini e aggiunge un po’ di focaccia che da queste parti chiamano «ruota» per la forma circolare; e poi ci sono il fruttivendolo che prepara frutta e verdura «rigorosamente biologiche», l’anziana che dopo aver cucinato per figli e nipoti si fa volentieri qualche isolato a piedi pur di portare una teglia di orecchiette, i residenti della comunità palestinese che consegnano i falafel mediorientali o i mauriziani con i piatti tipici ricchi di spezie che regalano sapori e colori. Sono alcuni dei protagonisti silenziosi che ogni giorno alimentano la catena virtuosa dei frigo solidali, il progetto varato per la prima volta in Italia a Bari grazie a un’idea dell’associazione Kenda onlus e portato avanti in collaborazione con Aps Farina 080 onlus, Link-sindacato studentesco, Zona Franca, The Hub e Comune. 

L’iniziativa è mirata ad arginare l’ondata di cibo che finisce nella spazzatura, alleviare il disagio di gente in difficoltà e cementare un senso di comunità. La merce invenduta dei negozi, ma anche i prodotti di prima scelta e persino quanto viene preparato nelle cucine di famiglie che non hanno né hanno mai avuto il problema di un pasto caldo, finisce in quei frigoriferi con sei scomparti a vetrinetta diventati gli avamposti di una rete, costruita passo dopo passo attraverso un rigoroso lavoro di programmazione. «Non è stato facile, basti pensare allo scetticismo che può esserci nel prendere cibo proveniente da altre persone», racconta Saverio Fanfulla, volontario di Kenda: «La difficoltà più grande è stata proprio attivare la comunità, convincerla a rompere quel muro di diffidenza che può sorgere in esperienze di questo genere». 

Adesso i frigo solidali sono sette, sul maniglione c’è scritto «aprire solo in caso di solidarietà», contengono prodotti etichettati di cui si conosce la tracciabilità e sono sistemati in diversi punti della città: dalle zone centrali a quelle in estrema periferia passando per il multietnico rione Madonnella. «Nulla viene lasciato al caso», precisa Antonio Spera, uno dei fondatori di Aps Farina 080 onlus, l’associazione che con il progetto «Avanzi Popolo» ha ricevuto l’onorificenza al merito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «La nostra attività consiste nel raccogliere il cibo - spiega Spera - e nel farlo arrivare a destinazione in condizioni ottimali e nel minor tempo possibile: per questo abbiamo tracciato una mappa nei luoghi dove poter intervenire più rapidamente». 

Solidarietà a chilometro zero. O quasi. Al punto che per fare prima e meglio è sceso in campo un drappello di pattinatori e ciclisti: la sera passano per i negozi e raccolgono la merce. «Ritiriamo anche il cibo preparato per i matrimoni, siamo in contatto con le società di catering e collaboriamo stabilmente con 40 esercizi commerciali», racconta Spera. «Spesso sono loro a chiamarci». Come accaduto il 26 dicembre scorso, quando è arrivata la telefonata di un commerciante: «Ho venti polli al girarrosto fumanti, fate presto», ha detto. E mentre da tutta Italia piovono telefonate di associazioni interessate al progetto, qui si pensa al futuro e l’assessore comunale ai Servizi sociali, Francesca Bottalico, annuncia il Bari Social Food e Cibo sociale: una rete di raccolta attraverso un programma informatizzato con detrazioni fiscali per i donatori. Come dire: non sprecare fa bene. E conviene.

Bepi Castellaneta  da Corriere.it

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