B’Tselem: erano civili la metà delle vittime dell'offensiva israeliana 'Piombo fuso'

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Attacco di Israele con fosforo bianco su una scuola a Gaza - Foto: B'Tselem

Dei circa 1400 morti causati dall’operazione “Piombo fuso”, l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza del gennaio scorso, oltre la metà erano civili. A sostenerlo è l’organizzazione non governativa israeliana B'Tselem, il Centro israeliano per i diritti umani nei Territori palestinesi, che nei giorni scorsi ha pubblicato un bilancio aggiornato del conflitto (il rapporto in inglese in pdf) , effettuato sulla base di proprie ricerche.

"Nella campagna militare iniziata il 27 dicembre 2008 e conclusasi il 18 gennaio dell’anno successivo – afferma un comunicato dell'Ong rilanciato dall'Osservatorio Iraq– sono morti 1.387 palestinesi. 773 di loro “non hanno preso parte al conflitto”; 320 erano i minorenni e 111 le donne. Delle altre 614 vittime – si legge nel documento – solo 330 hanno preso parte alle ostilità, mentre 248 erano agenti della polizia palestinese, uccisi per lo più nel corso dei bombardamenti delle caserme compiuti durante il primo giorno dell’offensiva israeliana".
B’Tselem precisa anche che “dietro le fredde statistiche ci sono storie personali scioccanti”. “Intere famiglie sono state uccise; genitori hanno visto i figli colpiti a morte davanti ai loro occhi; e interi quartieri sono stati cancellati”. In precedenza, un bilancio dell’offensiva israeliana era stato stilato dal Centro palestinese per i diritti dell’uomo (Pchr). Stando a questa fonte, i morti palestinesi sono stati 1.419, di cui 1.167 erano “non combattenti”; tra loro, 918 erano i civili (di cui 111 donne e 318 minorenni) e 249 poliziotti non coinvolti nelle ostilità.

Le conclusioni del rapporto del Pchr e di B’Tselem – “frutto di mesi di meticolose indagini e incroci di numerose fonti” - sono state tuttavia già respinte dall’esercito israeliano, secondo cui le cifre citate si basano "su statistiche false" provenienti da organizzazioni interessate a gonfiare la proporzione di civili tra le vittime. A detta dell’esercito di Tel Aviv, i morti palestinesi sono stati 1.166, di cui 709 legati al movimento islamico Hamas e ad altre organizzazioni armate. "Esercito e ong concordano invece sul numero di israeliani morti durante l’offensiva. Si tratta di nove persone: tre civili e un agente della sicurezza uccisi dai razzi palestinesi lanciati da Gaza, a cui vanno aggiunti cinque soldati morti nei combattimenti nella Striscia" -conclude la nota.

Amnesty International mantiene attivo l'appello con cui chiede alle autorità israeliane di cooperare in pieno con la missione internazionale e indipendente per l'accertamento dei fatti avviata dal Consiglio per i diritti umani dell'Onu, guidata da Richard Goldstone e con altre indagini internazionali sulle violazioni del diritto internazionale ad opera di tutte le parti in conflitto.

Va ricordato che già dallo lo scorso aprile Amnesty International ha chiesto che l'esercito israeliano renda pubblici i dettagli dei risultati dell'indagine condotta su alcuni degli attacchi effettuati durante i 22 giorni di offensiva su Gaza, secondo la quale le sue Forze militari "non hanno commesso violazioni", ma solo "rari errori", alcuni dei quali potrebbero aver causato l'uccisione di civili palestinesi.

Dal 10 al 17 ottobre si terrà in Israele e nei Territori occupati "Pace in Medio Oriente", la settimana per la pace promossa dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Piattaforma delle Ong italiane per il Medio Oriente e dalla Tavola della pace in collaborazione con la Rete Europea degli Enti Locali per la Pace in Medio Oriente. [GB]

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