Australia, nuova meta dell’emigrazione europea

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Veduta di Sydney – Foto: blogdiviaggi.com

Recentemente ha fatto notizia la decisione del governo australiano di stanziare l’equivalente di 3,2 milioni di euro per cercare giovani disposti a trasferirsi in Australia per svolgere alcune professioni speciali: esperto del divertimento (nel Nuovo Galles del sud, capitale Sydney), fotografo di lifestyle (Victoria, capitale Melbourne), esploratore dell’outback, ossia il profondo entroterra (Territorio del Nord), ranger dei parchi nazionali (Queensland), guardiano della fauna selvatica (Australia Meridionale) e specialista gustatore di cibi e vini (Australia Occidentale).

Non sono mai stato in Australia, a differenza di molti miei amici che hanno scelto Melbourne, Sydney, Brisbane e Perth come meta dei loro studi e della loro carriera professionale. Alcuni hanno scelto di emigrare per lo stile di vita e la natura selvaggia; altri, come Daniela Bandelli che ne ha scritto su Unimondo, hanno scelto l’Australia soprattutto per le possibilità di impiego altrimenti negate in Italia.

Quello dell’emigrazione di giovani europei ed italiani verso l’Australia è divenuto, negli ultimi anni, un fenomeno massiccio. Tra il 2006 e il 2011, le richieste di visto di lavoro in Australia avanzate da giovani italiani sono aumentate del 119%. Ottenere un permesso è relativamente facile perfino per chi non ha titoli particolari. Molti dei miei conoscenti sono partiti con il Working Holiday Visa, che permette a persone senza alcuna qualifica di andare a vivere e lavorare in Australia per un anno. Le opportunità sembrano davvero essere infinite: cuochi, camerieri e operai specializzati, ma anche architetti, ingegneri, avvocati. In Australia pare esserci posto per tutti: altri conoscenti sono arrivati in Australia tramite il programma ‘General Skilled Migration’, che consente a persone con particolari capacità desiderabili di trasferirsi in Australia senza bisogno di una sponsorizzazione da parte di un datore di lavoro. Ottenere un permesso di lavoro per l’Australia, insomma, è relativamente facile.

La storia delle migrazioni insegna che trovare lavoro in un Paese straniero può essere difficile. In Australia non è così. Il mercato del lavoro è molto flessibile: trovare e cambiare impiego è particolarmente facile. Inoltre, anche se il costo della vita è elevato, anche la retribuzione è normalmente molto generosa e agli occhi di noi europei permette di accumulare una mezza fortuna nel giro di pochi mesi. I racconti degli italiani espatriati in Australia rivelano un paragone spietato per la situazione italiana, dove “una volta che trovi un lavoro sai che devi tenertelo stretto, che il capo ci mette un secondo a rimpiazzarti e che invece tu impiegherai mesi a trovarne un altro. E così si sopportano a lungo situazioni anche molto frustranti. Qui [in Australia] è esattamente l’opposto. La gente si sposta spesso, cambia occupazione di continuo. Tutti hanno l’opportunità di vivere a pieno la propria vita. Sei stufo del tuo lavoro? Nessun problema. Ti licenzi e ne provi un altro. In poco più di tre mesi ho già cambiato quattro impieghi. Ora ho un contratto full time, guadagno 800 dollari australiani a settimana, pago le tasse e ho l’assicurazione medica. Tutte cose che in Italia non avevo mai visto”. Oggi si stima che redditi medi australiani sono il doppio di quelli della media europea, oltre ad essere a un quarto sopra rispetto a quelli degli Stati Uniti, a un terzo sopra a quelli del Giappone.

Tuttavia, non si parte sempre e solo per i soldi, ma anche per le opportunità che un Paese offre. L’Australia è una nazione multiculturale di appena 22 milioni di abitanti su un territorio esteso all’incirca come tutta l’Europa, dove pochi centri urbani iper-moderni penetrano una natura selvaggia e incontaminata e che affascina per la sua naturalezza, vivacità, mancanza di riserve, un agio assoluto con gli stranieri. Si tratta del Paese che dal 2011 domina la classifica mondiale OCSE per i migliori standard di vita.

Negli ultimi anni, grazie al boom economico, l’Australia si è trasformata velocemente. L’aumento del potere d’acquisto internazionale ha portato australiani giovani e vecchi viaggiare all’estero sperimentando tante nuove destinazioni. Questo è stato possibile soprattutto perché l’Australia è rimasta ai margini del naufragio finanziario globale, grazie soprattutto a un ciclo economico influenzato positivamente dal buon andamento del settore delle materie prime quali minerali ferrosi e carboni. La prosperità degli ultimi due decenni ha contribuito a migliorare la sicurezza finanziaria e la qualità dei servizi sociali. L’Australia, in questo modo, ha accresciuto il proprio peso diplomatico nelle relazioni internazionali. Al tempo stesso, il Paese ha evitato le tensioni che hanno messo a dura prova le istituzioni democratiche di molti paesi in Europa e lo stallo politico degli Stati Uniti d’America. Insomma: quello successivo alla recessione del 1990-91 è stato un ottimo periodo non solo per il business, ma anche per la società australiana nel suo insieme.

Oggi alcuni esperti - relativamente isolati, per la verità – suggeriscono che il periodo d’oro potrebbe avere i giorni contati. Un recente articolo pubblicato su un giornale di Melbourne rileva che l’Australia si trova davanti ad un bivio: continuare come se non fosse nulla oppure riconoscere che negli ultimi vent’anni si è vissuto al di sopra dei propri mezzi e che è giunto il momento di cambiare. L’autore dell’articolo, un famoso docente universitario all’Università di Melbourne, suggerisce che gli australiani hanno una grande sfida davanti se vogliono evitare che le eredità economiche e politiche del lungo boom lascino molti rimpianti. Basta guardare ad altri, recenti, esempi storici per accorgersi dei pericoli di uno sviluppo economico forsennato. La rapida espansione economica delle Tigri asiatiche prima e della Tigre Celtica poi hanno lasciato tante rovine. Dopo alcuni anni di sbronza, Giappone, Hong Kong, Singapore, Taiwan, Corea e Irlanda si sono svegliati con enormi problemi e alcuni decenni davanti per risanare le proprie economie. Tale rischia essere la situazione dell’Australia una volta esaurito lo slancio dell’attuale boom economico.

Lorenzo Piccoli

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