Australia: misure più restrittive verso i boat people

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Alla fine della scorsa settimana, l'Australia ha annunciato che introdurrà misure più severe per il controllo delle frontiere per affrontare i nuovi arrivi di boat people. Ha anche dichiarato che queste misure rifletteranno il proprio impegno per mantenere gli obblighi internazionali di protezione. Secondo la proposta di legge, che non è stata ancora visionata dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), tutte le persone che arriveranno via mare, che approdino sulla terraferma o nell'area extraterritoriale offshore (ovvero quei luoghi esclusi dal 2001 dalle cosidette zone di migrazione dell'Australia, tra cui le isole Ashmore e Cartier nel mare di Timor, le isole Christmas e Cocos nell'Oceano Indiano, i luoghi offshore e altre istallazioni*) verranno trasferite offshore per l'esame della domanda d'asilo.

L'UNHCR è al corrente delle difficoltà e condivide le preoccupazioni del governo nel combattere il traffico di persone e gestire gli ingressi irregolari nel proprio territorio, inclusi gli arrivi di barche non autorizzate. Tuttavia, le nuove misure proposte sollevano serie preoccupazioni. In particolare, la dichiarata intenzione di portare al largo le persone che approdano sulla terraferma australiana - che dovrebbero invece ricadere normalmente nell'ambito della legge sull'immigrazione e veder giudicata la propria domanda in Australia - renderebbe l'Australia responsabile nei confronti dei rifugiati in buona fede trasferiti altrove.

Se questo dovesse realmente accadere, l'evento rappresenterebbe uno sfortunato precedente essendo la prima volta - a quanto è noto all'Agenzia - che un paese con un sistema d'asilo funzionante e credibile, in assenza di una situazione anche lontanamente paragonabile a un flusso di massa, decide di trasferire altrove la resposabilità di decidere su domande d'asilo presentate sul territorio dello stato.

Ancora più preoccupante è l'assenza di chiare indicazioni su quale potrebbe essere la natura della prevista procedura di esame extraterritoriale. Se non rispettasse gli stessi elevati standard che l'Australia garantisce per le proprie procedure, questo potrebbe equivalere alla penalizzazione per l'ingresso irregolare. La pratica largamente diffusa tra i paesi firmatari della Convenzione sui Rifugiati del 1951, tra cui l'Australia, consiste nel concedere ai richiedenti asilo accesso a una completa e giusta procedura di determinazione dello status di rifugiato per determinare le loro esigenze di protezione. La procedura, implementata dall'autorità statale con la reale possibilità di giungere a soluzioni puntuali e adeguate, esclude qualsiasi possibilità di respingimento forzato verso il paese di origine. Inoltre, i richiedenti asilo dovrebbero poter vivere in condizioni umane e decenti, nel rispetto dell'unità familiare, mentre aspettano che le loro domande vengano giudicate e che venga trovata una soluzione adeguata.

Normalmente, l'UNHCR non si proporrebbe come sostituto nel caso di una consolidata procedura come quella australiana.

* Il governo australiano ha emendato per la prima volta la propria legge sull'immigrazione (Migration Act) nel settembre 2001 e poi ancora nel 2005 per designare certi territori insulari australiani come 'territori offshore esclusi.' Le leggi intendono che qualsiasi persona 'non autorizzata' che arriva in un territorio escluso non potrà richiedere un visto australiano a meno che il Ministro non eserciti il proprio potere discrezionale. Il cambiamento faceva parte di un insieme di misure prese dall'Australia per disincentivare le attività dei trafficanti di persone. Per ulteriori informazioni, http://www.immi.gov.au/facts/pdf/81excised.pdf

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