Assisi 2011: anche i non credenti “pregano” per la pace

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Un momento dello storico incontro di Assisi nel 1986

Il 27 ottobre 1986 ad Assisi avveniva qualcosa di straordinario: esponenti di moltissime religioni di tutto il mondo si erano radunati, su iniziativa di Giovanni Paolo II, nella città di San Francesco per pregare per la pace. Forse è stato il punto più alto dello spirito profetico che in alcune circostanze ha davvero illuminato papa Wojtyla: la preghiera più importante è quella per la pace; essa accomuna tutte le fedi e le credenze nonché la sensibilità di tutti gli uomini di buona volontà; il diritto alla pace è l’inequivocabile desiderio dell’umanità, la quale può avere un futuro soltanto se privilegia la convivenza e la “convivialità delle differenze”. Qualcuno però aveva storto il naso. Cosa ci faceva il Papa accanto alle piume coloratissime di pellerossa americani per altro anche poco vestiti? Certo è che rivedere certe immagini su Youtube desta ancora impressione anche perché un evento di tal genere non si è più ripetuto.

Qualcosa di simile dovrebbe avvenire anche oggi, a distanza di 25 anni, sempre su iniziativa di un Papa, questa volta del meno mediatico Benedetto XVI. Molti leader religiosi si stanno per riunire nella città di San Francesco in quella che è stata denominata Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo.

Ecco alcuni numeri che dimostrano la numerosa partecipazione di esponenti di varie religioni mondiali, oltre che i massimi esponenti delle diverse confessioni cristiane. Dei 76 leader che hanno confermato la presenza, 4 sono in rappresentanza delle religioni tradizionali di India, Africa e America. Ad Assisi parteciperanno 18 esponenti delle religioni del subcontinente indiano, tra cui, 5 personalità indù In totale saranno 3 jainisti, 5 sikh, 1 zoroastriano e, per la prima volta ad Assisi,1 bahai.Tra le altre religioni asiatiche saranno presenti 67 buddisti provenienti da Corea del Sud, Sri Lanka, Myanmar, Cambogia, India, Singapore, Taiwan, Australia e, per la prima volta, dalla Cina. Per il confucianesimo e il taoismo ci saranno rispettivamente tre rappresentanti provenienti da Corea del Sud e tutti da Hong Kong. Dal Giappone arriveranno 17 partecipanti, scintoisti e credenti in altre religioni. Una cinquantina saranno i musulmani (oggi è anche la Giornata per il dialogo cristiano-islamico, giunta alla decima edizione), un numero in crescita rispetto alle edizioni della Giornata di Assisi del 1986 (11) e del 2002 (32). Presenti ovviamente gli ebrei con un delegato del Gran Rabbinato d’Israele, e con il rabbino capo della comunità di Roma, Riccardo Di Segni.

Come scrive il biblista Piero Stefani, evidenziando le differenze di contesto tra i due appuntamenti, occorre rendersi conto di quanto il mondo si sia globalizzato in questi cinque lustri: "Il principio guida della giornata di preghiera mondiale per la pace di Assisi del 27 ottobre 1986 fu: «Assieme per pregare» e non «pregare assieme». Allora non si formulò una preghiera in comune; ogni gruppo pregò separamene per lo stesso scopo: la pace. Quel giorno si ebbe evento eccezionale soprattutto in virtù della presenza di una voce convocante, in quel caso Giovanni Paolo II. Essa fece radunare nella città di San Francesco uomini e donne di religioni diverse provenienti dai quatto angoli del pianeta. Tuttavia, oggi, ogni nostra città è, de facto, una Assisi potenziale, anche se manca chi convoca. Ogni giorno molte preghiere si elevano le une accanto alle altre. A partire dallo stesso luogo esse si innalzano verso lo stesso cielo".

E qui forse cade il palco: se, a livello generale e ufficiale, si riesce più o meno convintamente a far dialogare le religioni, a livello concreto, le nostre città sono divise da simbolici muri che non solo mettono a repentaglio qualsiasi possibile convivenza ma che pure mettono in discussione il diritto umano universale della libertà religiosa, sancito in maniera inequivocabile nella Costituzione italiana. I luoghi di preghiera diventano oggetto di discordia e di propaganda politica, soprattutto per quanto riguarda le moschee.

Anche a livello teologico (che poi incide molto sul terreno concreto della politica) c’è chi si affretta a mettere i paletti all’incontro di Assisi: il vescovo Bruno Forte, dalle colonne del Sole 24 ore (in .pdf), con una prosa a metà tra Bisanzio e Piazza del Gesù, afferma che le religioni non possono essere poste sullo stesso piano ma in un certo senso il cristianesimo le “include” tutte. La via verso la comprensione della diversità sembra ancora lunga. Tuttavia, come accade spesso, ci sono pure segnali innovativi che vanno nella giusta direzione.

All’odierno incontro parteciperanno anche quattro non credenti (termine un po’ ambiguo quasi che ci fossero persone che non credono in nulla): Julia Kristeva, psicanalista e filosofa franco-bulgara, allieva di Michel Foucault, Jacques Derida e Roland Barthes; Remo Bodei, professore di Filosofia all’Università di Pisa; Giullermo Hurtado, filosofo dell’Università messicana UNAM; Walter Baier, economista marxista austriaco. Si tratta di un vero inedito. Forse che anche chi non è religioso può pregare? Ritengo che la ragione più profonda di questa presenza possa essere trovata nel titolo dell’evento, “Pellegrini della Verità, Pellegrini della Pace”.

La Verità non è mai data una volta per tutte, è un cammino, un peregrinare magari avvolto dal dubbio, è un procedere insieme. In fondo è soltanto la coscienza che ci guida: ma non può essere solitaria e chiusa nel sé. La pace si costruisce con una coscienza aperta alle relazioni, per quanto possibile globale e pluralista. Oggi l’identità è il noi, è il mondo intero. Popolato da differenze.

Piergiorgio Cattani

 

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