Amnesty: appello per le donne di Ciudad Juarez in Messico

Stampa

L'attivista Marisela Ortiz - Foto: ©AI

La storia delle donne di Ciudad Juarez in Messico è già tristemente nota. Forse più all'estero che nella stessa famigerata città, protagonista di tanta violenza. Merito dell'attività di sensibilizzazione che le donne dell'associazione 'Nuestras Hijas de Regreso a Casa' (Le nostre figlie di ritorno a casa) svolgono in giro per il mondo dal 2001. Loro, che sono amiche o familiari delle vittime, hanno deciso di trasformare il loro dolore in forza e combattere affinché giustizia venga fatta e sopratutto "ni una mas" sia ancora vittima di una morte così barbara e assurda.

Ma c'è anche chi non gradisce che venga fatta luce sugli oltre 430 femminicidi (omicidi nei confronti di sole donne) e le oltre 600 sparizioni, registrati dal 1993 a oggi, e soprattutto chi teme che prima o poi le responsabilità vengano accertate. A dimostrarlo sono le frequenti minacce subite da chi lavora per le associazioni in difesa dei diritti umani in quel di Juarez e in particolare per 'Nuestras Hijas de Regreso a Casa'.

Minacce e intimidazioni sono cominciate già quando l'associazione muoveva i primi passi, ma si sono intensificate sopratutto quando le fondatrici - con il coraggio che le contraddistingue - hanno iniziato a far conoscere all'estero cosa accade nella loro città e a raccontare la violenza dalla quale nessuno le difende.

L'ultimo episodio in ordine cronologico, si è verificato pochi giorni fa, in occasione della presentazione, lo scorso 16 maggio, proprio a Ciudad Juarez, del film Bordertown. Le attiviste hanno appoggiato il lavoro del regista Gregry Nava (che ha come protagonista Jennifer Lopez), film che racconta la storia di una giornalista americana, giunta a Juarez per un servizio e di una ragazza che riesce a sopravvivere a un'aggressione e riesce a denunciare i fatti, ma anche le persone importanti e insospettabili coinvolte nelle morti delle ragazze. Le socie di 'Nuestras Hijas de Regreso a Casa' hanno considerato la pellicola un mezzo utile per diffondere la conoscenza del tragico problema del femminicidio in Messico. Problema che poi è presente in tutto il centro America ma è Ciudad Juarez ad essere definita dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani "capitale dei crimini contro le donne".

Ma questo affronto non è piaciuto a tutti, il 25 maggio Marisela Ortiz Rivera, Norma Andrade, Mar㭀a Luisa Garc㭀a Andrade, hanno ricevuto un messaggio di posta elettronica in cui venivano accusate di trarre profitto dal film Bordertown e venivano minacciate, insieme alle loro figlie. Un messaggio forte, violento e volgare.

LA CITTA'

Juarez è una città dello stato del Chihuahua, sulla linea di confine con gli Stati Uniti. A separarla da El Paso, prima città statunitense, c'è solo il Rio Bravo. Città di frontiera e importante snodo del narcotraffico dove l'illegalità diffusa e le maquiladoras (le fabbriche di assemblaggio di proprietà straniera che godono di particolari privilegi fiscali) la fanno da padrone. Sono proprio queste ultime ad attirare tanta forza lavoro dal centro del Messico, sopratutto manodopera femminile. Ma una volta arrivate in città le donne e le loro famiglie, si sentono abbandonate e impotenti di fronte alla violenza e impunità che impera nella città.

Per questo sette anni fa, Marisela Ortis Rivera insieme ad altri familiari e amici delle vittime di questi assurdi femminicidi, hanno deciso di fondare l'associazione; innanzi tutto per creare una rete di solidarietà tra le famiglie che hanno perso una parente, ma anche con l'intento di far sapere al resto del mondo che cosa succede a Ciudad Jurez e pretendere giustizia. È con questo intento che la signora Ortiz Rivera era venuta in Italia l'anno scorso, partecipando a una serie di iniziative in alcune città d'Italia tra le quali Torino, Cagliari e Roma. Pochi mesi fa era stata ospite a Tenerife per la festa dell'8 marzo, occasione nella quale denunciava la preoccupazione delle istituzioni cittadine per la cattiva immagine che queste storie davano alla città.

Negli ultimi giorni non sono solo le morti di donne a fare notizia, nella città è in atto una vera e propria faida tra narcotrafficanti, probabilmente per il controllo del territorio. In pochi giorni sono stati ritrovati 10 cadaveri di uomini, alcuni decapitati, altri con segni di sevizie che sembrano per lo più dei codici, e chiari messaggi di intimidazione per altri, tutti riferiti al mondo del narcotraffico. Segno che la tensione nella città è davvero alta e per questo le minacce alle attiviste preoccupano ancora di più.

Ora dall'associazione arriva un appello da mandare alle autorità, affinché garantiscano loro una protezione adeguata. Amnesty International invita a firmare l'appello a questo link.

Elvira Corona

Ulteriore documentazione:

- Comunicato di Amnesty: "Messico, minacce alle attiviste di Nuestras hijas de regreso a casa"

- Rapporto di Amnesty: "Messico, morti intollerabili".

Ultime notizie

La verità sull’industria del latte

19 Marzo 2019
Cosa succede quando si perde di vista la realtà. (Anna Molinari)

Strage di Christchurch: un messaggio anche per noi

18 Marzo 2019
La strage di Christchurch, in cui il giovane suprematista australiano ha ammazzato 50 persone, potrebbe accadere anche in Italia. Ecco perchè. (Giorgio Beretta)

I 100 profughi che soccorrono gli anziani in ambulanza

17 Marzo 2019
Sono circa un centinaio i migranti che fanno servizio civile sui mezzi di soccorso delle Misericordie d’Italia, trasportando anziani e disabili. 

Equilibri interrotti

16 Marzo 2019
Quando un ragazzo inizia a fare uso di stupefacenti ne risente tutta la famiglia: l'associazione Amici di San Patrignano aiuta entrambi. (Novella Benedetti)

Nel bosco della droga

15 Marzo 2019
Rogoredo è una sorta di area franca dello spaccio in “concessione” alle organizzazioni criminali che hanno conquistato un territorio condizionandolo. (Alessandro Graziadei)