Ammalati di sete

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Il documentario si chiude con una panoramica dall’alto: risaie, campi, lavoratori agricoli e acqua, acqua, acqua. Eppure in questo spaccato di mondo il problema si situa altrove, esattamente lì dove l’acqua manca: per il difficile accesso a fonti potabili e per la disidratazione. With every breath, regia di Ed Kashi, racconta in una manciata di minuti quel mondo sommerso di malattia, sacrificio e coraggio che si chiama CKDu. Una sigla soltanto, una sigla che porta nel nome stesso la sua storia: sconosciuta. Si tratta di una patologia cronica che intacca pesantemente le funzionalità dei reni... ma rimane ancora nell’ombraChronic Kidney Disease of Unknown Origin, appunto.

In tutto il mondo, la malattia renale cronica colpisce 1 adulto su 10, ma negli ultimi decenni molti giovani – in primo luogo i lavoratori agricoli provenienti dalle zone più calde, rurali e povere del mondo – si sono presentati in diverse cliniche con fasi avanzate di insufficienza renale, che non potevano essere associate ad altre condizioni di vita. In luoghi come lo Sri Lanka, il Nicaragua, il Perù e l’India, la malattia renale cronica da cause indeterminate sta uccidendo migliaia di persone. Ma nessuno ci fa caso.

Ed Kashi, fotografo e regista americano, ha dedicato gli anni più recenti a documentare gli effetti della CKDu in tutto il mondo. “With every breath”, supportato dalla National Geographic Society, con il collega Tom Laffay racconta la storia di Mary Pacherres, una giovane donna che, “in ogni respiro”, vive la sua stremante convivenza con la stessa malattia che, in Perù, ha ucciso tanti altri giovani e prima di lei i suoi due fratelli. Nei suoi occhi e nei suoi giorni c’è paura, tristezza, dolore: sa che dovrà sottoporsi a dialisi per tutta la vita. Se un tempo diagnosticare il diabete in Paesi come Perù o Nicaragua voleva dire pronunciare una sentenza di morte, oggi il sistema di salute nazionale copre i costi dell’emodialisi. Ma la vita non è affatto scontata. E se come spesso accade i costi della prevenzione sono decisamente più sostenibili rispetto a quelli delle cure – e non solo in termini economici – per la CKDu la gravità del problema è nei sintomi, che appaiono purtroppo solo in fase terminale, e nell’incertezza delle cause. Cause che medici e scienziati fanno risalire alla sete cronica, alla disidratazione e allo stress da calore, ma anche all’azione combinata di pessime condizioni di lavoro e dei cambiamenti climatici, nonché alla contaminazione delle falde acquifere con metalli pesanti e all’esposizione ai pesticidi per uso agricolo. L’acqua assorbe elementi del terreno come l’acido silicico, che si sciolgono in acqua… e sono acidi che, quando vengono ingeriti, non vengono assorbiti dal corpo. I reni fungono da addetti alle pulizie per il nostro sangue. Filtrano le tossine, i metalli pesanti o le parti indigeribili del cibo che mangiamo. Ma fanno fatica quando sono sovraccarichi o non beviamo abbastanza acqua per mantenere il sangue fluido. Una volta danneggiati, resta solo la dialisi per sopravvivere.

La CKDu è una malattia silenziosa, che non dà segni evidenti della sua presenza se non per gli alti valori di creatinina, che si riconoscono però solo dopo essersi sottoposti a specifiche analisi. La CKDu viene contratta da chi lavora all’estrazione del sale – spesso giornalieri a chiamata, quindi senza tutele di alcun tipo – così come dagli agricoltori, che trascorrono gran parte del loro tempo sotto il sole cocente: la disidratazione cronica è conseguenza inevitabile di un lavoro ben lontano dalla patinata immagine pubblicitaria di qualche uomo-che-non-deve-chiedere-mai che sorseggia una bibita fresca mentre gocce di sudore imperlano i suoi muscoli. Qui bere acqua pulita è difficile, anche se acqua non ne manca.

E la storia si ripete anche al di là dei chilometri e dell’Oceano, per esempio nelle vaste risai dell’Andhra Pradesh, nell’India sud-orientale. Questa volta la telecamera segue la vita di una giovane studentessa, Maheshwari, il cui padre è in dialisi e non più in grado di lavorare, scavando pozzi nelle risaie. In 9’ uno spaccato di famiglia e di comunità pesantemente affette dalle conseguenze della CKDu: il cortometraggio Hidden under the Indian sun ne mette chiaramente in luce le ricadute sociali. Cosa succede quando ad ammalarsi è il capofamiglia?L’intera famiglia è colpita. Nonostante il governo indiano partecipi alle terapie di dialisi, rimangono a carico dei singoli le spese di trasporto da e verso l’ospedale (distante anche 40 km) e per vitto e alloggio durante le cure. Questo, che a noi pare forse problematica di poco conto, ad alcune latitudini si traduce in estrema povertà: se il capofamiglia non riesce a garantire il sostentamento non solo del suo nucleo familiare, ma neanche di se stesso durante le cure, sono le donne a dover integrare, aggiungendo questo compito alle loro già gravose attività quotidiane, il reddito necessario alla sopravvivenza.

Non si tratta di casi isolati: in alcune zone del sud dell’India la popolazione affetta da CKDu raggiunge il 20%. La presenza di questa malattia è stata riscontrata in tutto il mondo, dall’America centrale al Medio Oriente all’India: qui ci sono aree, come quella del villaggio agricolo di Balliputtuga, dove la maggioranza della popolazione è costituita da vedove di 30/40 anni. Storie emblematiche di famigle spezzate e comunità mutilate dei rami giovani e rigogliosi, dove la preoccupazione per le generazioni future fa male quanto la malattia. Fa male quanto la solitudine davanti agli occhi ignari del mondo.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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