Ambiente e migrazioni: storie diverse, obiettivi comuni

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Foto: Nicole Martinelli per Stampagiovanile.it

L’atmosfera qui alla COY14 di Katowice è caratterizzata da una sorprendente molteplicità di colori, lingue e culture. Abbiamo deciso di mettere a confronto pensieri differenti sui temi dei cambiamenti climatici e migrazioni che anche se spesso non ci pensiamo sono direttamente collegate.

Gli obiettivi che hanno portato noi ragazzi qui in Polonia per la Conferenza Internazionale dei giovani sui cambiamenti climatici (COY 14) sono comuni: affrontare il problema trovando soluzioni innovative, creative ed efficaci. Ma ognuno di noi proviene da un Paese, da una realtà è  culturale differente e perciò ha una visione diversa del problema. Curiosi di scoprire queste diversità, abbiamo intervistato giovani provenienti da Kenya, Cina e Portogallo, paragonando le loro prospettive riguardo questi temi.

Abbiamo scoperto che il coinvolgimento e l’interesse per le tematiche trattate alla COY14 varia in base ai Paesi di provenienza degli intervistati: Passy Amayo Ogolla, ragazza keniota impegnata con l’associazione Society for International Development nelle questioni climatiche ed energetiche nella parte orientale del continente africano, racconta che il suo Paese è profondamente colpito dai cambiamenti del clima. I problemi che il Kenya deve affrontare attualmente sono siccità e carestie così come le inondazioni, le quali mettono in ginocchio le popolazioni che vivono grazie all’agricoltura e all’allevamento. Passy ha anche evidenziato come questi eventi climatici estremi portino spesso all’inevitabile spostamento di un grande numero di kenioti verso altri Paesi.

Notevolmente diversa la situazione raccontata dalle cinesi Yawen Xu e Chengcheng Mei, membri della CYCAN China Youth Climate Action Network. Nel loro Paese la tematica della salvaguardia del pianeta è messa in secondo piano rispetto all’irrefrenabile sviluppo dell’economia cinese. Al contrario delle realtà africane raccontate da Passy Amayo Ogolla, la Cina non si trova ad affrontare alcuna questione migratoria collegata al cambiamento climatico. Tuttavia, anche se le azioni volte alla lotta contro il riscaldamento globale e l’inquinamento non sono la priorità del loro popolo, la consapevolezza di ciò che sta accadendo alla Terra si sta pian piano diffondendo tra le comunità di Yawen e Chengcheng.

L’interesse verso il clima e le migrazioni ambientali  non è così accentuato tra i portoghesi, come ci riportano Maria Madureira e Catarina Alves che, un po’ dispiaciute, ci raccontano che nel loro Paese l’interesse dei media e della popolazione è molto limitato. Talvolta si parla di ambiente nelle scuole e nelle università, ma non è una discussione che coinvolge i cittadini del Portogallo abbastanza da renderli consapevoli dell’entità delle problematiche e dell’urgenza di agire insieme per risolverle. Parlando di questioni migratorie ci raccontano che, essendo il Portogallo un Paese geograficamente sfavorevole ai flussi migratori, non è una delle questioni principali che il loro Stato sta affrontando, ma aggiungono qualcosa in più: almeno un buona parte dei loro connazionali sarebbe pronta ad accogliere. Basta mettersi un istante nei panni di chi lascia all’improvviso la propria casa per sentire il bisogno e la responsabilità di fare la propria parte.

Nel momento in cui conosciamo tante storie e pensieri, riusciamo allora ad entrare in empatia con i nostri "concittadini del mondo" e vivere e lavorare nell’ottica del "global thinking, local acting" (pensare globalmente e agire localmente), proprio come ci suggeriscono due degli hastag che stanno rendendo quest’edizione della COY ancora più "global" attraverso i social networks.

Gloria Svaizer per Stampagiovanile.it

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