Acqua: luci e ombre in Uruguay, movimenti in Forum

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Marcia dell'acqua - di Antonio Graziano

Poco più di un anno fa, l'Uruguay viveva una vittoria popolare con il referendum in cui il 65% dei cittadini attuava una riforma della Costituzione che da quel momento avrebbe dichiarato che "il servizio di bonifica e rifornimento di acqua potabile per il consumo umano sarà prestato escusivamente ed in forma diretta da persone giuridiche di origine statale". Un caso unico al mondo, dove i cittadini hanno utilizzato uno strumento di partecipazione democratica per dichiarare con forza che l'acqua è un diritto fondamentale e non deve essere trasformato in uno strumento di profitto.

La storia è iniziata nel 1992, quando un'impresa uruguaiana intraprese la gestione dell'acqua potabile con cui veniva rifornito uno dei dipartimenti del paese. Negli anni successivi, con forte opposizione da parte della società civile, continuò il tentativo di privatizzazine dei servizi idrici, con la partecipazione dell'impresa Agua de Barcelona, filiale della Suez Lyonnaise des Eaux e di Agua de Bilbao. Intanto, nel 2002 nasceva la Commissione Nazionale per la Difesa dell'Acqua e della Vita (CNDAV), costituita da varie organizzazioni, sindacati, associazioni e singoli cittadini, che si pose come obiettivo quello di ri-pubblicizzare la fornitura dei servizi di acqua potabile e di fognature del paese visto il verificato incremento vertiginoso delle tariffe di fornitura e la presenza di batteri coliformi fecali, patogeni responsabili di diverse malattie gastroenteriche.

La mobilitazione ha portato ad un referendum popolare ed alla modifica della Costituzione a favore della pubblicizzazione. Ma il governo sembra faccia fatica ad interpretare pienamente la volontà dei suoi cittadini. Il 20 maggio scorso è stato varato un decreto governativo che afferma che le imprese che già hanno avuto concessione per gestire le risorse idriche del paese non saranno sottoposte alla modifica costituzionale. Ma l'impresa 'Uragua' è stata messa fuori per non aver rispettato quanto fissato dalla concessione, come già detto, e non le viene pagato nessun risarcimento per il lucro cessante - grazie alla formulazione voluta dal CNDAV nel nuovo testo costituzionale. Suez, la multinazionale francese che detiene la maggioranza della proprietà di Agua de la Costa, ha deciso di ritirarsi perché la riforma gli impedisce di estendersi dalla zona dove è attualmente presente. Lo Stato sta trattando per la riacquisizione di Agua de la Costa da Suez, ma il problema viene dalle quote di proprietà in mano ad altri privati che non vogliono vendere o stanno giocando al rialzo e lo Stato può comprare i diritti solo se rappresentano il 100%.

Di questo si è parlato nel seminario promosso dalla CNDAV a cui hanno partecipato esperti e protagonisti di lotte per il diritto all'acqua di tutta l'America Latina. Dalle parole di Maria Selva Ortiz intervistata da Selvas.org è emerso che il tema della difesa delle risorse naturali non è sufficientemente presente nei programmi politici dei governi nazionali, al di là del loro posizionamento ideologico. "Porto l'esempio di alcune attiviste brasiliane di Ara Cruz, nello stato di Espiritu Santo e nel sud di Bahìa, che stanno lottando contro due fabbriche di cellulosa e che hanno pianto raccontando lo scarso appoggio ricevuto dal governo in questa loro difesa" racconta Selva Ortiz. Questa assenza di politica nazionale si ripercuote anche nel settore della forestazione delle fonti dei fiumi. "In Argentina, Cile e Brasile hanno leggi per impedirla mentre in Uruguay non si dice nulla e vediamo che stanno piantando massicciamente sulla sorgente del Tacuaremb㳀 Grande, il maggior affluente del Rio Negro che, alla fonte, ha impianti di produzione di energia idroelettrica". Totalmente irrazionale, visto che il paese dipende in grande misura da questa energia: ricordiamo che all'inizio dell'anno ce stata una grossa crisi di scarsità energetica, per mancanza d'acqua proprio negli impianti del Rio Negro.

L'esperienza delle città di La Paz e El Alto in Bolivia ha insegnato che mentre firmare un contratto con un'impresa privata non presenta grosse difficoltà, molto più difficile è recederne, ovvero eliminare condizioni che si dimostrano sfavorevoli per alcuni settori della popolazione. Una luce viene dalla provincia argentina di Cordoba dove a Villa Carlos Paz è nata una cooperativa integrale, responsabile della gestione delle acque provenienti dal rio Icho Cruz che dimostra che esperienze che implicano formalmente la presenza di capitale privato derivano di fatto dalla partecipazione di tutti i settori della cittadinanza. E similmente anche la battaglia referendaria in Uruguay è stata vinta anche se da "poca gente, senza risorse e senza accesso ai mezzi di comunicazione". "Nella Commissione Nazionale il gruppo di coordinazione era composto da 4 donne e un uomo. Però percepivamo la possibilità del successo, il difficile era arrivare alla gente; poi una volta informati ci appoggiavano. Era l'acqua a convincere" racconta Maria Selva Ortiz che sottolinea che però, sia prima e dopo la vittoria del Frente Amplio, la Presidenza della Repubblica non ha ancora ricevuto i proponenti per ascoltare le proposte sui temi dell'acqua.

Dal 16 al 22 marzo 2006 sarà il Messico a ospitare il quarto "World water forum" promosso dal Consiglio mondiale dell'acqua, e cioè emanazione della Banca Mondiale. I movimenti per il diritto all'acqua hanno gia organizzato nel marzo 2005 a Ginevra il Forum mondiale Alternativo [Fame 2005], ma secondo Emilio Molinari del Contratto Mondiale per l'Acqua a marzo a Città del Messico le reti internazionali terranno un profilo più "basso", solo di un contro-vertice visto che i movimenti latinoamericani non siederanno al tavolo della Banca Mondiale.

Alcune Ong nordamericane hanno deciso invece di partecipare per dire la loro al Consiglio mondiale, ma i movimenti italiani hanno deciso di dialogare con i movimenti latinoamericani. A precedere questa tappa sarà il Forum dei Movimenti per l'Acqua che si terrà il 10-11-12 marzo 2006 a Roma. Il Forum vuole essere non solo un appuntamento di tipo seminariale, bensì il momento di lancio di un programma di lotte e iniziative capaci di impattare ed attraversare l'agenda politica del Paese. [AT]

Altre fonti: Questo Trentino, Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'acqua

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