Ecuador: stop del governo alla restituzione del 'debito illegittimo'

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Il debito estero dell'Ecuador

Il debito estero dell'Ecuador
Fonte: www.jubileo2000.ec

Il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa ha ribadito ieri l’intenzione di non ripagare i 30,6 milioni di dollari di cedole sulle obbligazioni in scadenza oggi, lunedì, in quanto il debito estero del suo Paese è "illegittimo" e "immorale". Rafael Correa ha inoltre sottolineato che non intende assumersene la responsabilità poiché contratto prima che lui arrivasse alla presidenza.

Nei giorni scorsi, in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, i movimenti sociali dell’Ecuador (in primis Grupo Nacional de Deuda de Ecuador) hanno manifestato nel centro di Quito per “difendere e appoggiare l’azione di auditing integrale del debito dell’Ecuador e per non pagare il debito illegittimo”. Il presidente della coalizione dei popoli indigeni Ecurunati, Humberto Cholango, ci ha dichiarato: “Appoggiamo la decisione del Governo Correa di non pagare il debito estero visto che è illegittimo e corrotto. Per questo da 20 anni i movimenti indigeni e sociali hanno sempre denunciato questa ingiustiza del sistema finanziario internazionale. Come popoli indigeni ci impegnamo a lanciare una campagna internazionale contro le banche internazionali che si sono approfittare delle risorse dello Stato. Porteremo il rapporto finale della Commissione sul debito estero dell’Ecuador (Caic) al IV Foro Sociale Mondiale a Belem (Brasile)”.

Il ministro delle Finanze, María Elsa Viteri, e Ricardo Patino (Ministro coordinatore della Politica e già fondatore di Giubileo Ecuador) hanno intanto annunciato l’avvio di una campagna internazionale da parte del governo di Quito, deciso a non rimborsare 3,8 miliardi di debito estero – circa il 30% del totale (10,6 miliardi di dollari) - corrispondenti a crediti con banche internazionali in scadenza nel 2012, 2015 e 2030. “Vogliamo fare valere i nostri diritti, non solo dalla prospettiva ecuadoriana ma da quella latinoamericana; intendiamo spiegare qual è la situazione attuale dell’Ecuador e trovare ogni meccanismo possibile per non pagare il debito”.

Crediti “contratti nell’arco di un trentennio che ha arrecato tanti danni al nostro paese” - ha aggiunto Viteri: in base a un’inchiesta condotta da una commissione ‘ad hoc’ designata dal governo, fra il 1976 e il 2006 ex-capi di stato, ex-ministri e banche di investimento sarebbero incorsi in “numerose irregolarità” nella contrattazione del debito; la stessa commissione ha ipotizzato diversi reati - dal peculato all’arricchimento illecito – raccomandando al governo di non pagare un”debito illegittimo, illegale e corrotto”. Delegazioni dell’esecutivo sono attese a partire da oggi negli Stati Uniti, in Perù, Cile e Argentina per “illustrare la posizione dell’Ecuador sul debito”.

Secondo la ‘Commissione governativa di indagine sul debito estero’ (Commissione di Auditoria Integrale del Credito Pubblico -CAIC) dell'Ecuador, il Paese avrebbe pagato quasi 120 miliardi di dollari ai suoi creditori tra il 1982 e il 2006 coprendo l'88% della cifra attraverso il ricorso a nuovi prestiti nel più classico dei circoli viziosi. Secondo quanto dichiarato dal vicepresidente della Commissione Franklin Canelos e ripreso dal quotidiano locale El Telégrafo, questi dati dimostrerebbero come il Paese abbia già pagato più del dovuto.

Hugo Arias, coordinatore della Commissione sul debito estero dell’Ecuador (CAIC) e della rete “Giubileo Ecuador” ha dichiarato all’Osservatorio Selvas che “oltre l’80% del debito corresponde a re-finanziamento e solo il 20% destinato a progetti di sviluppo. E’ una violazione alla sovranità e alla dignità. Questo percorso di 30 anni di indebitamento non è servito agli interessi dell’Ecuador ma solo alle necessità dei paesi creditori; ci sono notevoli indizi di un’attività fraudulenta che ha convertito il debito in un mostro impagabile”.

Il 20 novembre si era riunita a Quito la Commissione sul debito estero dell’Ecuador (Caic), alla presenza del presidente Rafael Correa, per presentare ufficialmente il rapporto finale di un lungo lavoro di indagine sulla composizione del debito estero ecuadoriano. La Caic ha definito il debito contratto dal paese andino non solo «illegittimo» ma anche «corrotto e illegale». Una dichiarazione senza precedenti, che mette in dubbio per la prima volta a livello istituzionale la legittimità del sistema del debito contestando le imposizioni di pagamento provenienti dai paesi ricchi e dalle istituzioni finanziarie internazionali.

La Caic era stata costituita proprio dal presidente Correa nel 2007 alcuni mesi dopo il suo insediamento. La Commissione, la prima di questo tipo ha lavorato assieme ai rappresentanti della società civile, e ha avuto il compito di analizzare l’evoluzione del debito estero contratto dall’Ecuador tra il 1976 e il 2006.

Una denuncia penale a carico di otto ex-presidenti dell'Ecuador è stata presentata dal 'Movimiento popular democratico' (partito di maggioranza) per "irregolarità" nella contrattazione del debito estero accumulato dal paese negli ultimi 30 anni, pari 10,6 miliardi di dollari (il 20% del Prodotto interno lordo). L'iniziativa si collega all'inchiesta avviata dalla Procura nei confronti dei massimi responsabili politici al potere tra il 1976 e il 2006 dopo che una commissione ad hoc, designata dal governo, ha esaminato 362 contratti di debito ipotizzando diversi reati - dal peculato all'arricchimento illecito - da parte di ex-capi di stato, ex-ministri e banche di investimento e raccomandando all'esecutivo di non pagare parte delle obbligazioni. La denuncia dell'Mpd riguarda Sixto Duran Ballen, Leon Febres Cordero, Oswaldo Hurtado, Rodrigo Borja, Fabian Alarcon, Gustavo Noboa, Jamil Mahuad e Lucio Gutierrez, al governo tra il 1981 e il 2006 (escluso solo Abdala Bucaram, destituito nel 1997, dopo soli sei mesi di mandato, per "incapacità mentale"), e si estende, tra gli altri, anche all'ex-presidente della Banca Centrale, Ana Lucia Armijos, e all'ex-console negli Stati Uniti, Myriam Mantella.

Cristiano Morsolin

(Operatore di reti internazionali per la difesa dei diritti umani e collaboratore delle reti latinoamericane “Giubileo Sud” e “Latindadd”. Co-fondatore dell’Osservatorio sull’America Latina Selvas. Vive in America Latina dal 2001).

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