Contaminazioni

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“Ho visto bambini catturare i pesci in un modo nuovo, gettando pesticidi in uno stagno. Molti pesci, morti, venivano in superficie. I bambini li prendevano per poi portarli alle loro madri, per cucinarli”. (Scrittore pakistano)

 

Introduzione

La riduzione della variabilità genetica dei sistemi viventi, i processi di eutrofizzazione delle acque dolci e di quelle marine, l'alterazione chimico-fisica e biologica dei suoli sono solo alcune delle gravi conseguenze dovute alle contaminazioni. Studi sulla diffusione, la trasformazione, la persistenza e l'accumulazione nei tessuti di piante e animali dei prodotti chimici impiegati nei processi agricoli, mettono in evidenza aspetti più complessi delle interferenze indotte da questi prodotti sulle strutture e sulle funzioni degli ecosistemi, tanto da allarmare la comunità internazionale che nel 2001 ha siglato una Convenzione per metterne al bando alcune e limitare l'uso di altre.

Ma i giri d'affari che ruotano attorno a queste sostanze così come allo smaltimento illegale di rifiuti tossici, non ne hanno limitato l'utilizzo. Alcune “multinazionali del rifiuto” hanno grosse responsabilità riguardo le contaminazioni ed a tutte le sue conseguenze. La storica battaglia dei bananeros nicaraguensi, ad esempio, ne ha limitato lo strapotere, ma giustizia dev’ essere ancora fatta. Una seria presa di coscienza sui danni all'uomo, agli animali e all'ambiente - dovuti alla contaminazioni - dovrebbe essere in cima alle agende politiche dei governanti del mondo.

 

Gli Inquinanti Organici Persistenti

Definiti anche POP (dall'acronimo inglese Persistent Organic Poullants) sono delle sostanze usate principalmente come pesticidi. Ne fanno parte molti prodotti chimici per l'agricoltura. I danni per la salute e per l'ambiente derivanti da una eccessiva e crescente chimicizzazione dell'agricoltura sono evidenti. Sia in termini di accumulazione di residui tossici e cancerogeni nel tessuto adiposo di uomini e animali, che di avvelenamento dei suoli, acque sotterranee e di superficie. I danni ambientali causati dai fertilizzanti chimici che si aggiungono al suolo per mantenerne o aumentare la produttività delle colture sono gravi. Le elevate concimazioni modificano profondamente i cicli degli elementi (carbonio, azoto, fosforo).

Nello specifico l'eccesso di fertilizzanti minerali favorisce una veloce metabolizzazione della sostanza organica presente nel terreno da parte dei batteri. Il fenomeno è connesso con le lavorazioni profonde e con le monocolture di cereali che non riescono a ripristinare il contenuto di sostanza organica. In questo modo il terreno viene impoverito di materiale organico. Alcune di queste sostanze, come i nitrati e il potassio, possono inoltre immettersi per liscivazione (processo per cui si ha la migrazione di composti chimici dagli strati superiori agli strati inferiori del suolo) nelle acque sotterranee e raggiungere successivamente le acque superficiali, contaminando anche queste. I fosfati, invece, sono generalmente insolubili e rimangono nello strato superficiale del suolo, solo nel caso di intense fertilizzazioni e condizioni climatiche particolari del suolo possono essere liscivati. L'inquinamento delle acque sotterranee determina seri rischi per la qualità delle acque potabili. Inoltre, elevati contenuti di azoto nel suolo, possono tradursi in eccessive concentrazioni di nitrati nei vegetali, soprattutto negli ortaggi, con tutti i rischi connessi per la salute di chi li consuma.

Molti sostengono che si possano utilizzare i rifiuti organici della produzione zootecnica per reintegrare la fertilità del terreno, in realtà le nuove tecnologie intensive, che prevedono sistemi di pulizia ad acqua e l'uso di farmaci, li rendono inutilizzabili. La forte diluizione dei rifiuti, e la presenza in essi di antibiotici e di metalli pesanti, comportano maggiori spese di stoccaggio e di trasporto e rischi di inquinamento da sostanze tossiche. Gli stessi allevamenti intensivi immettono nel suolo, rilevanti quantità di rame che è contenuto nei mangimi come stimolatore della crescita. Tutte queste sostanze, usate in eccesso, risultano dannose per le colture e per l'uomo. Attraverso i fosfati minerali e i fanghi degli impianti di depurazione dei liquami urbani, ad esempio, si può immettere cadmio nel suolo; un metallo ritenuto cancerogeno.

 

Gli agrochimici e la Rivoluzione Verde

Una gran parte della responsabilità per l'utilizzo smisurato di sostanze chimiche nell'agricoltura e nell'allevamento è addebitato alle soluzioni presentate per far fronte ai problemi mondiali come la fame nel Mondo. Tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 è iniziata quella che venne poi definita la Rivoluzione Verde. Allevamento intensivo, sviluppo di colture ad alto rendimento e diffusione di prodotti agrochimici, come pesticidi e fertilizzanti hanno iniziato ad invadere i Sud del Mondo, promettendo sviluppo e fine della fame. I governi, hanno sostenuto i produttori incoraggiandoli ad usare nuove tecniche e tecnologie agricole, ma in questo periodo iniziano a circolare anche le sementi geneticamente modificate e i prodotti chimici per rendere le colture sempre più resistenti.

La rivoluzione sembrava la soluzione a tutti i mali del mondo. Ma a partire dagli anni ’90 si è iniziato a prendere coscienza del fatto che l’impennata produttiva della Rivoluzione Verde veniva pagata a caro prezzo. I pesticidi provocano effetti sulla struttura e sulle funzioni degli ecosistemi riducendo le specie animali e vegetali; stimolano o inibiscono la crescita delle piante, incrementano o deprimono la capacità riproduttiva degli animali e anche degli uomini che ne vengono a contatto. Con l'utilizzo di varietà ibride, è notevolmente aumentato l'impiego dei fitofarmaci e, di conseguenza, il livello di inquinamento dell'ambiente e la contaminazione dell'uomo attraverso la catena alimentare.

Inoltre l'uso dei fitofarmaci ha innescato un ulteriore grave meccanismo: quello della resistenza degli insetti agli agenti tossici, che induce ad aumentare le quantità del prodotto irrorato e ad introdurre nel mercato nuovi prodotti incrementando così i profitti delle industrie del settore. Nello stesso tempo i pesticidi hanno anche colpito insetti utili per l'uomo; la scomparsa di quelli che si nutrivano di larve di zanzara ha causato la recrudescenza della malaria, che è riapparsa in popolazioni che l'Organizzazione Mondiale per la Sanità aveva ormai dichiarato fuori pericolo. E per quanto riguarda i Paesi dei Sud del mondo, tutto si è verificato senza mantenere neppure le promesse di migliorare la situazione delle popolazioni.

 

Azoto, rifiuti interrati, sostanze radioattive e fanghi di fogna

La produzione massiccia di fertilizzanti e l'uso di combustibili fossili ha immesso nell’ambiente un'enorme quantità di composti reattivi dell’azoto. Alcuni studiosi discutono dell’impatto che le attività umane, tra cui la produzione di cibo e di energia stanno determinando sull’accumulo di azoto nel suolo, nelle acque, nell’atmosfera e nelle zone costiere degli oceani, contribuendo all’effetto serra, all’inquinamento, alle piogge acide, alle zone morte lungo le coste e all’impoverimento dell’ozono nella stratosfera.

Secondo James Galloway - docente di scienze ambientali dell’Università della Virginia - l’opinione pubblica non è molto informata sull’azoto, ma per molti aspetti si tratta di un problema grave quanto quello del carbonio, in virtù anche delle interazioni tra i due elementi, dal momento che la loro produzione è intrinsecamente collegata alla produzione di cibo e di energia. Un solo atomo di azoto rilasciato nell’ambiente può causare una cascata di eventi che produce come risultato una perturbazione dell’equilibrio naturale dell’ecosistema e in definitiva anche un rischio per la nostra salute. Si calcola che circa il 30% dell’azoto che entra negli oceani di tutto il pianeta dall’atmosfera deriva dalle attività umane. Anche la pratica di interramento dei rifiuti è un’attività potenzialmente inquinante. In media il 65% dei rifiuti urbani generati nell’UE viene tuttora interrato. Nelle discariche vi può essere lisciviazione nel suolo circostante e nel materiale primario del suolo fino alle acque sotterranee e di superficie.

Le stime sul numero di siti contaminati nell’UE variano da 300 000 a 1,5 milioni. Il divario è dovuto alla mancanza di una definizione comune di sito contaminato e riflette i diversi approcci sui livelli di rischio accettabili, sugli obiettivi da tutelare e i parametri di esposizione. Le somme stanziate per la decontaminazione di siti contaminati variano in maniera significativa da uno Stato membro all’altro. Queste disparità riflettono la diversa percezione della gravità della contaminazione, politiche correttive e obiettivi diversi e diversi modi di calcolare la spesa.

Altre contaminazioni gravissime sono dovute alle sostanze radioattive come esempio il cesio-134 e il cesio-137 rilasciati a seguito dell’incidente di Cernobyl. Le sostanze radioattive non sono eliminate, se non in seguito a decadimento radioattivo. Per questo motivo oggi si trovano ancora prodotti forestali, in particolare i funghi di bosco, la cui radioattività supera i livelli massimi consentiti. Anche i fanghi di fogna, cioè il prodotto finale del trattamento delle acque reflue, rappresentano un ulteriore motivo di preoccupazione. Questi fanghi, infatti, possono essere contaminati da una serie di inquinanti, come ad esempio i metalli pesanti e i composti organici in tracce scarsamente biodegradabili, con conseguente possibile aumento della concentrazione di questi composti nel suolo. Nell’UE ogni anno si producono 6,5 milioni di tonnellate di fanghi di fogna.

 

La Convenzione di Stoccolma e la "sporca dozzina"

La contaminazione è dunque una delle principali minacce per l'intero pianeta, ed ha forti legami con le politiche sulle sostanze chimiche, sulla protezione dell’acqua e dell’aria ma anche sulla gestione dei rifiuti. A cercare di regolamentare l'utilizzo di agenti contaminanti è stata la Convenzione di Stoccolma sugli Inquinanti Organici Persistenti POP (in.pdf) . Il documento redatto a Stoccolma nel maggio 2001 ed entrato in vigore nel 2004, ha come obiettivo l'eliminazione e la diminuzione dell'uso di alcune sostanze nocive per la salute umana e per l'ambiente. Il settore dei pesticidi era fino alla firma della Convenzione una giungla. I poteri delle aziende produttrici ha spesso imposto prodotti di dubbia pericolosità, e i governi non si sono mai occupati seriamente di porre dei limiti per tutelare la sicurezza dei cittadini oltre che dell'ambiente.

In Italia i Verdi e i Radicali proposero un Referendum - che si svolse nel 1990 - per chiedere l'abrogazione della norma che consentiva al Ministro della Sanità il potere di stabilire quale fosse il limite oltre il quale un dato prodotto cominciava ad avere effetti nocivi sull’organismo. Per i referendari i limiti dovevano essere stabiliti in base a criteri medico-scientifici, perché convinti che spesso interessi diversi da quelli della tutela della salute del cittadino provocavano l’innalzamento del limite di tolleranza. Ma il referendum non raggiunse il quorum.

Quelli presi in considerazione dalla Convenzione di Stoccolma sono composti chimici con proprietà tossiche che si propagano nell'aria, nell'acqua o nel terreno e, a causa della loro scarsa degradabilità, risiedono nell'ambiente per lungo tempo. La Convenzione riguarda 12 inquinanti principali - chiamati in gergo sporca dozzina - che hanno effetti negativi sulla salute umana, causando ad esempio danni al sistema immunitario o disturbi della riproduzione, si tratta di: aldrin, clordano, dicloro difenil tricloroetano, dieldrin, endrin, eptacloro, mirex, toxafene, esaclorofene e tre intere classi di composti: policlorobifenili (PCB), policlorodibenzodiossine (PCDD o più comunemente detta diossina), policlorodibenzofurani (PCDF). Nel caso del dicloro difenil tricloroetano (DDT) la sua produzione non è stata vietata, ma è limitata a modeste quantità e con l'unico scopo di debellare la malaria nelle zone in cui questa malattia assume carattere endemico. Sono in seguito state incluse quattro sostanze già in discussione dal 1998: pentabromodifenolo, clordecone, esabromodifenile e esaclorocicloesano.

Alla convenzione entrata in vigore il 17 maggio 2004 hanno già aderito 150 paesi tra cui gli stati membri dell'Unione Europea. I rappresentanti di circa 150 Paesi riunitisi lo scorso maggio a Ginevra hanno deciso di includere altre nove sostanze nuove nell'elenco della Convenzione si tratta di perfluorottano sulfonato (PFOS) pentabromodifeniletere (PBDE), octabromodifeniletere (OBDE), clordecone, esabromobifenile, lindano, alfa -esaclorocicloesano, beta-esaclorocicloesano, pentaclorobenzene. Sono sostanze molto persistenti nell'ambiente ed in grado di contaminare gli organismi, usate ad esempio come pesticidi o come ritardanti di fiamma.

La Convenzione di Rotterdam (Convenzione PIC - Prior Informed Consent) (in.pdf), firmata dalla Comunità europea l'11 settembre 1998 ed entrata in vigore il 24 febbraio 2004, disciplina invece le esportazioni e importazioni di alcuni prodotti chimici e pesticidi pericolosi ed è basata sul principio fondamentale del previo assenso informato. E' finalizzata a promuovere la condivisione delle responsabilità e la collaborazione tra le Parti interessate agli scambi internazionali di prodotti chimici pericolosi con l’obiettivo di proteggere la salute umana e l’ambiente contro i danni potenziali causati da questi prodotti e di contribuire a farne un uso compatibile con l’ambiente.

Il Regolamento (CE) n. 304/2003 (in.pdf) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 2003 attua all’interno della Comunità, la convenzione di Rotterdam.

 

Ecocriminali, ecomafie e reati ambientali

Molte contaminazioni sono avvenute in maniere più o meno involontaria, in occasione di gravi incidenti come quello alla ICMESA di Seveso nel 1976, quello del 1984 a Bhopal-Union Carbide in India, dove per una nube di metiisocianato (un pesticida) morirono 2.500 persone e 17.000 rimasero invalidi. O quello della centrale nucleare di Cernobil nel 1989, ai vari disastri in mare dovuti a incidenti di navi petroliere come la Prestige al largo delle coste spagnole, ma la lista potrebbe essere molto lunga. Nonostante esistano norme e divieti pericolosi veleni sono ancora utilizzati.

Un grave problema è rappresentato dalla presenza di discariche incontrollate che mettono a grave rischio la salute delle persone. I liquami dei rifiuti interrati possono finire nei corsi d'acqua e nei terreni. Secondo il rapporto Ecomafia di Legambiente la montagna di scorie industriali gestite illegalmente in Italia in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri, quasi quanto l’Etna. Si tratta di un business di 20,5 miliardi di euro per 25.776 ecoreati accertati, circa metà dei quali si è consumato nelle quattro regioni a presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), mentre il resto è distribuito su tutto il territorio nazionale. Nel 2008 le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, sono state 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro.

Di grande rilievo è il lavoro svolto dall’Agenzia delle dogane, con 4.800 tonnellate di rifiuti sequestrate, sei volte tanto il quantitativo intercettato nel 2007. Dal 2002, anno di entrata in vigore del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, sono state 123 le operazioni giudiziarie portate a termine contro i “signori dei veleni”, raggiunti da ben 798 ordinanze di custodia cautelare, con 2.328 persone denunciate e 564 aziende coinvolte.

 

Le multinazionali dei veleni e degli Ogm

Anche le coltivazioni transgeniche sono responsabili dell'aumentato di pesticidi e sono inefficaci nella lotta contro la povertà, oltre a contaminare anche le coltivazioni tradizionali. Come si può leggere nella pubblicazione "Chi beneficia dell'impiego dei transgenici?" le indagini sugli organismi geneticamente modificati più nutrienti, resistenti alla siccità, alla salinità e alle malattie, anche se sono aumentate non hanno portato all'immissione sul mercato di nessun prodotto nuovo. Le imprese si preoccupano solamente della resistenza agli erbicidi e agli insetti. Inoltre, il prezzo delle sementi biotecnologiche è aumentato per massimizzare i guadagni e gli agricoltori hanno sempre meno scelta, visto che quelle tradizionali stanno per essere eliminate.

La relazione informa che le imprese Monsanto, DuPont-Pioneer, Syngenta, Bayer ed altre multinazionali, proprietarie della maggior parte delle sementi mondiali, sono le principali beneficiarie delle coltivazioni transgeniche. Sono anche responsabili di produrre e imporre l'uso dei pesticidi contaminanti. Un caso dove la società civile ha avuto un ruolo importante nel denunciare e nell'attivarsi contro l'uso indiscriminato di veleni che contaminano l'ambiente è quello dal Nicaragua. Gli ex lavoratori delle piantagioni di banane ammalati a causa del DBCP - Nemagón o Fumazone- hanno agito contro le multinazionali nordamericane che hanno prodotto, commercializzato ed applicato questo pesticida.

Una lunga storia di lotte, impegno e richiesta di giustizia, affinché si assumessero le loro responsabilità nei confronti di decine di migliaia di persone ammalate e morte, un simbolo della resistenza di fronte al potere delle multinazionale ed al loro modello basato sullo sfruttamento. Nel 2007, una giuria nella Corte Superiore di Los Angeles ha dichiarato colpevoli due imprese statunitensi - Dow Chemical Company e Dole Fruit Company Inc. - per avere prodotto ed applicato il Nemagón (la AMVAC Chemical Corporation ha chiesto di poter negoziare un accordo extragiudiziale ed ha offerto i soldi ai diretti querelanti).

Nonostante numerose vicissitudini fatte di sentenze, appelli, marce dei bananeros a Managua e numerose persone ancora in attesa di giustizia, la cosa più inquietante è che Dole Food Co. Inc. continuò a spargere questo pesticida sulle proprie piantagioni di banane in Ecuador, Nicaragua, Costa Rica, Guatemala, Honduras e Panama anche dopo che questo composto era stato bandito negli Stati Uniti, così come la Dow Chemical Co. continuò a produrlo. Questo massacro ha fatto più di 800 vittime. Le persone continuano a scoprirsi malate e nessuno ha i mezzi economici per curarsi. La sentenza contro le multinazionali nordamericane crea un importante precedente negli Stati Uniti e dimostra che il Nemagón ha prodotto danni irreversibili ai lavoratori nicaraguensi.

 

Conclusioni

Non solo i lavoratori che vengono a diretto contatto con queste sostanze, ma anche il consumatore medio è esposto ai rischi della contaminazione. I prodotti contaminanti oltre che nell'ambiente sono presenti anche in quasi tutti i cibi, non solo nella frutta e negli ortaggi, ma anche nella carne, nei latticini, nello zucchero, nel caffè, negli oli, nei cibi essiccati e in molti prodotti trasformati. A fronte dei pericoli che l'incontrollata pressione economica e l'elevata crescita dei consumi ha sulle risorse ambientali non ci sono state adeguate risposte da parte del potere politico.

E' sempre la società civile che mobilitandosi per prima lancia i campanelli d'allarme e tenta nuove soluzioni. Il no al nucleare, il boicottaggio di aziende che tengono comportamenti ambigui, l'acquisto di prodotti biologici, cioè prodotti senza l'uso di pesticidi, sono solo alcune delle strategie possibili individualmente. Ma spesso i costi economici per un comportamento responsabile sono molto più alti. Una presa di coscienza delle persone non basta se non accompagnata da incentivi a consumi responsabili, non solo da un punto di vista egoistico ma in prospettiva di un vantaggio per tutti gli abitanti della terra, e per la terra stessa.

 

Bibliografia

Ivano Bechini - Cesare Bocci - Angelo Bogazzi, La trappola pesticidi. Uso e abuso dei prodotti chimici in agricoltura, Ass. Centro Documentazione 1986

Maurizio De Re - Claudio del Lungo - Nicoletta Sbrizzi, Agricoltura avvelenata. Guida ai pesticidi più usati in agricoltura, Ass. Centro Documentazione 1990

Weir David - Schapiro Mark La congiura del veleno. Dossier sulle multinazionali dei pesticidi, Nuova biblioteca Dedalo1982

Roberto Saviano. Gomorra - viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra. Mondadori 2006

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

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