Xi Jinping: 40 anni di riforme economiche senza nessuna riforma politica

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In un incontro nella Grande Sala del popolo di piazza Tiananmen, il presidente Xi Jinping ha ricordato i 40 anni di riforme economiche lanciate dal suo predecessore Deng Xiaoping e ha sottolineato che ancora oggi la Cina deve confidare sul governo del Partito comunista cinese. In una velata critica a Mao e al Partito, Xi ha ricordato che la Rivoluzione culturale (1966-1976) aveva portato l’economia del Paese sull’orlo del collasso e che la decisione di Deng ha salvato “la modernizzazione della Cina e il socialismo” grazie alle “riforme e alle porte aperte” al mondo.

Le riforme di Deng hanno permesso le “quattro modernizzazioni” in agricoltura, industria, scienza e tecnica e difesa, lanciando l’apertura al settore privato e al commercio internazionale. Tale percorso – ha sottolineato Xi - ha garantito una crescita media del 9,5% del Pil per 40 anni e contribuendo a più del 30% della crescita dell’economia globale e divenendo la seconda economia al mondo.

Nonostante tale gigantesca crescita, Xi ha promesso che la Cina “non cercherà mai l’egemonia globale” e anzi contribuirà a un “futuro condiviso per l’umanità”. In un accenno alla guerra dei dazi – ma senza citare gli Stati Uniti – egli ha anche affermato che la sua nazione non si svilupperà a spese di altri Paesi, ma non permetterà a nessuno di dire al suo Paese cosa deve fare.

Senza citare alcuni problemi di cui soffre l’economia cinese in questo periodo e alcune precise riforme, egli ha ribadito che “il Partito guida ogni cosa… Solo migliorando la leadership del Partito e il suo governo… possiamo assicurarci che la nave delle riforme e dell’apertura potrà navigare in avanti”.

Nelle scorse settimane, molti esperti di economia avevano augurato alcune riforme nelle imprese statali, maggiori aiuti alle imprese private, parità di trattamento fra industrie locali e straniere. Il figlio di Deng Xiaoping, Deng Pufang aveva anche sperato in una riduzione della tensione con gli Stati Uniti. E rimane sempre la domanda di molti dissidenti che fin dai tempi di Deng chiedono non solo modernizzazioni economiche, ma anche politiche (la “quinta modernizzazione”, la democrazia).

Secondo alcuni critici, il discorso odierno di Xi è stato un “esercizio di retorica”, che nasconde il fatto che l’economia cinese sta rallentando proprio perché manca di queste riforme. Quasi a conferma di questa delusione, le borse di Shanghai e Shenzhen, in crescita all’inizio degli scambi, hanno ricominciato a scendere. L’indice di Shanghai è sceso al meno 1,2% e quello di Shenzhen al meno 1,5%, il più basso in otto settimane.

Wang Zhicheng da Asianews.it

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