Venti di cambiamento

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Fondazione Fontana Onlus ha compiuto vent’anni (1998-2018). Il cambiamento è carattere endemico dell’essere umano e destino dell’umanità. Volenti o nolenti si cambia. Così è stato per Fondazione Fontana da quel lontano gennaio di fine secolo scorso ad oggi. 

INIZIO. Da dove nasce? I racconti narrano di una nascita incidentale, anzi legata ad un incidente; cosa che non sembrerebbe essere di buon auspicio. Per fortuna e per virtù, fino ad ora, per la Fondazione non è stato così. L’infortunato è stato il fortunato fondatore, Don Gabriele Pipinato, missionario che all’epoca era rientrato temporaneamente dal Kenya per motivi di cura. Il suo ruolo di guida spirituale, la malattia di una persona cara che lo ha visto al suo fianco, la fiducia, la Provvidenza hanno fatto si che si trovasse tra le mani un dono consistente, denaro da investire per lo sviluppo di qualcosa. 

L’incontro con la signora Fontana è stato il primo vento di cambiamento: un incontro generatore di una serie di “idee forti” che sono diventate i pilastri dello statuto e poi dei progetti e che oggi più che mai guidano le scelte strategiche della fondazione. Gabriele, gli amici e le amiche convocati per decidere il destino di quella somma si sono allontanati subito dall’idea di finanziare un progetto e anche dall’idea di creare un’altra organizzazione da aggiungere alle già tante esistenti. Cosa fare dunque di quel dono?

Rete” è stata la risposta che ha generato la prima idea forte. Fare rete e supportare altre organizzazioni che già cooperavano con quello che oggi chiamiamo global South, che già sostenevano dei progetti di sviluppo, di lotta alla povertà, di emancipazione dalle violazioni, di promozione dei diritti umani, di salvaguardia dell’ambiente

La seconda risposta è legata alla necessità che ogni iniziativa intrapresa fosse messa in piedi insieme a qualcun altro, almeno un’altra organizzazione. Quindi, mai da soli. Qualcuno direbbe “solo attraverso la comunità” che può significare, in una traduzione non letterale, mettere insieme le ricchezze

La terza è la partecipazione legata al desiderio ambizioso di essere inclusivi, di mettere in moto sempre il maggior numero di persone. Queste tre idee costituiscono la base dello sviluppo comunitario: quando si pensa ad un progetto, pensarlo insieme fa già fare un salto in avanti nella sua realizzazione. 

CRESCITA. È nata leggera la Fondazione, più su un’idealità che non su una struttura che è andata definendosi successivamente. Inizialmente era fatta di relazioni tra persone e di incontri a domicilio o dentro spazi di condivisione virtuali. Poi è diventata un’esigenza avere una struttura che tenesse insieme le persone non solo con una forte tensione verso l’esterno, ma anche verso l’interno, dando vita a progettualità proprie. È stato fisiologico passare da una fase più magmatica ad una più salda perché le idee, anche se forti, necessitano di stabilità per radicarsi e produrre nuove idee.

IDENTITÀ. Poca. Fondazione Fontana si identifica con la comunità, pertanto non ha bisogno di mettere in evidenza la propria identità. Ciò significa che non propone la sua di comunità, ma un modo per essere comunità, tenendo vive le comunità esistenti le quali, pur caratterizzate da storie diverse, possono ritrovarsi in un obiettivo comune. Ecco il senso di fare cooperazione, solidarietà, educazione oggi: trovare strumenti, costruire strumenti per far diventare la solidarietà una cultura capace di far camminare le persone fianco a fianco. Questa è l’identità di Fondazione Fontana: molteplice, variegata, ha i colori dei volti della comunità in cui sta, vive, opera. 

Il soggetto della fondazione è “noi”. Non c’è un noi e un loro. Ciò che accomuna e tiene insieme il noi è l’idea della fragilità, l’idea che tutti e tutte siamo fragili e che queste fragilità possono diventare delle ricchezze. Farlo diventare realtà è una sfida perché questo assunto non è facilmente replicabile in modo semplice ovunque. Provarci è doveroso, per Fondazione Fontana è un obiettivo. 

PROSPETTIVA. Oggi: un dono. In questi due decenni appena trascorsi, i venti di cambiamento sono stati l’esito di scelte condivise, sofferte, complesse che hanno portato esiti a volte voluti, altre volte imprevisti o indesiderati. Fare scelte ha sempre delle conseguenze politiche. Ma è inevitabile farle: la sfida è già dentro la Fondazione. Oggi più che mai occuparsi di cooperazione, solidarietà ed educazione è fare politica. Il filo di questa storia lo potete seguire anche attraverso le voci di chi la storia l’ha scritta; con un po’ di curiosità potete cliccare qui (si tratta di qualcosa da guardare e ascoltare). 

Nell’attuale fase di vita, Fondazione Fontana è un’entità che prova a dare risposte ad una realtà che manifesta dei bisogni. In particolare è il bisogno di dialogo, di capacità di dialogo, quello in cui si pensa di dover investire maggiormente (guardate qui). Come scrive Enzo Bianchi, “il dialogo non ha come fine il consenso ma un reciproco progresso, un avanzare insieme”. Alla festa di compleanno per i vent’anni di fondazione Fontana, il teologo Stefano Toschi, invitato a parlare di “dialogo” ha sostenuto che nel dialogo “si avanza insieme verso ciò che entrambi siamo, o meglio ancora, verso ciò che insieme saremo. È la dimensione di un futuro comune, in parte già cominciato, già presente. Dialogando si entra insieme in un compimento comune che va verso la realizzazione di entrambi i dialoganti, un camminare insieme pur essendo diversi”. In qualità di fattore o vettore di relazione, Fondazione Fontana non può che assumersi questa responsabilità per costruirsi e costruire attraverso le differenze un nuovo modo di stare, di essere e di operare. Il futuro sta quindi nello scambio, nella capacità di rileggere il nostro sguardo attraverso quello degli altri. Cosa ci auguriamo? 

Di tenere coltivate le competenze e accese le motivazioni per non perdere mai di vista la missione che ci si è dati vent’anni fa: realizzare un mondo più giusto e solidale, dove ogni persona possa contribuire ad un futuro di dignità e libertà per tutti, nell’uguaglianza, nel dialogo e nella pace. Questo lo vogliamo per oggi, perché, come diceva Maestro Oogway in Kung Fu Panda, “ieri è storia, domani è un mistero, oggi è un dono. Per questo si chiama presente”.

Sara Bin

(1976) vive in provincia di Treviso e lavora a Padova. É dottore di ricerca in geografia umana (2005); docente a contratto di geografia culturale e didattica della geografia presso l’Università degli Studi di Padova (dal 2010); ricercatrice presso Fondazione Fontana onlus dove coordina il portale Atlante on-line (dal 2008). Recentemente (2014) è stata inclusa nel gruppo di redattori e redattrici di Unimondo. Ha svolto attività didattica e formativa in varie sedi universitarie, scolastiche ed educative ed attività di consulenza nell’ambito della cooperazione allo sviluppo. Tra i suoi principali ambiti di ricerca vi sono i progetti di sviluppo idraulico nell’Africa sub-sahariana, lo sviluppo locale e la sovranità alimentare, la cooperazione internazionale, la didattica della geografia e l’educazione alla cittadinanza globale. Ha svolto numerose missioni di ricerca e studio in Africa, in particolare in Burkina Faso, Senegal, Mali e Niger. 

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