Una chiamata alla coscienza ambientale

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Nessuno che era presente si dimenticherà presto dei tragici giorni di fine ottobre 2018, quando la catastrofe si abbatté sul Trentino e su tutto il Nord-Est italiano. Vento fino a 120 km/h, fiumi esondati e boschi cresciuti in decenni abbattuti in meno di 48 ore: i danni economici di quei due giorni sono stati molti, ma a soffrirne più di tutto è stato il cuore dei trentini che tanto tengono alla propria terra. Come questa, sono molte le catastrofi che si abbattono su tutto il mondo: alluvioni, siccità estrema; eventi che sono sempre esistiti, ma che negli ultimi decenni mostrano una frequenza in crescita.

Qualcuno ha studiato le cause di quest’aumento, trovando una correlazione con l’innalzamento globale delle temperature: è l’Intergovernamental Panel for Climate Change (IPCC), un organo commissionato appositamente dalle Nazioni Unite e formato dai migliori ricercatori nel campo provenienti da tutto il mondo (circa 2mila), che scelgono e riuniscono in un unico documento annuale più di 6000 pubblicazioni scientifiche oltre ad altre migliaia di contributi scientifici vari. Questo studio mostra come il riscaldamento del Pianeta porti all’aumento della frequenza di questi eventi metereologici estremi.

Spesso, e purtroppo, le persone non si sentono chiamate in causa quando si parla di riscaldamento globale: a noi trentini, abitanti di un territorio dove la neve scende (più o meno) quasi ogni anno, sembra un argomento lontano, distante. Ma sarà ancora così un giorno che anche l’ultimo nostro glorioso ghiacciaio si sarà sciolto? Con cosa irrigheremo allora i nostri campi? La comunità internazionale ha cercato di armarsi per dare risposte a questo fenomeno, iniziando un percorso che con il 2019 compie 25 anni. Le sue tappe sono costituite dalle Conferenze ONU sul Clima (COP) ovvero le conferenze annuali dell’UNFCCC (Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico). La prima è stata nel 1995, ma forse è più facile ricordare il Protocollo di Kyoto e gli Accordi di Parigi, due buoni successi in un percorso difficile e di grandi delusioni. Mettere d’accordo differenti Paesi su un tema così delicato, infatti, non è facile. Si tratta di è un argomento che, per essere trattato, necessita di un elevato spirito umanitario da parte dei politici e delle popolazioni che rappresentano.

Ma qualche passo avanti è stato fatto, soprattutto nell’ambito della ricerca. Ora sappiamo quali sono le soglie che non dobbiamo superare, se vogliamo evitare danni irreparabili. Con l’Accordo di Parigi si è cercato di mantenere il riscaldamento al di sotto dei 2° in più rispetto ai livelli pre-industriali, ma gli ultimi report dell’IPCC mostrano come anche il superamento del 1.5° porterebbe a conseguenze irreparabili, come la perdita definitiva di alcuni ecosistemi.

Personalmente, ho avuto la fortuna di partecipare alla COP24 svoltasi a Katowice -Polonia- grazie al progetto “Visto Climatico” promosso dall’associazione Viracao&Jangada e di raccontarla attraverso articoli e video per l'Agenzia di Stampa Giovanile. Durante questa COP la parola d’ordine è stata ambizione, ma l’ambizione si è vista solo da parte dei Paesi più colpiti dai cambiamenti, e spesso neanche da quelli. La conferenza si è conclusa con un poco di fatto, tanto che si è rischiato di non riconoscere il report dell’IPCC che la stessa Convenzione ha commissionato. 

Perché la comunità internazionale non vuole fare passi avanti decisivi in una corsa contro il tempo che si fa sempre più urgente? Perché continuiamo a rifiutare una chiamata alla responsabilità collettiva che si fa sempre più evidente? Personalmente, se ho imparato qualcosa da questi anni in cui ho approfondito il tema e dai politici della COP24, è che non esiste una soluzione scientifica che possa risolvere facilmente il problema, non ci salverà nessuna macchina elettrica o pannello solare, questa volta non avremo soluzioni a portata di mano da adottare così, senza fatica e impegno collettivo. Non rimane che chiederci: siamo pronti a cambiare?

Matteo Poda del Progetto "Visto Climatico" e l'Agenzia di Stampa Giovanile

Matteo Poda e altri 19 giovani e ricercatori trentini hanno seguito i negoziati ONU sul Clima di Katowice attraverso il progetto “Visto Climatico”, promosso dall'associazione Viração&Jangada con il sostegno dell'Assessorato alla Cooperazione allo Sviluppo della Provincia Autonoma di Trento e in collaborazione con importanti realtà del territorio: il Centro Europeo Jean Monnet, l’Associazione Mazingira (MUSE), la Fondazione Fontana onlus, il portale giornalistico Unimondo, l’Associazione In Medias Res nonché con il supporto scientifico dell’Osservatorio Trentino sul Clima.  Il progetto “Visto Climatico” ha come finalità la promozione di attività di formazione, informazione e advocacy sui temi legati alla cittadinanza globale e planetaria, i cambiamenti climatici e le migrazioni ambientali. Esso prevede anche la produzione di contenuti di comunicazione per l'Agenzia di Stampa Giovanile, progetto collaborativo internazionale per favorire l’attivismo giovanile su tematiche legate ai diritti umani e alla sostenibilità socio-ambientale e utilizza come metodologia l’Educomunicazione, nata durante il Social Forum di Porto Alegre nel gennaio del 2005 e promossa in Brasile da Viração Educomunicação e in Italia dall'Associazione Viração&Jangada.

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