Un nuovo tipo di trattato ambientale: il Global Pact

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Nel corso di molti anni, la comunità internazionale ha prodotto più di cento trattati ambientali: come trattare un così grande numero di trattati sulla stessa materia e come implementarli in modo efficace sono però due questioni raramente affrontate. Durante il side-event "Global Pact on the Environment - How can it help implement the Paris Agreements?" tenutosi alla Conferenza ONU sul Clima (COP24) di Katowice in Polonia, alcuni esperti in diritto ambientale internazionale hanno cercato di trovare soluzioni elaborando la bozza di un nuovo trattato internazionale, la cosiddetta Bozza del Patto Globale sull’Ambiente e l’Accordo di Parigi (o Draft DGPE).

Il documento è stato preparato dal Gruppo di Esperti del Patto, una rete internazionale di più di cento rinomati specialisti di legislazione ambientale che rappresentano più di quaranta Stati, con la partecipazione della società civile. Gli scopi del documento sono molteplici, tra gli altri anche diventare un trattato vincolante in grado di armonizzare i principi della legislazione internazionale in materia ambientale. Inoltre, intende codificare in ambito internazionale il diritto a vivere in un ambiente sano. Per questo motivo, il DPGE non si rivolge solo agli Stati, ma anche ad attori extra-governativi che giocano un ruolo essenziale nell’implementazione del diritto internazionale.

Ricalcando la classica struttura degli accordi multilaterali, la bozza del Global Pact inizia con un preambolo che espone le ragioni della sua stesura. Sono qui menzionate le minacce all’ecosistema ed è sottolineata l’urgenza di affrontarle a livello mondiale. Vengono inoltre sottolineati i numerosi collegamenti tra la protezione ambientale e i diritti umani, la protezione dei diritti delle nazioni indigene e la giustizia intergenerazionale. L’intero documento evidenzia il ruolo delle donne, della scienza e dell’educazione nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

È importante ricordare che esiste un meccanismo di monitoraggio per l’implementazione del Patto Globale. L’Articolo 21 del documento stesso annuncia la creazione di un comitato di esperti indipendenti con il compito di vigilare sull’adempienza delle Parti per quanto stabilito nel DPGE. È quanto giudicato necessario per ridurre l’imposizione di penalità e il ricorso a procedure giudiziarie e per mantenere flessibile ed efficace il processo di realizzazione dei principi codificati nella Bozza. Si spera così che gli Stati siano più invogliati a rispettare il Global Pact. Il meccanismo di monitoraggio previsto nel documento si rifà direttamente al "meccanismo di conformità" applicato nel diritto internazionale: quest’ultimo applica misure preventive identificando i problemi di conformità o non-conformità attraverso norme.

Il DPGE può essere definito un trattato ampio che contribuisce al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi rafforzando i principi del diritto internazionale in materia ambientale già codificati. Esso però non si sostituisce ai concordati ambientali già esistenti ma piuttosto li integrerà. Il documento fondamentale per il processo di implementazione dell’Accordo di Parigi in relazione all’accessibilità alle norme codificate, alla loro interpretazione e alla certezza legale. Inoltre, indicherà ai giudici una chiara direzione verso cui orientarsi dal momento che potrebbe diventare la fonte alla quale fare riferimento per conoscere ed interpretare i principi assodati su cui si fondano le disposizioni di Parigi.

Naturalmente, l’introduzione del Global Pact ha sollevato alcune critiche riguardanti, ad esempio, la sua formulazione testuale - troppo generale, l’assenza di specifici riferimenti alla sua implementazione e la mancata istituzione di un meccanismo di reclamo di cui gli Stati possano usufruire per esprimere le loro rimostranze contro il Patto stesso. Altro punto sollevato da chi dubita del DPGE interessa la relazione tra esso e gli altri accordi sullo stesso tema. Una delle questioni più dibattute riguarda le possibili reazioni degli Stati alla Bozza e, successivamente, al Patto - assieme a quella relativa all’assenza di un meccanismo per la risoluzione delle dispute generate dall’interpretazione e dall’applicazione del Patto.

Spiegando la ragione dell’elaborazione di un altro trattato internazionale sull’ambiente, alla COP24 è stato chiarito che il Global Pact è da considerarsi uno degli strumenti legalmente vincolanti di nuova generazione, ossia un accordo che risolve gli interrogativi lasciati aperti dalle convenzioni di vecchia data. Potremmo avere un organismo internazionale permanente e un nuovo trattato che regolino il diritto ambientale a livello globale, ma noi in quanto comunità internazionale non abbiamo mai avuto la volontà politica di istituire l’uno e creare l’altro. Dobbiamo innanzitutto rendere gli Stati responsabili delle loro azioni. È ora di realizzare i cambiamenti di cui il mondo ha bisogno: i diritti umani e la legislazione in materia ambientale devono convergere. Non possiamo aspettare domani, dobbiamo agire ora.

Giulia De Nadai da Stampagiovanile.it 

La presenza alla COP24 della società civile, e in particolare dei giovani, è stata essenziale per monitorare i processi in corso e spingere le delegazioni politiche internazionali, in primo luogo l’Italia, ad assumersi impegni concreti e più ambiziosi soprattutto nel compiere un radicale cambiamento dell’attuale modello economico di produzione e di consumo. Il proprio contributo in questa direzione lo sta dando anche la delegazione di 20 persone tra studenti universitari, delle scuole superiori e ricercatori trentini, che partecipano alla COP24 a Katowice nell'ambito del progetto “Visto Climatico”. Promosso dall'associazione Viração&Jangada, “Visto Climatico” è sostenuto dall'Assessorato competente alla Cooperazione allo Sviluppo della Provincia di Trento e dal Centro Europeo Jean Monnet, l’Associazione Mazingira (MUSE), Fondazione Fontana con il portale Unimondo, l’Associazione In Medias Res in collaborazione con l’Osservatorio Trentino sul Clima

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