Tre obiettivi per il 2020

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Foto: blw.admin.ch

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2020 “Anno internazionale della salute delle piante” (IYPH). La comunità internazionale riconosce in tal modo l’importanza dei vegetali e della loro salute per la sicurezza alimentare, per l’approvvigionamento di materie prime, per la biodiversità e per i diversi servizi forniti dagli ecosistemi agricoli, forestali, acquatici e di altro genere del pianeta.

Nell’ambito dell’IYPH la salute dei vegetali è definita come la disciplina in cui sono fissate e attuate le misure destinate alla lotta contro gli organismi nocivi, al fine di evitare la loro diffusione in nuove aree. I vegetali sono parte integrante della biodiversità e sono indispensabili alla vita sulla Terra, in particolare per la produzione di ossigeno e per il cibo che forniscono. Infatti, oltre l’80 per cento del cibo consumato dall’uomo è di origine vegetale. La salute dei vegetali costituisce quindi un presupposto per garantire risorse vegetali sane a livello alimentare e basate su ecosistemi sostenibili.

Con il 2020 inizia il decennio per la lotta per i deserti e contro le desertificazioni. Le terre aride ospitano 2,1 miliardi di persone; una persona su quattro abita in terre aride. Le terre aride soddisfano le esigenze di base di una parte significativa del mondo, ma sono in pericolo. Ospitano la biodiversità più preziosa e più rara del mondo. Contribuiscono in modo determinante al paniere del mondo, considerando che una su tre colture coltivate oggi ha le sue origini nelle terre aride. Le culture e colture alimentari indigene sono preziose perché gli antenati selvatici e i parenti di queste piante crescono ancora lì. Le terre aride sostengono il 50% del bestiame mondiale; sono habitat della fauna selvatica e rappresentano quasi la metà di tutti i sistemi coltivati.

Ma il 2020 è anche il 75° anniversario dalla nascita dell'ONU (24 ottobre 1945). Anche se l'ONU è stata costituita con un ruolo meramente da crocerossina non possiamo non notare che, a distanza di decenni, siano più le luci che le ombre e, quindi, l'Istituzione va salvaguardata. Gli Stati più potenti si terranno strette le Istituzioni di Bretton Woods (Banca Mondiale e Fondo Monetario) e l'OMC – Oraganizzazione Mondiale del Commercio che sono organizzazioni parallele le Nazioni Unite per non perdere la regìa sul denaro e sui commerci ma, nonostante ciò, l'ONU è riuscita a creare un ordine e una redistribuzione con gli obiettivi prima del millennio e poi dello Sviluppo Sostenibile.

Per celebrare il suo 75° anniversario nel 2020, le Nazioni Unite lanceranno la più grande discussione globale sul ruolo della cooperazione internazionale nella costruzione del futuro che desideriamo. UN75th oppure #UN75

Visto che l'Italia e le diverse regioni sono ai minimi storici per la cooperazione internazionale una discussione globale non fa male. Anzi.

Nel 2020, l'Unione Europea celebra 63 anni di collaborazione sul piano economico, politico e sociale fra i suoi membri. Già nel 1957, tra i paesi fondatori dell'Unione Europea vi era la volontà di avviare un percorso di sforzo comune, dedicato al perseguimento di obiettivi complessi ed ambiziosi, che gli Stati non avrebbero potuto raggiungere individualmente. A rendere sui generis il progetto europeo è stata l'idea di attribuire alla struttura sovranazionale il potere esecutivo per perseguire le strategie di lungo termine. A tal proposito nel 2020 scade il decennio di “Europa 2020 - la strategia dell’Ue per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”. Anche qui, luci ed ombre. Per openpolis nel 2016 l’Ue ha superato il target sulla riduzione delle emissioni di gas serra, nel 2017 era a soli 0,4 punti percentuali dal conseguimento dell’obiettivo su ricerca e sviluppo e nel 2018 ha raggiunto il target relativo alla percentuale di laureati. Il risultato peggiore riguarda invece la riduzione di persone a rischio povertà o esclusione sociale: dal 2008 al 2017 solo 4 milioni di persone sono uscite da questa condizione, rispetto ai 20 milioni prefissati. Ancora distante, anche se in misura minore, è l’obiettivo sul lavoro: sono 2,8 i punti percentuali di differenza tra il tasso di occupazione dell’Ue nel 2017 e il target 2020 del 75%.

In Italia il 2020 sarà l'anno dove si vota in almeno 8 regioni: Emilia Romagna, Calabria, Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche e Puglia. Crediamo che anche dall'esito di queste elezioni dipenderà il raggiungimento degli obiettivi sovradescritti a livello internazionale? Probabilmente. Sicuramente esse influenzeranno l’ulteriore marginalizzazione o il protagonismo del Bel Paese. Si, perchè il mondo è un villaggio e noi siamo ancora qui che ci preoccupiamo solo dell'elezione del “nostro” capovillaggio come se l'interdipendenza non esistesse.

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Sono stato parte della segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù, di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) sono l'attuale presidente di AcliViaggi. Curo relazioni e piante. 

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