Settemila soldati italiani nel mondo con alcuni incerti perché

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Foto: Remocontro.it

Missioni militari 1.100 milioni per la cooperazione solo spiccioli

Missioni militari italiane 2019 all’estero, costo previsto di oltre 1.100 milioni di euro ed appena un centinaio di milioni per la cooperazione allo sviluppo, con un rapporto spesa militare/cooperazione 10 a 1. Ed ecco le missioni su cui il governo ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione alla proroga.

Quanti e dove, dubbi sui perché

Dunque 7.000 soldati, seicento 24 in meno rispetto allo scorso anno. Decine di missioni per una varietà di committenti: Onu, Nato, Unione europea e accordi bilaterali. Il costo delle missioni è a carico del ministero dell’Economia e Finanze, non della Difesa, ‘con scarsa trasparenza’, annota Luciano Bertozzi sul manifesto. Record lontana Asia. Il maggior numero di soldati è impiegato in Asia, in Afghanistan in particolare. Per il nostro contingente in Afghanistan, spesa di 120 milioni, circa il 10% dell’intera spesa delle missioni estere. Partecipazione italiana presa nel 2012 rispetto a molti abbandoni di Paesi Nato, missione giudicata da più parti assurda di fronte al fallimento dell’intervento militare Usa-Nato, visto che, dopo 18 anni, gran parte del Paese asiatico è controllato dai guerriglieri talebani con cui gli statunitensi sono ora costretti a trattare per uscire dalla trappola in cui si sono cacciati nei tempi antisovietici lontani.

Afghanistan senza ragioni

Italia lì ufficialmente per ripristinare i diritti umani, ma -sempre Luciano Bertozzi- «addestriamo e sosteniamo anche la polizia nazionale afghana che secondo l’Onu utilizza da molti anni anche bambini, in spregio al diritto internazionale. E supportiamo l’esercito di Kabul che pure, in violazione del diritto internazionale distrugge scuole e centri sanitari e si è reso responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. Continuano gli attacchi alle scuole ed agli insegnanti, secondo le Nazioni Unite, anche da parte delle forze di sicurezza di Kabul». Continuano, sempre secondo l’Onu, gli abusi sessuali, i “bacha bazi” praticati dai poliziotti. Cose note, denunce politiche non pervenute. «In attesa di un ritiro più volte promesso, sollecitata da tempo una pressione italiana per porre fine agli abusi e punire i responsabili». Il Movimento 5 Stelle dall’opposizione, aveva chiesto, il ritiro del contingente. Ora, con la ministro delle difesa Trenta, il silenzio.

Africa, meno soldati, più missioni

In Africa il maggior numero di missioni, le principali in Libia, Niger e Corno d’Africa. Importante ma a sua volte problematica, la missione europea in Somalia, per l’addestramento dell’esercito di Mogadiscio, comandata da un generale italiano e con oltre cento militari italiani. Anche qui, l’Onu denuncia da anni l’utilizzo in combattimento di minori e la distruzione di scuole ed ospedali, oltre a gravi violazioni dei diritti umani. Ed è anche missione italiana formazione e addestramento della polizia somala, più volte accusata da Human Right Watch di gravi violazioni dei diritti umani. Anche in questo caso non risultano pressioni italiane contro questo abusi, e il condizionare gli aiuti al rispetto delle libertà fondamentali.

Mediterraneo ferma migranti

Mediterraneo centrale e Libia, per il «contrasto all’immigrazione clandestina». Più missioni e ulteriori dubbi ed incertezze sui risultati reali da parte degli ‘assistiti’. A partire dall’assistenza e addestramento della Guardia costiera libica e la manutenzione delle navi da noi cedute. Nella missione europea EuNavFor Med-Sophia, la partecipazione italiana è di 520 militari e alcuni aerei. Missione parzialmente sospesa per la pressione italiana sul luogo di sbarco dei naufraghi soccorsi. Via le navi di vigilanza e soccorso, ma continua la formazione della Guardia costiera e della Marina libica. Problema più volte sollevato, lo stato di guerra in corso, e i modi della autorità locali e della Guardia costiera da noi addestrata di fermare in flusso di migranti verso le nostre coste, e il modello di ‘soccorso in mare’ praticato e il successivo trattamento a terra. Infine nella missione bilaterale in Niger, molto contestata per interessi locali e internazionali sopratutto francesi, dove risultano presenti quasi trecento soldati.

Ennio Remondino da Remocontro.it

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