Senza dubbio il futuro è eco. Anzi no, EcoFuturo

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Il futuro è eco. Non siete stufi di questo prefisso abusato e illusorio? Non siete stanche di questo aggettivo che segnala l’appartenenza a un’enclave di sognatori e sognatrici, arenati sulle nuvole di un futuro possibile ma improbabile? Quante volte avete utilizzato questo termine? Quante volte noi stessi lo abbiamo ripetuto, fatto risuonare nelle cavità di parole che fanno eco a idee, propositi, impegni concreti e creativi per lasciare un mondo migliore rispetto a quello che abbiamo trovato?

E’ probabile che forse non riusciremo a lasciare questo mondo migliore per chi lo abiterà dopo di noi. Forse, auspicabilmente, potremo almeno lasciarglielo uguale e non peggiore. Ma la risposta è no, non siamo né stufi né stanchi di continuare a provarci, anche se l’impressione è quella che il pessimismo governi la china della crescita in senso opposto e contrario al buonsenso. Ma è vero anche che l’unico ottimismo possibile, se escludiamo la fuga di massa su un altro pianeta, può derivare dal “controsenso della decrescita”. Che è una parola inflazionata, confusa a torto con la recessione, ma che come un buon cappello in un pomeriggio d’estate ripara con la sua ombra fresca una serie di comportamenti e iniziative, per lo più dal basso e per la maggior parte di grande responsabilità sociale.

Oggi allora, per esempio, parliamo di una fiera di ecotecnologie e autocostruzione, di innovazioni e incontri che si è data il nome, non a caso, di EcoFuturo. E’ un festival ancora giovane che in questi giorni sta vivendo la sua seconda edizione, ma è forte della pluriennale esperienza e passione di un gruppo di amici e di realtà che si sonno aggregate attorno a un cuore pulsante di rilievo: Jacopo Fo. Da un lato l’impegno ecologista, dall’altro quello decennale sul fronte delle nuove tecnologie: una combinazione vincente che si avvale del supporto di partner e volontari, nonché di un Comitato Scientifico che si confronta in rete con Centri di ricerca in Italia e all’estero.

Non si tratta però solo di ricerca e innovazione. Lo scopo dell’evento, che vanta un ricco programma che spazia dalla mobilità all’abitare, dalla riduzione dei rifiuti alla geotermia, è quello di valorizzare la consapevolezza e l’impegno che persone dai percorsi più variegati e diversi hanno maturato in termini di sostenibilità e rispetto per l’ambiente. Non a caso l’esperienza rientra tra i tanti videodocumenti che Daniel Tarozzi ha raccolto viaggiando in camper attraverso l’Italia che cambia, monitorando sul filo della passione e della concretezza un patrimonio straordinario di progettualità multidimensionali. Con un solo difetto a quanto pare. Quello di risultare ancora, troppo spesso, invisibile: le eccellenze del settore sembrano destinate a un perenne secondo piano. Così come nella ricerca, anche imprese innovative e amministrazioni virtuose passano immeritatamente inosservate in patria, mentre scalano invece le vette del successo europeo e internazionale. La frammentazione delle singole esperienze non gioca certo a favore, anche se sul banco degli imputati il primo posto è occupato dai Governi che si succedono prestando, coerentemente con i discutibili interessi che difendono, un’attenzione insufficiente alle buone prassi attuate sul territorio.

Non è quindi scontato l’obiettivo che si è posto il Festival EcoFuturo, anzi il traguardo è decisamente ambizioso: costruire legami e fare incontrare fra loro queste esperienze, dando voce e visibilità attraverso una solida rete di comunicazione e offrendo la possibilità di un confronto conviviale e cooperativo che favorisca la nascita di nuovi partenariati e di possibili collaborazioni.

Tutto qui? Sì, e non è poco. Anzi no. Gli organizzatori precisano anche che … “ci piace stare insieme, suonare, ballare, cantare, filosofare, brindare, guardare il tramonto, scrivere poesie, camminare, sperimentare, fare sogni e insieme realizzarli!”. E non scandalizziamoci: perché lavorare per un futuro migliore vuol dire anche lavorare per un presente più leggero e più ricco, condito di esperienza, competenza e, perché no, di un pizzico di allegria.

Appuntamento allora in Umbria, ad Alcatraz, fino al 6 settembre… non mancate!

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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