Riscaldamento globale a 1,5 ° C: i governi approvano il Rapporto speciale Ipcc

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Il nuovo Special Report on Global Warming of 1.5°C dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) approvato nel summit di Incheon, tenutosi in Corea del sud, conferma che «Limitare il riscaldamento globale a 1,5 ° C richiederebbe cambiamenti rapidi, di vasta portata e senza precedenti in tutti gli aspetti della società», e aggiunge che, «Con evidenti benefici per le persone e gli ecosistemi naturali, limitare il riscaldamento globale a 1,5° C rispetto ai 2° C potrebbe andare di pari passo con la garanzia di una società più sostenibile ed equa». Il rapporto Ipccc, sarà un importante contributo scientifico alla Conferenza di Katowice sui cambiamenti climatici in Polonia a dicembre, quando i governi rivedranno l’Accordo di Parigi per affrontare i cambiamenti climatici. Il presidente dell’Ipcc, Hoesung Lee. Ha sottolineato che «Con oltre 6.000 referenze scientifiche citate e il contributo dedicato di migliaia di esperti e revisori governativi in ​​tutto il mondo, questo importante rapporto testimonia l’ampiezza e la rilevanza politica dell’Ipcc».

Il rapporto “Global Warming of 1.5°C, an IPCC special report on the impacts of global warming of 1.5°C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways, in the context of strengthening the global response to the threat of climate change, sustainable development, and efforts to eradicate povertyI” dell’pcc è stato preparato da 91 revisori di 40 Paesi su richiesta dell’United Nations Framework convention on climate change (Unfccc) quando ha adottato l’Accordo di Parigi nel 2015 ed è Il rapporto è stato preparato sotto la guida scientifica dei tre i gruppi di lavoro dell’Ipcc. Il Working Group I valuta le basi fisiche del cambiamento climatico; Il Working Group II affronta i temi deglii impatti, dell’adattamento e della vulnerabilità; il Working Group III si occupa della mitigazione dei cambiamenti climatici. Panmao Zhai, co-presidente dell’Ipcc Working Group I, ha evidenziato  che «Uno dei messaggi chiave che emerge con forza da questo rapporto è che stiamo già vedendo le conseguenze del riscaldamento globale da 1° C  con, tra gli altri cambiamenti, le condizioni meteorologiche più estreme, l’innalzamento del livello del mare e la diminuzione del ghiaccio marino artico».

Il rapporto, che ha avuto il via libera della comunità internazionale nonostante l’ostilità degli Usa e dell’Arabia Saudita,  mette i n luce «una serie di impatti sui cambiamenti climatici che potrebbero essere evitati limitando il riscaldamento globale a 1,5° C rispetto ai 2 ° C o più. Ad esempio, entro il 2100, l’innalzamento globale del livello del mare sarebbe inferiore di 10 cm con il riscaldamento globale di 1,5° C rispetto ai 2° C. con un riscaldamento globale di 1,5° C, la probabilità di avere  un Oceano Artico libero dal ghiaccio marino in estate sarebbe una volta al secolo, rispetto ad almeno una volta ogni decade con 2° C.  Con un riscaldamento globale di 1,5° C Le barriere coralline diminuiranno del 70-90% mentre con 2° C scomparirebbero praticamente tutte (> 99%)». Hans-Otto Pörtner, co-Presidente dell’Ipcc Working Group I, aggiunge: «Ogni ulteriore aspetto del riscaldamento è importante, soprattutto dal momento che un  riscaldamento di 1,5 ° C o più aumenta il rischio associato a cambiamenti duraturi o irreversibili, come la perdita di alcuni ecosistemi. Secondo il rapporto speciale dell’Ipccc, «Limitare il riscaldamento globale offrirebbe alle persone e agli ecosistemi più spazio per adattarsi e per rimanere al di sotto delle loro  soglie di rischio».

Il rapporto esamina anche le strade disponibili per limitare il riscaldamento a 1,5° C, cosa ci vorrebbe per percorrerle e quali potrebbero essere le conseguenze.  Valerie Masson-Delmotte, co.presidente delll’IpccWorking Gruppo I sottolinea che «La buona notizia è che alcuni dei tipi di azioni che sarebbero necessarie per limitare il riscaldamento globale a 1,5° C sono già in corso in tutto il mondo, ma avrebbero bisogno di accelerare». Infatti, il rapporto fa notare che limitare il riscaldamento globale a 1,5° C richiederebbe transizioni «rapide e di ampia portata» per quanto riguarda l’utilizzo dei suoli, l’energia, l’industria, gli edifici, i trasporti e le città.  All’Ipccc dicono che «Entro il 2030 le emissioni globali nette di biossido di carbonio (CO2) causate dall’uomo dovrebbero diminuire di circa il 45% rispetto ai livelli del 2010, raggiungendo lo zero netto intorno al 2050. Ciò significa che eventuali emissioni residue dovranno essere compensate rimuovendo CO2 dall’aria».  Jim Skea, co-presidente dell’Ipcc Working Group III, conferma: «Limitare il riscaldamento a 1,5 ° C è possibile secondo le leggi della chimica e della fisica, ma fare questo richiederebbe cambiamenti senza precedenti».

Ma il rapporto fa proprie le critiche e le preoccupazioni di molti scienziati e degli ambientalisti su tecniche come la Carbon capture and storage o i progetti di geoingegneria e guardia: «Consentire alla temperatura globale di superare temporaneamente o “overshoot” gli 1,5° C significherebbe dover fare un maggiore affidamento sulle tecniche che rimuovono la CO2 dall’aria per riportare la temperatura globale a meno di 1,5° C entro il 2100. L’efficacia di tali tecniche non è dimostrata su larga scala e alcune potrebbero comportare rischi significativi per lo sviluppo sostenibile». Priyardarshi Shukla, copresidente dell’Ipcc Working Group III, evidenzia gli effetti positivi di un impegno globale contro il global warming: «Limitare il riscaldamento globale a 1,5° C rispetto ai 2° C ridurrebbe la sfida degli impatti sugli ecosistemi, sulla salute umana e sul benessere, rendendo più facile il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite». Debra Roberts, co-presidente  dell’Ipcc Working Group II, conclude: «Le decisioni che prendiamo oggi sono fondamentali per garantire un mondo sicuro e sostenibile per tutti, sia ora che in futuro. Questo rapporto fornisce ai policymakers e ai professionisti le informazioni di cui hanno bisogno per prendere decisioni che affrontino i cambiamenti climatici tenendo conto del contesto locale e delle esigenze delle persone. I prossimi anni saranno probabilmente i più importanti della nostra storia».

Da Greenreport.it

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