Quando l'alternanza scuola - lavoro funziona

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C'era una volta un paese piccolo, in una valle del Trentino - dove l'ultima serranda, quella del bar, ha chiuso 20 anni fa. Un paese con una comunità molto coesa, che si è un po' spopolato rispetto al passato. Eppure, è circondato dal verde e con numerosi aspetti interessanti per un potenziale turista. Cosa si può fare per valorizzarlo? L'avventura di una classe di quarta superiore dell'istituto tecnico Tambosi di Trento parte da questi pensieri e finisce per coinvolgere tantissime persone: la professoressa Franca Marchesin – referente del progetto ed insegnante di geografia turistica e con lei tutto l'istituto scolastico; il dott. Bonazza, formatore; il dott. Vergot, esperto in cooperative di comunità;il dott. Ravelli, presidente APT per la Valsugana; il dott. Gozzo, direttore della Cassa Rurale di Grigno, il dott. Pederzini, presidente della Comunità di Valle, il sindaco dott. Fogarotto; il dott. Stefano Marighetti, mediatore con la comunità; gli alpini del posto e l'Accademia della Montagna. Siamo andati ad intervistare la professoressa Marchesin.

Come è nata l'idea?

Mi piace applicare quello che i ragazzi imparano in esperienze pratiche. L'idea di Selva Green (qui la pagina Facebook del progetto) mi è venuta perchè conosco questo piccolo borgo; un giorno parlavo con dei miei amici, e constatavamo come l'area fosse in mezzo al verde e come ci fossero alcune case disabitate, ma nonostante questo non si respirasse un'aria desolata perchè qui la gente ha un carattere particolare. Ci sembrava un po' un peccato: nei dintorni c'è una pista ciclabile, la bellissima Grotta della Bigonda - con un biotopo tenuto in modo egregio; c'è il fiume Brenta che è stato risanato... così ho iniziato a scambiare quattro chiacchiere con le persone del posto, e anche loro vedevano delle potenzialità. Per me è stata immediata l'idea che poteva essere un campo di lavoro per i miei studenti: analizzare il territorio e vedere quali potevano essere le sue potenzialità, renderlo meta di turismo sostenibile e responsabile come viene proposto nella nostra scuola.

E quindi insieme agli studenti avete preso in mano la situazione.

Sì, abbiamo inserito questa esperienza nella tanto dibattuta alternanza scuola-lavoro; il nostro istituto ha una lunga tradizione per quanto riguarda stage lavorativi e praticantati. Si sono sempre fatti ed erano già previsti prima della riforma – quindi lo “shock” delle 400 ore di pratica non è stato così forte. Però eravamo a un bivio: subire una decisione, anche poco strutturata, oppure farne un'opportunità- ed è quello che abbiamo deciso: il progetto è un'area della scuola dedicata a concretizzare ciò che si è imparato, dove mettiamo in pratica la didattica per competenze e l'interdisciplinarietà inserendo materie che non sono state previste dal legislatore.

Riscontri da parte dei ragazzi?

Credo che realizzata così l'alternanza scuola lavoro sia importante: i risultati si vedono. Se può capitare che ogni tanto qualcuno sia poco soddisfatto dallo stage, in questi casi invece non succede: ognuno col proprio stile, ma ogni studente dimostra di acquisire determinate competenze. C'è da dire che è una classe bellissima: hanno capito gli obiettivi da raggiungere e si sono sentiti bene ad assumersi tutte le responsabilità, sia a livello di gruppo che individuali, alcuni in modo molto originale.

Era tutto organizzato come un vero e proprio lavoro.

Sì, con tanto di committenza - il comune di Grigno – anche se è comunque stata la scuola ad organizzare il percorso. Abbiamo responsabilizzato i ragazzi rispetto a questo, tanto che loro avevano raggiunto tutti gli obiettivi previsti dal progetto prima delle scadenze. Hanno davvero cercato di dare risposta ad una committenza, di essere credibili: e lo sono stati. L'ha messo in evidenza anche la dott.ssa Iva Berasi, direttrice dell'Accademia della Montagna che con la Trentino School of Management sono stati un importante partner del progetto. I ragazzi hanno creato un prodotto concreto, hanno dato spunti alla comunità, si sono rivolti alle persone con consapevolezza – realizzando un lavoro come dovrebbe fare un ufficio di consulenza turistica. Anche la serata di presentazione finale, a cui hanno partecipato circa 200 persone non è stato un saggio di fine anno, ma un momento importante di un bel progetto. I ragazzi hanno dato il massimo, sembravano dei relatori consumati: sono stati bravissimi.

E adesso, quali sono le prossime idee?

Ci sono due ambiti: uno si riferisce agli incarichi che avranno i ragazzi di questa classe. Il prossimo anno sono in quinta e probabilmente porteranno nel progetto qualcosa di propositivo per la comunità per quanto riguarda l'accoglienza. Studieranno delle proposte innovative anche perchè hanno fatto un grande lavoro di analisi: hanno realizzato delle interviste, sono andati a studiare la storia del territorio perchè quello che veniva proposto fosse compatibile con la comunità. Quindi anche i suggerimenti e le proposte dovranno essere molto calibrate e loro lo sanno. Come in tutte le comunità ci sono delle resistenze a cui i ragazzi hanno dato voce e rispetto. Dopo queste proposte l'idea è che questa iniziativa diventi una parte del campo per l'alternanza scuola - lavoro per tutto il percorso turistico: così tutte le classi potranno lavorare per completare l'offerta turistica della zona.

Risultati ottenuti, al di là della soddisfazione degli studenti?

Siamo riusciti a creare un network di piccoli imprenditori d'eccellenza che si è presa in carico la parte più attiva del progetto, generando il coinvolgimento di tutta la comunità. Si è creato un evento - un “driver” - cioè dei momenti dove si realizzano degli itinerari a tema per famiglie. Abbiamo preso in prestito i personaggi della fantasia del posto e li abbiamo messi in relazione ai prodotti specifici di questi piccoli produttori (ad esempio canne da pesca, vino nelle anfore, miele e creme particolari). Naturalmente questa è solo un'iniziativa, poi si possono fare tante altre cose. Vogliamo che il turista che viene a Selva possa scegliere di giorno in giorno quale attività svolgere: pesca sul Brenta, la visita della Bigonda, chiacchierare con un esperto di pesce, realizzare delle attività con gli scultori del legno. Le classi successive si occuperanno di progettare questi piccoli momenti. Oltre a questo l'altro aspetto entusiasmante è che si sta creando un tavolo di lavoro con persone del posto con potere decisionale in modo da non far cadere il progetto, perchè la cosa è piaciuta molto alla comunità e ad alcuni stakeholder.

Qual è stato il momento più difficile?

Credo sia stato quando, studiato il territorio, ci siamo resi conto della restituzione: non potevamo fare un report, una relazione, una recensione: dovevamo dire cose vere. Avevamo degli esperti che ci hanno aiutato; poi i ragazzi hanno lavorato e sono stati in grado di mettere in pratica quello che hanno imparato.

...ed il momento più bello?

Non tanto la serata della presentazione, ma la settimana prima: i ragazzi sono passati attraverso momenti di stanchezza, ma nonostante questo si aiutavano reciprocamente per tirarsi su. C'è stato un lavoro di equipe molto forte.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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