Quale futuro per lo zapatismo?

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Bambini in Chiapas

Perché l'insurrezione zapatista ha avuto tale ripercussione? Nella distanza appare come uno degli episodi più significativi del periodo che va dalla caduta del muro di Berlino a quella delle torri gemelle di New York. Non perché segni la Storia con la S maiuscola, bensì perché la sostituisce con storie particolari, le oppone la diversità delle esperienze, delle identità e dei progetti. Qui si radica il risultato storico del movimento. Al di là delle categorie astratte o anchilosate (rivoluzione, classe, potere, cittadini, diritti umani), lascia emergere soggetti individuali e collettivi che si mescolano l'uno con l'altro, entrano in risonanza e costruiscono reti, dando un contenuto concreto alla comunità umana.

Negli anni 90, le ideologie della direzione della storia erano svanite, dando luogo alla grande illusione di una globalizzazione felice, di un regno definitivo del mercato e della democrazia. In questo contesto, la gran parte degli osservatori vedeva nella rivolta zapatista contro il neoliberismo una manifestazione residuale di antiche guerriglie e vecchie ideologie. Al contrario, la rivolta cercò di svincolarsene e di lasciar ascoltare la voce di quegli indigeni che la storia e coloro che si presentano come suoi agenti - gli stati, la chiesa, i partiti, i movimenti rivoluzionari - hanno schiacciato, marginalizzato o strumentalizzato. 'Di cosa vogliono perdonarci?' Le vittime negano la vittimizzazione e la colpevolezza, capovolgono le stigmate e trasformano della differenza culturale un principio di stima e di affermazione di sé. Uguali e diversi, uguali perché diversi, dicono gli zapatisti.

L'invenzione di un linguaggio nuovo, spesso intessuto di umorismo, a volte poetico; la valorizzazione della cultura e della sua autonomia, un senso acuto della messa in scena, l'accento sulla scoperta dell'altro e sulla produzione dell'uno stesso, la riflessività... Tutti questi tratti, che fanno dello zapatismo un movimento culturale tanto quanto o ancor più che un movimento sociale o politico, gli hanno assicurato un'ampia risonanza tra i settori refrattari alle categorie e ai quadri classici dell'azione politica o sindacale, tra coloro preoccupati per l'affermazione della propria soggettività, nei mezzi della cultura, tra le donne, i giovani. In Messico però anche nel 'primo mondo', soprattutto in Europa.

In un mondo dominato dalla legge del mercato, però in cui esistono altre forze, basate sull'identità e antidemocratiche, erano in movimento per preparare il ritorno del tragico, il movimento zapatista si presentò come un tentativo - né l'unico né il primo, però sì uno dei più brillanti - di opporsi alla onnipotente forza del liberismo e di omologare identità culturali e democrazia.

Dove sta questo movimento oggigiorno? La marcia su Ciudad de México del 2001 segnò il suo apogeo. La legge indigena paternalista, adottata dalle autorità e rifiutata dai diretti interessati, paralizzò la dinamica esistente e gli zapatisti si ritrovarono di nuovo confinati al Chiapas. Passando alla scena internazionale, gli attentati dell'11 settembre completarono il processo che conduceva a metterli fuori gioco. Sei anni prima, con il Trattato del libero commercio del Nord America, il Messico aveva cercato di entrare nel cortile del primo mondo; il sollevamento zapatista contro questo accordo e contro la globalizzazione liberale aveva posto il Chiapas al centro del piano messicano. Il paese, e in particolare il Chiapas, che si erano proiettati così sulla scena mondiale furono respinti nel cortile interno e ai margini.

Una classe politica ripiegata sulle proprie dispute interne, una societá civile frammentata e un'opinione internazionale occupata in altre cose. Per uscire da questa impasse, Marcos si propose, alla fine del 2002, quale mediatore nel conflitto basco, ciò che provocò le risposte di inabituale eccesso verbale delle autorità spagnole e del giudice Baltasar Garz㳀n. Però fu da ETA che provenne la reazione più tagliente e che portò Marcos a condannare nettamente questa organizzazione: 'Cosa vogliono insegnarci? A uccidere giornalisti perché parlano male della lotta? A giustificare la morte dei bambini in nome della causa? Non abbiamo bisogno né vogliamo il loro appoggio o la loro solidarietà'.

L'iniziativa basca intorbidì, senza dubbio, il messaggio zapatista e lasciò un gusto amaro in bocca a molti simpatizzanti, tanto in Europa come in Messico. Se l'obiettivo era, come disse il portavoce dell'EZLN, fare incursione sulla scena europea, perché non approfittare del Forum sociale europeo di Firenze, che si sviluppava in quel momento o qualunque altra manifestazione del movimento altroglobalista in seno al quale gli zapatisti godono di un prestigio immenso? In dichiarazioni recenti Marcos si è attribuito, in chiave esclusiva, la responsabilità di questo 'errore' e di altri ancora.

Nel gennaio del 2001, alla vigilia della marcia verso Ciudad de México, metteva in guardia contro il pericolo delle resistenze fondamentaliste contro la globalizzazione, fossero essere di natura religiosa, etnica o nazionalista. Il cambio di direzione mondiale che si accelerò spettacolarmente l'11 settembre dello stesso anno confermò i suoi timori. Le posizioni e gli assi dei conflitti si spostarono. La 'quarta guerra mondiale' che oppone l'iperpotenza statunitense al terrorismo islamico non si confonde con la guerra del neoliberismo contro l'umanità di cui Marcos parlava anni prima.

Il terrorismo, come la guerra, schiaccia la società civile, distrugge i soggetti, li converte in vittime o carnefici, o entrambe le cose. Il ritorno della Storia si accompagna al ritorno di schemi antichi (imperialismo e antimperialismo), però soprattutto all'ascesa di fondamentalismi che quasi non lasciano spazio, neppure loro, alla diversità e alla costituzione di soggetti. In questa atmosfera ostile alla sua ispirazione, il movimento zapatista ha subito danni, frustrazioni e vacillamenti. Però, lungi dal lasciarsi guidare dalla logica della guerra, ha riaffermato il suo carattere di 'ribellione civile e pacifica'. Negli ultimi mesi ha manifestato la sua volontà di non limitarsi soltanto alla resistenza e di consolidare ed estendere il suo progetto di democrazia locale.

Ricomporre un tessuto locale, iscrivendosi in una dimensione di lungo termine. Lo zapatismo, che è stato dato per morto molto spesso, dà prova di una sorprendente capacità di permanenza. In questi tempi segnati dalle polarizzazioni, dalle regressioni e dalle increspature, saprà riannodare la marcia con l'immaginazione e la creatività che ne hanno fatto un riferimento?
di Yvon Le Bot

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