Popolo rom, capro espiatorio

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Napoli, manifestazione contro lo sgombero del campo rom di Gianturco (foto: nigrizia.it)

Non possiamo accettare il razzismo di stato contro i migranti, così ben incarnato dal ministro degli interni Salvini. E non possiamo accettare che il ministro si scagli con altrettanta forza contro i rom, che diventano il capro espiatorio per eccellenza. Le affermazioni di Salvini a questo riguardo fanno veramente paura: «Facciamo una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti sono, ripetendo quello che fu definito censimento». E ha poi aggiunto qualcosa di ancora più pesante: «Sto facendo preparare un dossier al Viminale sulla questione dei rom. Quelli che possiamo espellere, facendo degli accordi con gli stati, li espelleremo. Gli altri purtroppo ce li dobbiamo tenere».

Sono parole pesanti, parole razziste che ci riportano ai tempi del nazifascismo. L’onda nera della xenofobia e del razzismo che sta dilagando in Europa ha invaso ora anche il nostro paese. È mai possibile che ci sentiamo minacciati dai rom che non hanno mai avuto né una patria, né un esercito, né hanno mai fatto una guerra? In Italia sono circa 180.000 i rom residenti, dei quali solo 26.000 potrebbero essere espulsi perché non italiani e neppure comunitari. «Bisogna essere infami – scrive saggiamente Moni Ovadia – per prendersela con chi non ha una nazione che lo difende e non può mettere in campo forze economiche e finanziarie per arginare le politiche persecutorie pensate e concepite come perfetta arma di distrazione di massa».

Eppure Salvini ha promesso i bulldozer contro i campi rom. Siamo davanti a una “pulizia etnica”? «Capro espiatorio da secoli fino allo sterminio razzista del secolo scorso – afferma mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino – i rom e i sinti rivelano la disumanità di una convivenza, la nostra, che vuol dirsi civile, ma lascia nella miseria più nera e nell’emarginazione più amara, figli del popolo più giovane d’Europa».

Ho potuto toccare con mano in questi anni a Napoli quanto questo popolo viva nella «miseria più nera” e nell’emarginazione più amara». Solo nelle baraccopoli d’Africa, dove ho vissuto a lungo, ho trovato un tale degrado. Per questo appena arrivato a Napoli, ho sposato la loro causa, insieme a padre Domenico Pizzuti, con il comitato campano con i rom perché sono gli “ultimi” della società. Ho fatto mia la loro sofferenza ed emarginazione. Ho toccato con mano il razzismo nei loro confronti soprattutto nell’incendio dei campi rom di Ponticelli (scene vergognose!) e poi nelle minacce ed insulti contro il campo rom di Via del Riposo da dove un centinaio di loro sono dovuti fuggire. Tanti gli incendi dolosi come nell’insediamento di Viale Maddalena e di Casoria.

Sono rimasto scioccato dallo sgombero, ordinato dalla Procura di Napoli, del campo di Gianturco, nel cuore di Napoli, dove vivevano oltre 1.300 rom: sgomberati senza offrire loro un’alternativa. Abbiamo seguito poi il calvario di un gruppo di 250 di loro che hanno trovato rifugio nell’ex Manifattura Tabacchi. Sgomberati anche da lì hanno trovato uno spazio nell’ex-Mercato Ortofrutticolo da dove oggi sono nuovamente minacciati di essere cacciati. Stessa tragedia con i rom di Cupa Perillo a Scampia il cui campo è stato distrutto da un incendio doloso. Dopo tante dimostrazioni e proteste, dopo tante promesse del Comune, i rom di Cupa Perillo non hanno ancora trovato una soluzione.

E ancora più drammatica per me è stata l’odissea dei rom di Giugliano: si tratta di oltre un migliaio di persone fuggite dalle guerre jugoslave tra il 1991 e il 2001. La Procura di Napoli ha deciso lo sgombero senza indicare un nuovo insediamento. Per anni hanno vissuto nelle campagne in uno squallore unico. Alla fine il Comune li ha posti nella zona ex-Resit, piena di rifiuti tossici!! (Tanti deputati e senatori che hanno visitato quel luogo sono rimasti inorriditi, ma nessuno ha dato una mano!) Alla fine, il Comune li ha ricollocati in una conca fangosa e maleodorante indegna perfino per degli animali. E sono ancora lì. La tragica storia dei rom di Giugliano merita di essere portata in tribunale.

La risposta a questa drammatica storia dei rom non può essere quella di Salvini, quella delle ruspe, dell’espulsione, ma quella di un serio esame di coscienza di come abbiamo trattato questo popolo. E poi sono necessarie serie politiche di inclusione, per far uscire questo popolo dalla miseria e dall’emarginazione. Dobbiamo prima di tutto rimettere in discussione un razzismo atavico contro i rom che abbiamo tutti interiorizzato da secoli e ora è cavalcato così abilmente da Salvini. Eppure il ministro degli interni ha giurato sulla Costituzione che obbliga lo stato repubblicano a riconoscere e a garantire i diritti inviolabili dell’uomo (art.2).

Non dimentichiamo che le politiche contro i rom sono state uno dei pilastri del fascismo. Per questo la senatrice Liliana Segre, che ha visto tanti rom cremati ad Aushwitz, nel suo primo intervento in Senato, ha detto che sarà sua priorità la difesa della minoranza rom in quanto è compito di ogni persona far sentire la propria voce per fermare questa onda nera che minaccia di travolgerci tutti. È compito di tutti noi alzare la voce in difesa degli ultimi della nostra società in questo preciso momento in cui il razzismo della gente contro i rom è diventato razzismo di stato.

Alex Zanotelli da nigrizia.it)

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