Perù: l'instabile Toledo tra corruzione e proteste sociali

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Agli inizi di luglio il Perù è stato paralizzato da un massiccio sciopero generale promosso dalla Federazione generale dei lavoratori del Perù con un adesione vicina all'80 per cento. Le manifestazioni sono state del tutto pacifiche ma la polizia è riuscita ad arrestare 52 persone mostrando, ancora una volta, il nervosismo e la preoccupazione del governo al di là delle intempestive dichiarazioni propagandistiche. Di fatto meno del 10 per cento dei peruviani approva l'operato del presidente Toledo, il 34 per cento chiede elezioni anticipate e il 31 che Toledo rinunci. Per i movimenti sociali organizzati, uno dei problemi più difficili da risolvere resta comunque quello dello sbocco politico della protesta in quanto i due nomi che si presenterebbero sono l'ex presidente Alan Garcia, attuale leader dell'opposizione e protagonista di un mandato travolto dalla corruzione e addirittura dell'esiliato ex dittatore tecnocrate Alberto Fujimori. Secondo Cristiano Morsolin, giornalista dell'Osservatorio andino Selvas, è proprio con la Costituzione imposta da Fujimori che, con il governo Toledo, tenta di addomesticare e imbavagliare la giustizia, attaccando i procuratori anti-corruzione Gammara e Vargas Valdivia.

Il coordinatore della regione Andina del Movimento Laici per l'America Latina - Mario Mancini fotografa la situazione attuale: "Il panorama parla di 166 sindaci (su 1800) a livello nazionale che si trovano attualmente in processo di revocatoria con accuse ordinarie di corruzione, malversazione, abuso di autorità. Oltre ai 166 moltissimi altri sono messi in seria discussione dalla propria cittadinanza". Dal 20 aprile in poi sono in mobilitazione di protesta a livello nazionale i settori dei "cocaleros", i coltivatori di coca che chiedono di non essere criminalizzati, i minatori per rivendicare la negoziazione collettiva, gli insegnanti e i medici del settore pubblico per i miglioramenti salariali e della qualità del servizio e i pescatori artigianali che chiedono una regolamentazione e investimenti per modernizzare il settore. "Il quadro di ingovernabilita' neoliberale sta accellerando il processo di esclusione e abbandono del 70% dei peruani che vivono in stato di povertá" ha commentato Wilder Sánchez Chávez, secretario generale della Confederazione Contadina del Peru' CCP. Altro leader dei movimenti sociali e' Miguel Palacin, segretario generale del Coordinamento nazionale delle comunita vittime delle miniere CONACAMI e del Coordinamento permanente dei popoli indigeni del Peru' COPPIP, secondo cui "dopo vari anni di lotta, di denuncia, di rivendicazione di una giustizia sociale di cui i popoli indigeni e contadini sono stati depauperati, abbiamo imparato che anche le nostre organizzazioni popolari sono uno spazio politico che non si puo' delegare allo Stato, ne' al capitale delle multinazionali, ne' ai partiti politici, ne' alle ONG, bensi i cittadini si devono riappriare del loro protagonismo politico per un vero cambiamento dal basso".

Un coordinamento di organizzazioni della società civile italiana che da piu' di 20 anni lavorano per sostenere l'effettiva democratizzazione di un Perù plurietnico, hanno espresso il proprio sostegno al processo avviato dalla Commissione della Verità e della Riconciliazione (CVR). Si parla delle violazioni dei diritti umani commesse negli anni del governo autoritario del presidente Alberto Fujimori e dai governi precedenti. Per le oltre 69.000 e necessario un lavoro per svegliare le coscienze e intrecciare percorsi di cambiamento e di liberazione. Tra i lavori di documentazione e sistemazione della memoria storica legato al processo della CVR c'è il viaggio di ricerca dell'avvocata parigina Julie Guillerot che collabora con APRODEH e Centro Internacional para la Justicia Transicional. Dopo 11 mesi trascorsi dalla consegna del Rapporto della Commissione della Verita' CVR, avvenuto il 29 agosto 2003, si constata che "il rapporto non ha ricevuto l'attenzione che merita e che le sue proposte non hanno trovato l'eco necessario nelle agende delle istituzioni dello Stato, ne' degli attori politici, ne' della societa'- ha commentato l'antropologo Carlos Ivan Degregori. Lo scorso 19 aprile il Parlamento Italiano su proposta del Senatore Francesco Martone ha votato la risoluzione n. 2737 che impegna il Governo italiano ad attivarsi per fare sì che il governo peruviano adotti e rispetti le raccomandazioni della Cidh e della CVR, assicurando in particolare l'indipendenza della magistratura, tanto di quella ordinaria, quanto dei giudici incaricati di indagare sulle violazioni commesse dai governi precedenti. [AT]

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