Paraguay: un colpo di stato “tecnico” destituisce il presidente Lugo

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Il presidente del Paraguay Lugo è stato destituito - foto: trujillonoticias.com

Mentre la maggior parte dei presidenti latinoamericani si affrettavano a condannare la destituzione di Fernando Armindo Lugo Méndez, avvenuta lo scorso venerdì dopo il procedimento di impeachment, la Santa Sede, per bocca del Nunzio Apostolico Eliseo Ariotti dava la sua benedizione al nuovo presidente Federico Franco. Nel piccolo paese del Cono Sur sembra di essere ripiombati negli anni del Plan Condor, quando gli Stati Uniti con la complicità o il silenzio di alti rappresentanti della chiesa cattolica imponevano le loro dittature militari per frenare movimenti, definendoli sovversivi perché chiedevano più giustizia sociale e si opponevano a virate liberiste.

O forse è solo un regolamento di conti tra gerarchie vaticane e il sacerdote del popolo. Lugo infatti, quando era ancora vescovo, decise di candidarsi alla presidenza del Paraguay nel 2008, dopo la manifesta contrarietà e le forti pressioni da Roma, che culminarono nella richiesta di Lugo di essere ridotto allo stato laicale, cosa che avvenne dopo la sua vittoria alle elezioni. Ora a poche ore dal voto al Senato la stessa chiesa lo invitata ad andare via dalla “porta principale”. Sacerdote di base vicino alla Teologia della Liberazione, noto anche per aver riconosciuto la paternità di due figli avuti quando era ancora prete, l'ormai ex presidente paraguayano è stato accusato di cattiva gestione del suo mandato dal Congresso della nazione dove il suo partito, l'Alianza Patriótica para el Cambio, non aveva mai raggiunto la maggioranza. La scintilla che ha giustificato il procedimento previsto dalla Costituzione sono stati gli scontri avvenuti il 15 giugno a Curuguaty dove l'occupazione di una fattoria da parte di un gruppo di contadini che chiedevano terra è finita con uno scontro con le forze dell'ordine che ha fatto 6 vittime tra i militari e 11 tra i contadini.

Uno scontro orchestrato dall'opposizione dicono in molti – in primis il Partido Colorado, abituato com'era da oltre sessant'anni a governare - alla quale si è aggiunto anche il Partido Liberal Radical Autentico alleato di Lugo, ma dietro al quale si nascondono forti interessi economici di grandi multinazionali come Monsanto, Sygenta e altre riunite nella Unión de Gremios de Producción. Fortemente preoccupate dall'avanzare dei movimenti di contadini e sindacali che chiedono sempre più insistentemente la tanto temuta riforma agraria e si oppongono all'uso degli ogm, ma anche che prima o poi il governo progressista di Lugo si decidesse a far pagare le dovute tasse al governo, e non le irrisorie e simboliche roylties, probabilmente non e tutto estranee al grave incidente che ha messo in difficoltà il presidente tanto da farlo fuori. “Non si è mai visto un cambio di presidente in meno di 24 ore” commenta il presidente ecuadoriano Rafael Correa: “l'Ecuador riconosce come presidente del Paraguay solo Fernando Lugo perché legittimamente eletto” continua Correa.

E non è il solo, a poche ore dalla decisione del Senato paraguayano si susseguono le dichiarazioni di Bolivia, Argentina (che ha ritirato il proprio ambasciatore), Cuba, Venezuela le più scontate, ma anche Cile, Repubblica Domenicana, tanto che gli appartenenti all'Unasur convocano una riunione straordinaria per mercoledì 27 a Lima e invocano la clausola democratica istituita tre anni fa, in occasione del colpo di stato in Honduras. Anche se tecnicamente non si può parlare di golpe è certo che giudizio politico con il quale si è destituito il presidente è stato quanto meno affrettato e per il coordinamento di organizzazioni campesinas un “colpo di stato tecnico”, visto che non gli è stato concesso neppure il tempo necessario per la difesa. A dirlo è la OEA (Oranizacion de Estados Americanos) la quale in maniera del tutto inaspettata - attraverso il suo segretario generale Manuel Insulza – ha mostrato le sue perplessità nell'utilizzo degli articoli 17 e 1 della Costituzione paraguayana, invocati dal Congresso, e ha dichiarato che sono stati violati i diritti di legittima difesa del presidente Lugo.

Non stupisce invece che a dirlo sia la Commissione Interamericana per i Diritti Umani: la destituzione di Fernando Lugo è un grave colpo allo stato di diritto nel paese”. Alba, Unasur, Mercosur, Celac hanno subito condannato i fatti di Asuncion, e oltre ai movimenti di campesinos anche organizzazioni per i diritti umani come Serpaj guidata dal premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel si sono subito attivati per denunciare quello che sta accadendo in Paragay e mettere all'erta la comunità internazionale in difesa della democrazia. Questo lo scopo dell'appena costituito Fronte per la Difesa della Democrazia, che rifiuta categoricamente il governo di Federico Franco e invita tutti lottare per la democrazia e la sovranità popolare.

Nella sua dichiarazione di congedo l'ex presidente ha detto che "non è Fernando Lugo a subire il golpe, non è Fernando Lugo ad essere destituito, ma è la storia del Paraguay ad essere ferita profondamente”. Dal canto suo il neo-presidente ed ex alleato di Lugo si è affrettato a dichiarare che nel suo paese “non è in atto nessun golpe” e che il suo neo ministro degli esteri sta lavorando per avere i riconoscimenti internazionali. Ma prima dovrà fare i conti con i cittadini paraguayani. Dal pomeriggio del 22 giugno una moltitudine di sostenitori dell'ex presidente si è riversata su Plaza de las Armas, a manifestare la propria solidarietà al Fernando Lugo e a denunciare il colpo di mano del Congresso. Le prossime elezioni sono previste per agosto 2013, ma i paraguayani non sembrano essere disposti ad aspettare cosi tanto.

Elvira Corona (autrice di Lavorare senza padroni, Emi edizioni)

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