Nigeria: 500 morti nella lotta per le risorse, ma non è una guerra di religione

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Vittime degli scontri a Dogo-Na-Hawa - Foto: Rainews24

"La causa delle violenze avvenute nei pressi di Jos, come già in passato in altri centri del nord della Nigeria, non è la religione, ma questioni sociali, politiche ed economiche". Lo ha dichiarato all'agenzia Misna padre Gabriel Gowok, segretario dell’arcidiocesi di Jos, città capoluogo dello stato di Plateau, dove nella notte tra sabato e domenica scorsi, uomini armati di fucili e machete hanno attaccato tre villaggi abitati in prevalenza da popolazioni appartenenti alla comunità Birom, di religione cristiana, uccidendo 500 persone e ferendone centinaia tra uomini, donne e bambini. Nonostante le stime diffuse da alcuni funzionari del governo dello stato di Plateau, le fonti della Misna restano prudenti e non azzardano bilanci.

Il religioso riferisce inoltre che in queste ore "è in corso un vertice tra i rappresentanti cristiani e musulmani, che stanno analizzando gli avvenimenti delle ultime ore, al quale partecipa anche l’arcivescovo di Jos, Ignatius Ayau Kaigama". "La tensione resta alta, ma l’esercito ha riportato la calma già da ieri sera" - ha aggiunto padre Gowok secondo cui ad alimentare i disordini e la violenza "sono le troppe armi che circolano tranquillamente, nell’assenza di controlli e sanzioni".

La regione di Jos è da tempo teatro di conflitti etnici o religiosi: nello scorso gennaio almeno 300 persone sono morte nei violenti scontri. Proprio dagli scontri di gennaio, nella città di Jos è in vigore il coprifuoco notturno: dal tramonto all'alba le strade sono pattugliate dai militari. Una misura di sicurezza decisa da Jonhatan Goodluck, presidente ad interim, ma che non è servita a fermare nuove violenze

In un’intervista alla Radio Vaticana anche l’arcivescovo di Abuja, monsignor John Olorunfemi Onaiyekan ha sottolineato che "quello a cui si assiste è il più classico degli conflitti tra pastori e agricoltori, ma siccome i pastori Fulani sono musulmani e gli agricoltori cristiani, la stampa internazionale tende a dire che sono i cristiani e i musulmani ad uccidersi". La chiesa, ha proseguito l’arcivescovo, "continua a operare per favorire la collaborazione e la pacifica convivenza tra comunità cristiana e musulmana", tentando al tempo stesso di "affrontare i problemi concreti, in particolare economici politici ed etnici" dietro alle violenze. "Ci rattrista moltissimo – ha concluso il presule - che il governo, che dovrebbe avere il compito di garantire la sicurezza di tutti i cittadini, sembri non avere la capacità di farlo, non per assenza di volontà ma poiché è un governo molto debole".

Intanto, Il presidente ad interim Goodluck Jonathan, avrebbe assicurato di aver "collocato tutte le forze di sicurezza a Plateau e nelle regioni vicine in stato di massima allerta in modo di evitare qualsiasi estensione del conflitto". Ma è proprio alla nomina di Jonathan come presidente provvisorio fino alle nuove elezioni previste per il primo semestre del 2011 che si attribuisce il forte livello di tensione vissuto dal paese in questo periodo; con massacri sempre più frequenti e virulenti. Quando in Nigeria è rientrato in maniera inaspettata l'ex presidente di religione musulmana Umaru Yar’adua e Joanathan (cristiano) ha dichiarato di non voler lasciare l'incarico, il clima è definitivamente degenerato.

"La classe politica nigeriana cerca di nascondere i problemi sociali della regione dietro motivazioni di fede, ma la natura degli scontri è soprattutto sociale e politica, e ruota attorno al delicato problema della proprietà della terra, contesa tra pastori (tradizionalmente nomadi e musulmani) e contadini stanziali, in maggioranza cristiani" - spiega Sara Milianese di Nigrizia. A questa divisione si somma quella tra "indigeni" e "coloni", ai quali non vengono garantiti tutti i diritti politici e sociali. Quello che è un conflitto comune a tutto il paese, a Jos viene dipinto come scontro religioso anche per ragioni politiche: i cristiani si riconoscono nel People's Democratic Party (PDP - partito al potere attualmente), mentre l'All Nigeria People's Party è il partito dei musulmani. Politici locali e nazionali usano la loro influenza per aizzare ora l'una, ora l'altra parte, in base ai propri interessi politici".

Lo stato di Plateau è il simbolo di questo conflitto: si trova esattamente al centro del paese, e rappresenta la cerniera tra il nord a maggioranza musulmana e il sud, abitato prevalentemente da cristiani. "Con un'economia che si basa soprattutto sullo sfruttamento del petrolio da parte delle multinazionali straniere nel sud del paese, un conflitto mai risolto con i militanti del Mend nella regione del Delta del Niger e una situazione istituzionale estremamente fragile, il problema della sicurezza della città di Jos non sembra essere in cima all'agenda della classe politica nigeriana" - conclude Milanese.

Ieri circa 1500 persone sono state trasferite dai villaggi alla periferia di Jos teatro delle violenze nella città di Bauchi. Sulla base delle testimonianze raccolte nei villaggi alla periferia sud di Jos dagli operatori della Croce rossa e della Mezzaluna rossa nigeriana, Waudo ha detto alla Misna che ieri non si sono verificati nuovi incidenti ma che la situazione resta "molto tesa". Dogo-Na-Hawa, Ratsat e Jeji, i piccoli centri dove si sono concentrate le violenze, sono pressoché distrutti e gli abitanti sono andati via. [GB]

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