Montagna: professionalità e bellezza

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“Accedere al Sublime” è un percorso formativo per Guide Alpine ed Accompagnatori di Montagna organizzato dall'Accademia della Montagna del Trentino e pensato per offrire nuove competenze. “In Trentino gli operatori di montagna sono molto sensibili a questi temi: già a metà degli anni '90 erano partite le prime sperimentazioni, rivolte agli insegnanti di sci” racconta Alberto Benchimol, coordinatore dell'iniziativa. E prosegue: “io ho partecipato a uno dei primi corsi, e lì è iniziato il mio interesse. Con l'Accademia abbiamo realizzato questo percorso che vede le Dolomiti come un luogo di connessione sociale: per noi questo bene è della comunità e deve poter essere fruito da tutti. Nell'ambiente naturale spariscono le barriere architettoniche che sono tipiche delle costruzioni umane: ognuno ha la possibilità di esprimere chi è”. Certamente la montagna è aperta a tutti e tutte: ciò nonostante in alcuni casi è importante fornire a guide ed accompagnatori degli strumenti specifici – come è il caso, ad esempio, di persone autistiche o ipovedenti. Il corso si è concentrato su questo: “c'è stato un grande coinvolgimento umano, i partecipanti sono rimasti estremamente soddisfatti, tanto che è stato chiesto di realizzare giornate di approfondimento. Il corso ha riguardato le figure professionali estive, ma le prossime edizioni coinvolgeranno anche la parte invernale ed i maestri di sci: siamo tutte parti di una grande famiglia. C'è da dire che i professionisti trentini hanno questa vocazione all'accoglienza: non si tratta solo di un discorso economico legato alla possibilità di allargare l'utenza, c'è stata una grande risposta emotiva. Tant'è che, rispetto ad altri corsi che poi restano fermi su carta, in questo caso abbiamo invece avuto un'applicazione pratica - Dolomiti Open – grazie a Simone Elmi”.

Ecco quindi l'esperienza di Simone, guida alpina di Activity Trentino e partecipante al corso “Accedere al Sublime”.

Come mai hai deciso di partecipare al corso?

Sono guida alpina, e come tale ho degli aggiornamenti obbligatori che di solito sono di carattere prettamente tecnico. Quando ho ricevuto la mail che parlava di questo corso ho pensato che poteva essere interessante: non era tra quelli obbligatori, ma poteva rappresentare un momento di crescita personale. Ho quindi deciso di partecipare, senza nutrire grandi aspettative. Così facendo sono venuto a contatto con questo diverso modo di guardare alle cose; mi sono trovato molto bene, il corso si è rivelato interessante soprattutto dal punto di vista umano e mi ha dato nuovi strumenti.

Ti ha aperto delle porte?

Mi ha aiutato a capire che mi piacerebbe dedicare parte del mio lavoro a questo ambito. Una volta terminato il corso è arrivata l'estate. Era il 2015 e si celebrava il 150° anniversario della prima salita a Cima Tosa; l'Agenzia per la Promozione Turistica aveva stanziato un budget per realizzare un evento. Abbiamo fatto mente locale sulle varie idee che ci venivano, ma eravamo alla ricerca di qualcosa diverso. Mi è venuto in mente di dare un valore a 360° alla prima ascensione, cercando una maniera per veicolare il messaggio che 150 anni fa l'impresa di pochi è diventata l'impresa di molti. C'è una grande bellezza in questo, credo che la montagna sia il luogo ideale per parlare di condivisione.

Cosa avete realizzato?

Abbiamo cercato di unire le competenze di tutti, naturalmente grazie all'APT ma anche a diverse aziende ed all'Accademia della Montagna del Trentino. Abbiamo unito montagna, musica, cultura. E quindi abbiamo portato in montagna ragazzi con diverse disabilità: quello che è emerso non è tanto il concetto della persona disabile, ma un qualcosa di diverso. In montagna tutti possono sviluppare delle abilità. Le Dolomiti sono patrimonio dell'umanità UNESCO, ed in quanto tali devono essere accessibili, tutti gli esseri umani devono poterne godere.

Ci sono state difficoltà?

In realtà abbiamo avuto più difficoltà con le persone “normali” che con le persone con disabilità. La montagna ha delle barriere naturali che non si possono abbattere; se ci pensi, sbarrierare può anche voler dire, in un certo qual modo, ghettizzare: ti mando in quel posto perché lì è sbarrierato, lì ci puoi andare ma da altre parti no. La natura non funziona così, ci mette di fronte ai nostri limiti come esseri umani. In montagna ci sono barriere che non si possono abbattere; bisogna ingegnarsi, trovare delle soluzioni nuove. In questo senso le persone con disabilità creano un mondo diverso. Detto questo si deve sbarrierare dove è il caso, ma credo che forse la cosa più bella per le persone con disabilità sia poter fare quello che fanno gli altri – poi chiaro, questo implica un impegno maggiore nel supporto: ma siamo lì per quello. In montagna tutti possono trovare la propria dimensione, perché l'obiettivo è viverla e non arrivare in cima. Ogni tanto questo ce lo dimentichiamo. Il valore dell'esperienza è nel percorso, nel superare o spostare i propri limiti un po' più in là, non nel raggiungere la cima.

Quindi nel 2015 siete saliti a Cima Tosa.

Sì. Poi abbiamo conosciuto alcuni geologi del MUSE (Museo delle Scienze, ndr), che ci hanno detto che la cima più alta non è Cima Tosa, ma Cima Brenta. Così quest'anno (2016, ndr) siamo saliti a Cima Brenta. Diciamo che c'è un po' questa diatriba, quindi se vuoi essere sicuro di essere salito sulla punta più alta devi farti entrambe le cime. Quest'anno c'erano due trombonisti: uno a Cima Brenta ed uno a Cima Sella. Da qui suonavano una strofa per ciascuno dell'Inno alla Gioia, con una bellissima sensazione di eco tra le due cime. Nell'immaginario abbiamo unito tutti, chi era sulla cima e chi era in rifugio: è stato un momento emozionante.

Progetti per il 2017?

Dolomiti Open, così si chiama il progetto, è partito nel 2015 da un'idea estemporanea; l'anno scorso abbiamo ripetuto l'esperienza ed ormai è diventato un format che ripeteremo anche l'anno prossimo. Si va in montagna unendo le persone in un obiettivo comune che è quello di valorizzare la diversità. Ci sono alcune idee; ad esempio vorremmo dare la possibilità di frequentare siti naturali che normalmente sono chiusi al pubblico perché magari su terreni privati. Ed è tutto nato dal corso: alcuni di noi si sono conosciuti lì, con altri di riflesso quando abbiamo organizzato il primo format. Ogni anno vengono persone diverse, si iniziano interazioni nuove e si allarga il campo di azione. È importante non chiudersi; poi chiaro, oltre al lavoro è anche necessario trovare chi ci crede come noi e decide di investirci, anche a livello economico.

Novella Benedetti

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