Messico: consultazioni sul Tren Maya fra pressioni e disinformazione

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Gli scorsi 14 e 15 di dicembre si sono tenute nella penisola dello Yucatán le consultazioni con cui il governo messicano ha sottoposto il progetto del “Tren Maya” al vaglio delle comunità indigene locali, interessate dal passaggio del treno sui loro territori e che hanno dato parere favorevole al progetto. Il Tren Maya é un progetto controverso che il governo di López Obrador considera cruciale, tanto che é stato uno degli assi centrali della campagna elettorale. La nuova ferrovia unirà cinque stati del sud messicano: Chiapas, Yucatán, Campeche, Quintana Roo e Tabasco. Il treno é però solo una parte del progetto, sebbene la stessa ferrovia non sia esente da impatti socio-ambientali critici. Il Tren Maya minaccia infatti gli ecosistemi che potrebbero subire cambiamenti irreversibili che porterebbero al rischio di estinzione per specie animali che hanno bisogno di grandi territori per muoversi, alimentarsi e riprodursi. Giaguari, ocelot, tapiri, scimmie ragno, coccodrilli e varie specie di pappagalli sarebbero minacciati dall’interruzione dei corridoi biologici che la ferrovia implicherebbe. La ferrovia dovrebbe avere una lunghezza di 1500 km, con circa 15 stazioni attorno alle quali ci saranno centri di sviluppo o poli turistici, che porteranno urbanizzazione e migrazioni interne per garantire il loro popolamento.

La ferrovia appare come l’inizio della connessione tra vari progetti che negli ultimi anni hanno caratterizzato la penisola dello Yucatán, come parchi eolici, agroindustria, mega-allevamenti suini, e il cosiddetto turismo verde, solo per citarne alcuni. Tutte queste attività controverse saranno unite dal treno, mentre la speculazione sui terreni é già in atto, con azioni di spoliazione violenta e accaparramento, come denunciano membri del consiglio indigeno di una delle comunità interessate dal passaggio del treno. 

La sede messicana dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha stigmatizzato la consultazione, sottolineando che il processo «non ha compiuto gli standard internazionali in materia». Le informazioni presentate alle comunità indigene facevano infatti riferimento solo ai presunti benefici del progetto, e non agli impatti negativi che avrebbe potuto causare, oltre al fatto che le risposte fornite a chi chiedeva conto di tali impatti non sono state chiare né complete. Gli studi d’impatto, inoltre, non sono stati presentati né discussi.

Secondo la Convenzione 169 dell’ILO sui diritti dei popoli indigeni la consultazione rispetto a progetti che interessino territori indigeni deve essere previa e informata, e deve essere dato un esplicito parere favorevole all’esecuzione dell’opera in questione. In caso contrario l’intervento non può avere luogo. Nel caso specifico, sebbene si sia dialogato con le comunità interessate al passaggio della ferrovia in relazione al progetto prima della sua definizione ed esecuzione, il referendum aveva come obiettivo quello di stabilire accordi con le comunità rispetto alla loro partecipazione nell’implementazione dello stesso e rispetto alla distribuzione degli introiti, fatto questo che lascia intendere come il progetto sarebbe stato realizzato indipendentemente dall’esito della consultazione.

D’altro canto l’Alto Commissariato ha anche manifestato la propria preoccupazione relativamente alla bassa partecipazione delle donne indigene, nonostante gli sforzi realizzati in vari luoghi per assicurare il loro contributo. La metodologia della consultazione non é inoltre stata concepita né approvata dalle comunità coinvolte, e luoghi, tempi e modi del referendum sono stati decisi unilateralmente dalle autorità governative. In vari casi analizzati dall’Alto Commissariato i tempi dedicati alle sessioni di consultazione sono stati caratterizzati dalla brevità, le traduzioni nelle lingue maya non erano sempre disponibili e, quando lo erano, non erano adeguate. Molte persone non hanno potuto raggiungere i luoghi delle consultazioni a causa della mancanza di risorse economiche. La maggior parte dei partecipanti erano dunque autorità locali indigene, mentre molte altre persone appartenenti alle comunità erano di fatto impossibilitate a partecipare. 

Una ricercatrice dell’UNAM (Universidad Nacional Autónoma de México), Margarita Valdovinos, ha partecipato alle consultazioni come osservatrice. Dal suo racconto emergono altri particolari: l’informazione fornita alle comunità era senz’altro parziale, ma oltre a questo i membri delle comunità sono stati invitati a porre richieste e petizioni in generale, non specificamente in merito al progetto del Treno Maya. Questo ha portato a lunghe liste di richieste a cui i rappresentanti governativi hanno risposto, direttamente o indirettamente, che queste potevano essere soddisfatte grazie all’implementazione del Tren Maya. Pertanto, alla fine delle riunioni, l’interpretazione prevalente era che i partecipanti fossero a favore del progetto. Non si é trattato esattamente di un processo trasparente, dunque. 

La retorica governativa differisce perciò di molto rispetto a quella dei difensori del territorio in merito all’esito delle consultazioni. Se da una parte ci si vanta di aver realizzato una consultazione indigena cosi come prevedono le convenzioni internazionali e di aver ottenuto un consenso a grande maggioranza, dall’altra parte si sottolineano le varie falle del processo, fino a denunciare il fatto che vari attivisti e oppositori al progetto abbiano ricevuto minacce di morte. E´ questo il caso di Pedro Uc, membro dell’Assemblea dei Difensori del Territorio Maya Múuch’ Xíinbal che, il giorno successivo alla realizzazione del referendum, ha denunciato di essere stato vittima di minacce di morte assieme ai membri della sua famiglia. Uc ha ricevuto un messaggio di minacce via whatsapp da un mittente sconosciuto e lo ha successivamente divulgato nelle reti sociali e tramite media alternativi. “Purtroppo l’arrivo dei grandi progetti ci porta cattive notizie e tra di esse vi é il cosiddetto Tren Maya. Sicuramente é un progetto che genererà molto denaro per chi lo sta pianificando. Per noi é qualcosa di estraneo, qualcosa che non nasce dal cuore di nessuna comunità, di nessun popolo maya e che comincia a farci paura per le sue dimensioni e le sue parti oscure, per il denaro a favore di chi lo vuole che sarà contenuto e trasportato da ciascuno dei suoi vagoni.” 

Altre organizzazioni della società civile stigmatizzano l’operato governativo. É ad esempio il caso dell’Equipo Indignación, che opera nella penisola yucateca in favore della promozione e difesa dei diritti umani: “il timore che un governo che é arrivato al potere basandosi su di un discorso anti-neoliberista finisca per promuovere un modello di sviluppo di marcato taglio neoliberista a favore degli investitori, che genera ben pochi benefici economici per le comunità e devasta i loro territori, beni naturali e culture é una preoccupazione più che fondata”.

Come dice una ragazza in un breve video che contiene alcune delle domande poste dai membri delle comunità indigene: “Perché dicono che il treno é "maya” se a me che sono maya non hanno mai chiesto niente?

Michela Giovannini

Dottoressa di ricerca in sviluppo locale, è appassionata di America Latina, popoli indigeni, autogestione, lotte e resistenze politiche e sociali. Ha trascorso periodi di studio e ricerca sul campo in vari paesi. Messico e Cile sono i principali contesti in cui si sono svolte le sue ricerche, dedicate principalmente a varie tipologie di organizzazioni dell'economia sociale e solidale.

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